CREARE UN’EUROPA DEI CITTADINI

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CREARE UN’EUROPA DEI CITTADINI

di ULRICH BECK

Poco tempo dopo essere diventato cancelliere federale tedesco, Gerhard Schriider radunò un piccolo circolo di intellettuali ed esperti, con lo scopo di discutere se il concetto di "società civile"
potesse diventare un’idea-guida applicabile ad ambiti politici diversi, per coniugare la libertà politica
e la coesione sociale in tempi di globalizzazione. I colloqui furono molto vivaci e furono seguiti da Schriider con grande attenzione. Ad esempio, essi ruotarono attorno alla questione di come poteva essere contrastata la nascita di una nuova sotto-classe di esclusi, cioè di persone che non trovano accesso né al mercato del lavoro, né alla società civile e alle sue istituzioni politiche.
Questo tentativo di tracciare un orizzonte programmatico per il governo rosso-verde di Schriider morì nel giorno in cui un sondaggio commissionato dallo stesso Schriider dimostrò che i tedeschi non erano in grado di distinguere tra società civile e servizio civile.
Che le cose stiano ancora così, e non solo per la Germania, risulta evidente dal dibattito attuale suscitato dal manifesto "L`Europa siamo noi". Il progetto Europa – trasformare i nemici in vicini – rischia di fallire.
Molti europei la pensano come l’excancelliere Helmut Kohl, che riferendosi all’attuale cancelliera ha detto: "La ragazza mi rompe l’Europa!". Essi non sopportano più l’egemonia culturale degli euroscettici e chiedono di smetterla con le lamentele. In questa situazione decisiva, Helmut Schmidt, Jtirgen Habermas, HertaMilller, Senta Berger, Martin Schulz, Jacques Delors, SchardvonWeizskker,ZygmuntBauman ,AdamKrze- Miriski, Javier Solana, Constanza Macras, Mircea Càrtkescu, Ivàn Fischer, Dunja Hayali, Petr Pithart, Imre Kertész e molti altri esortano a superare l’Europa della domenica, l’Europa senza europei, e a fondare Un’Europa di tutti i giorni, un’Europa dei cittadini, un’Europa dal basso; e non a parole, ma con i fatti, con il "doing Europe". Un anno di volontariato europeo consentirebbe non solo alle generazioni più giovani e alle élite intellettuali, ma a tutti, anche ai pensionati, a chi ha un lavoro, ai disoccupati, di realizzare in un altro Paese, in un`altra area linguistica, un pezzo di società civile europea, come l’aveva intesa programmaticamente Hannah Arendt nella sua concezione della "vita activa". La società civile non è creata dal lavoro, immediatamente rivolto ad assicurare l’esistenza, ma da un agire che mira alla partecipazione e alla progettualità politica.
Edo Reents nota l’assenza "del `sociale` nell`anno di volontariato" e ritiene che "i promotori lo abbiano deliberatamente omesso, poiché altrimenti avrebbe fatto pensare troppo facilmente a quei lavoracci come pulire il sedere o qualcosa del genere". E Giinther Lottes cade nella stessa trappola, di scambiare la società civile con il sevizio civile: "Vogliamo ospitarci a vicenda nelle nostre case di riposo per anziani? O i disoccupati tedeschi devono trasferirsi dai loro casermoni di periferia nei quartieri-dormitorio francesi?"
Chi incorre in questi fraintendimenti, è cieco di fronte alla proposta del manifesto "L`Europa sfamo
noi": il nucleo della crisi europea non sta nelle banche o nei greci e nei deficit dell’Unione fiscale – ciò che manca è una società civile europea intesa nel senso di Hannah Arendt, una società civile che può essere costruita a partire da progetti come quello di un anno di volontariato europeo. Qualche esempio al riguardo.
Immaginiamo che l’anno di volontariato europeo sia già realtà. Frank Schuster, 44 anni, impiegato
di banca a Liineburg, ha collaborato per un anno a un progetto ambientale ad Atene e in questo
tempo ha fatto conoscenze e stretto amicizie.
Ha visto che alla madre di un suo amico greco era stata più volte ridotta la pensione, ha visto i suoi vicini traslocare perché non potevano più pagare l’affitto, ha visto i negozi della sua via costretti a chiudere e ha visto come le persone si sentissero profondamente ferite nella loro dignità dal diktat del risparmio. Tornato in Germania, non riesce a capacitarsi di come nei media, nella politica e nella vita quotidiana si continui a dare addosso a "quei falliti dei greci". Mentre qui da noi è diventato popolare il rimprovero secondo cui i greci vivrebbero al di sopra dei propri mezzi, egli ha visto proprio il contrario: che sempre più persone sprofondano nella povertà.
Brigitte Reimann di Passau, 28 anni, insegnante disoccupata, collabora a Varsavia a un progetto per la
pubblicazione di un manuale di storia tedesco-polacco. È accolta molto cordialmente. Tuttavia, di quando in quando si accorge che il diktat del risparmio suscita ricordi dell’imperialismo militante tedesco. Un bel giorno un vicino pensionato non si trattiene dal domandarle: "Cos`ha fatto tuo nonno a quei tempi?" Lei lo guarda e risponde: "Mio nonno aveva quattordici anni quando la guerra è finita."
Allora il vicino si blocca un attimo, sorpreso, e dice sottovoce: "Scusa".
Questi esempi mostrano chiaramente a quale genere di "sociale" miri l’anno di volontariato europeo
per tutti. Non si tratta né di servizio sociale, né di assistenza sociale nel senso corrente del termine, ma dell’immedesimarsi nella situazione degli altri-nelle loro paure, speranze, delusioni, nei loro sentimenti di umiliazione, nella loro rabbia-attraverso la convivenza, l’incontro, l’agire in comune, il dialogo, l’osservazione, la condivisione di esperienze. Nel momento in cui la prospettiva degli altri diventa componente della propria immagine di sé e del mondo nascono un dialogo quotidiano, un agire quotidiano al di là delle frontiere. In altri termini, si forma uno " sguardo cosmopolitico", una "immaginazione dialogica" come forma mentis di una società civile europea.
La crisi dell’euro non è soltanto una crisi economica, ma anche una crisi sociale. Essa minaccia la coesione dell’Europa. Il fatto che i contribuenti dell’eurozona siano chiamati a sostenere in comune i costi della crisi di bilancio degli stati membri sottopone il legame allentato della solidarietà europea a un test di trazione.
A ciò si aggiungono le tensioni e le spaccature provocate dai flussi di migranti e di esuli-oggi provenienti soprattutto dai paesi della "primavera araba"-.
Essi gravano in particolare sugli stati meridionali dell’Unione Europea, già minacciati dalla bancarotta. Entrambi questi drammi – quello monetario e quello umanitario, risultato di doveri disuguali per i richiedenti asilo – approfondiscono la frattura tra Nord e Sud, che attraversa l`Europa. Il declino di interi paesi offre un alibi per la discriminazione e per la xenofobia spinta fino alla violenza aperta. Dunque, si tratta di impedire non soltanto il crollo dell’euro, ma anche quello della società civile europea- dei valori europei, dell’apertura al mondo, della libertà politica e della tolleranza.
Corrispondentemente, occorre rafforzare e moltiplicare, contro la xenofobia e per l’integrazione
dei migranti, le reti comunali e le iniziative civiche già esistenti.
Per superare la crisi dell`Europa non è sufficiente una ristrutturazione delle istituzioni europee (governo dell’economia, Unione fiscale, muro spartifuoco, eurobond). L’Europa non si può salvare soltanto con "ombrelli protettivi". Il malessere ha le sue radici nel fatto che abbiamo un’Europa senza europei. Ciò che manca, un’Europa di cittadini, può crescere solo dal basso, dalla società civile stessa. Per questo c`è bisogno di un anno di volontariato europeo per tutti.
(Traduzione di Carlo Sandrelli)
(Da La Repubblica, 13/7/2012).




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