Costituzione europea. Si tenta il

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POSSIBILE IL VARO DOPO LE ELEZIONI

Costituzione europea. Si tenta il <­<­miracolo>>

corrispondente da BRUXELLES

Se ne sono andati tutti poco soddisfatti. Il francese Michel Barnier, contravvenendo alle buone regole della diplomazia, si è mostrato addirittura insofferente – «abbiamo parlato abbastanza, sarebbe ora che la presidenza irlandese presentasse le sue proposte» – e Franco Frattini ha detto apertamente che il pericolo è un accordo al ribasso, un «compromesso sul compromesso» che l Italia non è disposta ad accettare. Ma tutti prevedono che a giugno, al vertice già convocato dopo le elezioni europee, l'intesa sulla Costituzione arriverà. Magari con un «sì» politico da perfezionare sotto la prossima presidenza olandese. E' un intreccio tra preoccupazione e ottimismo che sembra schizofrenico, ma che nasce dalla consapevolezza che un secondo fallimento sarebbe un colpo mortale per il nuovo Trattato della Ue preparato in un anno di lavoro dalla Convenzione di Giscard e passato all'esame dei governi, ormai, da un altro anno.in due mattinate di riunioni a Bruxelles i 25 ministri degli Esteri europei hanno provato a resuscitare la Cig, la Conferenza intergovernativa che fu convocata per la prima volta nell'ottobre del 2003 durante la presidenza italiana della Ue. E si sono già dati un appuntamento straordinario per lunedì 24: altra prova che la volontà di chiudere c'è ed è forte. Ma quali passi avanti sono stati compiuti? In attesa della proposta di mediazione della presidenza irlandese, per il momento sono emerse soltanto richieste di modifiche che Frattini non esita a definire «peggiorative». Sulle materie da decidere all'unanimità e non a maggioranza, prima di tutto. E' su questo capitolo che si gioca adesso la vera partita della Costituzione perché sul meccanismo per calcolare la maggioranza, alla fine, un punto d'incontro si troverà modificando le percentuali proposte nella bozza di Giscard.A guidare la carica per aumentare le materie sulle quali decidere all' unanimità è l'Inghilterra. Unanimità significa poter bloccare con un solo voto una decisione – «un voto, un veto», come dicono a Bruxelles – e Londra chiede che questa regola valga per ogni aspetto della politica estera, della politica fiscale e in tutti quei casi in cui una decisione abbia «ricadute fiscali». Una richiesta, quest'ultima, che amplia quasi senza limiti le «linee rosse» che Tony Blair aveva tracciato durante la presidenza italiana. Nelle discussioni di ieri la polemica ha avuto anche una parentesi scherzosa tra i ministri. Il caldo inusuale di questi tempi in Belgio ha provocato un'invasione di mosche nella sala del Consiglio. «Vengono tutte da me. Magari le mandano i vostri servizi», ha detto l'inglese Jack Straw rivolgendosi al tedesco Joschka Fischer che ha risposto ridendo: «Sono mosche pro europee».Il francese Michel Barnier ha detto che il vero pericolo sono «le mosche tse-tse che rischiano di addormentare l'Europa». E a quanto raccontano funzionari che erano nella sala della riunione, alla fine, Straw avrebbe preso al volo uno dei moscerini e lo avrebbe tirato nella direzione di Fischer. Al di là del siparietto della «guerra delle mosche», tra i 25 si delineano due fronti. Da una parte Francia, Germania, Italia, Belgio e ora anche Spagna decisi a «non mollare» – come ha detto Frattini – sulle materie da decidere a maggioranza. Dall'altra l'Inghilterra che vuole mantenere la regola di «un voto, un veto» con l'appoggio di qualche piccolo Paese, ma soprattutto con la forza di quella specie di ricatto del referendum annunciato da Blair sulla ratifica della Costituzione proprio per ottenere il massimo nelle ultime battute negoziali.Nel mezzo c'è la presidenza irlandese che, forse già lunedì, dovrà svelare le sue proposte. E che sta lavorando anche su un'altra partita delicata: quella dei nomi. Dal successore di Romano Prodi alla guida della Commissione – che deve essere indicato al vertice di giugno – fino a quelli dei vicepresidenti (uno per l'economia, l'altro per la politica estera), E' un «pacchetto» che domina i contatti dietro le quinte. Il ministro delle Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione, a Bruxelles per un Consiglio competitività, ieri ne ha parlato anche pubblicamente rivendicando all'Italia una delle vicepresidenze. Il nome di Buttiglione circola come possibile prossimo commissario italiano, ma il ministro ha evitato commenti: «Più che occuparci dei nomi, dobbiamo concentrarci per ottenere una vicepresidenza».


LA STAMPA p, 10
19.05.2004
di .Enrico Singer
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