Cresce la popolazione scolastica non italiana

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Immigrazione

Con cento diverse etnie a lezione i problemi sono lingue e programmi

Crescono gli stranieri sui banchi di scuola

Più difficile integrarli

di Enzo Martinelli

Dai dati definitivi elaborati dal sistema informativo del MIUR risulta che la popolazione scolastica delle scuole statali nell’anno 2004/2005 ammontava a 7.675.359 unità. Un dato ormai stabilizzato dei frequentanti ma che analizzato nelle sue componenti rivela significativi mutamenti. Nonostante gli sforzi messi in campo dalle istituzioni pubbliche per incrementare la lotta alla dispersione scolastica, gli alunni frequentanti, dalla scuola dell’infanzia agli istituti di secondo grado, sono aumentati soltanto di circa 80.000 unità dal 1997/98 ad oggi. L’incremento è sostenuto esclusivamente da alunni stranieri. Infatti gli alunni italiani, negli ultimi 7 anni sono diminuiti di 242.000 unità. Invece nell’anno 2004/05 gli stranieri sui banchi sono stati 327.703 con un incremento vistoso rispetto all’anno precedente (282.673). La loro presenza è destinata a crescere rapidamente nei prossimi anni per due motivi: perché arriveranno altri stranieri in Italia e perché la loro presenza nelle aule scolastiche oggi è prevalentemente nella scuola primaria e dunque in futuro la frequenza si consoliderà nelle classi del successivo curricolo. L’affollamento di stranieri non è omogeneo in tutte le regioni; ovviamente le percentuali più alte si registrano nelle province dove c’è più lavoro. Oltre a Milano e Roma, in alcune classi delle scuole di Prato, Modena, Treviso c’è sostanziale parità tra il numero di italiani e di stranieri. La scolarizzazione è resa difficoltosa dalla presenza di tante etnie (oltre 100) e dunque dalla diversa lingua. Occorre passare dalla logica del fronteggiamento dell’emergenza di qualche anno fa, al dispiegamento di una complessa progettualità che nell’organizzazione deve coinvolgere oltre alla scuola le altre istituzioni civili e sociali. Il miglioramento dell’offerta formativa, la qualità dell’apprendimento e soprattutto il rafforzamento della coesione sociale (che è uno dei due obiettivi che l’UE assegna ai sistemi scolastici) trovano nelle aule un fecondo laboratorio di consolidamento e di crescita. Alle difficoltà concernenti l’integrazione è prevedibile che in un futuro se ne aggiungano altre: in particolare i contenuti dell’insegnamento che sono il sale delle società multietniche e multiculturali. Per questo sarà bene orientare le politiche scolastiche verso la qualificazione e professionalizzazione dei docenti piuttosto che verso il consolidamento di un’occupazione pletorica.

(Da La Nazione, 30/3/2006).

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