Cosi l’Europa cambia i grandi partiti

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Così l'Europa cambia i grandi partiti

L Europa non è più un oggetto distante e irrilevante. Con un moto progressivamente accelerato, da Ma a stricht in poi, ha conquistato sempre maggior spazio nelle decisioni di ogni nazione. Se un tempo le questioni europee rimanevano relegate in un limbo di esperti ed alti burocrati, oggi. invece, esse «obbligano» partiti, sindacati, associazioni e cittadini a confrontarsi con tutti i problemi che ne derivano. L' Europa, o meglio, l'Unione europea, è diventata un «oggetto di scontro» non solo per le élites ma anche per l'opinione pubblica. E in questo processo di politicizzazione i partiti assumono, inevitabilmente, un ruolo centrale. Quali sono. allora, le posizioni in campo?Quali partiti sono schierati a sostegno del processo di integrazione, e quali sono contro? E. scendendo più nel dettaglio, quali sostengono o si oppongono al nuovo trattato costituzionale, alla moneta unica. all'armonizzazione delle politiche fiscali. all'agenda sociale. alla difesa comune, alla politica dell'ambiente e così via`?Per fornire uno sguardo di insieme partiamo dalle posizioni assunte dalle famiglie politiche nel corso degli ultimi decenni su due grandi questioni generali. l'integrazione economica e quella politica.L'opposizione più radicale all'Europa, sia sul versante della integrazione politica che di quella economica, viene dalle famiglie politiche che si collocano alle estremità dello spazio politico, comunisti e radicali di sinistra da un lato, ed estrema destra dall'altro. Per i primi, l'ostilità maggiore è riversata sugli aspetti economici in quanto ritengono che l'integrazione economica incrementi l'ineguaglianza e restringa le capacità di regolazione del mercato da parte dei governi nazionali, mentre più blanda è la critica sugli aspetti politici dell'integrazione della quale viene criticata soprattutto la non-democraticità delle istituzioni e la presa esercitata su di esse dagli interessi economici. Per i secondi, l'avversione più esplicita e profonda riguarda il processo d'integrazione politica visto come una minaccia alla sovranità e all'identità naziona le mentre l'opposizione agli aspetti economici è un ritlesso di questa fondamentale ostilità in quanto, lungo la via dell'integrazione economica, lo stato nazionale perderebbe il pieno controllo sull'economia a beneficio del capitale internazionale, il famigerato big business.Tra i critici del processo d'integrazione troviamo anche i verdi seppure con accenti assai diversi- non solo per una minore radicalità del tono delle loro argomentazioni ma soprattutto per le diverse ispirazioni e finalità. La moderata opposizione all'integrazione economica riflette preoccupazioni sociali condivise con i partiti socialisti ma si caratterizza per il timore che l'enfasi sulla crescita economica si risolva in un danno per l'ambiente. Dato che i verdi pongono la qualità della vita al di sopra dello sviluppo. manifestano un certo scetticismo sulla “compatibilità ecologica” di un processo di integrazione economica guidato principalntente dalle forze di mercato. Preoccupazioni analoghe emergono anche sul versante politico ma. anche qui. i presupposti da cui partono le critiche e gli obiettivi finali sono ben diversi da quelli espressi dai partiti delle famiglie politiche di estrema destra ed estrema sinistra. Per i verdi si tratta infatti di allargare le basi della partecipazione seguendo il loro tradizionale approccio della “Basis-demokratie”, la democrazia partecipativa di base, in modo da rivitalizzare le istituzioni europee e rafforzarne la legittimità. Negli ultimi anni, comunque, la famiglia ecologista – con l'eccezione svedese – si è ulteriormente avvicinata al nucleo fondante dei filo-europeisti.Le altre, maggiori e tradizionali, famiglie politiche sono tutte, benché in misura diversa, favorevoli al processo d' integrazione. I più tiepidi sono i conservatori perché stretti in una contraddizione che, rischia di portarli sul versante dell' antieuropei smo. La contraddizione passa per un fortissimo sostegno alle politiche pro-market adottate dall'Unione e alla loro applicazione rigorosa agli stati membri. controbilanciato però da una avversione molto determinata al conferimento di sovranità ad autorità sovranazionali in nome della difesa dell'identità e delle tradizioni nazionali. I socialdemocratici, invece, hanno ormai completato la loro lunga marcia verso l'europeismo: le antiche diffidenze – e anche l'esplicita contrarietà dei socialisti italiani degli anni Cinquanta e dei laburisti inglesi fino agli anni Novanta – sono ormai un ricordo,, L'integrazione politica è sostenutaapertamente da tutti. mentre alcune perplessità riguardano la scarsa connotazione sociale dell'integrazione. I liberali e i cristiano-democratici, infine, costituiscono il nocciolo duro dell'europeismo. I liberali privilegiano la diffusione della libertà economica e politica e il conseguente abbattimento delle frontiere – vale a dire l'eliminazione del nazionalismo sotto ogni forma – mentre i cristiano-democratici enfatizzano lo sviluppo economico anche come strumento per la redistribuzione geografica della ricchezza tra le varie regioni europee e considerano le istituzioni sovranazionali il miglior antidoto alle pulsioni nazionaliste.Negli ultimi anni queste famiglie politiche hanno, in qualche misura, alterato queste caratteristiche di fondo – si pensi all'evoluzione dei cristiano-democratici inquadrati nel partito popolare europeo. Quanto incidono nella ridefinizione del loro profilo politico le nuove sfide politiche della Ue, dall' allargamento al nuovo Parlamento Europeo. dall' incrinatura dei rapporti con gli Stati Uniti alla crisi medio-orientale, dalla stagnazione economica al patto di stabilità le crescita?), per finire con il nuovo trattato costituzionale? L'interazione fra formazioni politiche tradizionali ed Europa modifica il panorama europeo, delineando contorni nuovi che vale la pena esplorare.
IL SOLE 24 ORE p,1
19.09.2004
di Piero Ignazi

Questo messaggio è stato modificato da: Carlotta.Caporilli, 22 Set 2004 – 10:18 [addsig]




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