Corso di laurea in inglese.

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All’università: “please, copy and incoll”.

Caro Bsev, sono iscritto alla Laurea Magistrale in Management Engineering (piano di studi interamente in inglese) in un’università del nord Italia e insieme ai miei compagni assisto alle lezioni del corso di “Industrial Statistics” tenuto da una docente non in grado di insegnare in inglese, che si esibisce in continue piroette linguistiche (in stile Razzi di Crozza). Oltre alla confusione che ne deriva, non è raro udire frasi del tipo “please, copy and incoll” o “it’s a forzature”, pronunciate, con nostro imbarazzo, di fronte a diversi studenti internazionali. Credo, come lei, che l’internazionalizzazione del nostro sistema universitario sia una scelta obbligata: ma il corpo docente è all’altezza della sfida?
Paolo Cighetti , paulcighetti@hotmail.it

Vorrei conoscere il nome di quella “università del Nord Italia”, caro Pac. Scriverei al Rettore e gli direi: offrire un corso di laurea in inglese senza avere docenti in grado di maneggiare la lingua non è solo grottesco. E’ controproducente, e poco serio. Certo, non mi dispiacerebbe assistere alle lezioni di quel genio: “please, copy and incoll” e “it’s a forzature!” sono due gioielli di comicità involontaria (se mi inviti, metto una parrucca e corro!). Ma, tornando serio, aggiungo: per tenere un corso in inglese, soprattutto in una facoltà scientifica, non occorre essere bilingui: basta conoscere la propria materia, aver frequentato convegni internazionali, aver scritto per pubblicazioni accademiche. Se quel docente dice “copy and incoll!”, il sospetto, qual è? Che conosca poco la materia, che non abbia frequentato convegni internazionali, che non abbia scritto per pubblicazioni accademiche. Che non sia, in sostanza, un buon docente.
(Da italians.corriere.it, 25/4/2014).

 




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