Così uccidono la lingua italiana

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«lL POTERE di dominare la lingua di un popolo offre guadagni di gran lunga superiori che non il togliergli province e territori o schiacciarlo con lo sfruttamento. Gli imperi del futuro sono quelli della mente». Questa frase di Churchill – in dialogo con Roosevelt – nel 1943 ad Harvard, apre gli occhi sull’asservimento anglofono delle menti, spiegando la via del nuovo imperialismo aperto da Uk e Usa nel Dopoguerra: quello manipolatorio del pensiero e dei popoli a fini economici. Perché il ministro Fedeli persegue la dialettizzazione della lingua italiana nelle università e la nazionalizzazione linguistica inglese dell`alta formazione? Perché sottolinea, in relazione al Bando Prin 2017, che l’accusa rivoltaci di «cancellare» l’italiano è falsa se all’articolo 4 comma 2 è scritto «la domanda è redatta in lingua inglese»? Il fatto che possa essere fornita «un’ulteriore versione in lingua italiana» significa che usare la lingua madre per gli italiani per quei bandi comporterà un lavoro in più. Il ministro, che ha giurato di operare per gli interessi nazionali, decreta una concorrenza sleale tesa a sfavorire gli italiani e la lingua della Repubblica. Ministri, rettori, docenti stanno producendo il linguicidio italiano. Ci spingono in epoca pre-risorgimentale, asserviscono sé e gli altri alla lingua dei nostri competitori, ne amplificano a dismisura grandezza e ricchezza, condannando le nostre genti, i nostri giovani ad una progressiva miseria economica in quanto culturale. La rigenerazione italiana passa da 3 consapevolezze: quella d`essere la II diaspora del mondo, con 80 milioni di persone che, unite ai 60 milioni di residenti in Italia, porta il potenziale linguistico-culturale italiano ad oltre 140 milioni di persone; che l`italiano è anche la lingua ufficiale del Vaticano, che la Capitale laica d`Italia, dov`è presente il Parlamento e il Presidente degli Italiani è, per 7,4 miliardi di terrestri, la Città Eterna. Miliardi di persone potenzialmente interessate a dialogare, crescere, fare anche affari, nella lingua del Sì ma, i collaborazionisti con “the English Empire of the Mind”, lavorano slealmente per la concorrenza e la rovina italiana.

Giorgio Pagano, Associazione Radicale Esperanto | la Nazione | 10/01/2018  p. VIII




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