Corsi di educazione civica in inglese nelle scuole di Valencia

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EL PAISwww.elpais.com – 17 Settembre 2008




Grottesca “Citizenship”

Avvio nel caos della lezione di Educazione Cívica “stradotta” in Inglese nelle classi valenciane



Did you understand?”, questa e’ stata l’unica frase che ieri gli alunni hanno compreso dopo una breve spiegazione in un Istituto di Castellon. In un altro Istituto di Alicante, quando si e’ parlato loro in inglese dei diritti umani, gli alunni hanno risposto: “non siamo informati di nulla”. Questo e’ stato l’avvio del corso di Educazione Civica in due classi, di cui “El Pais” e’ potuto essere testimone.


Come deciso dalle Autorità valenciane, due Professori entrano in classe alla prima ora in una delle due aule del secondo anno del corso di ESO in un Istituto della provincia di Castellon. Il loro intento e’ quello di spiegare agli alunni perché si rifiutano di impartire loro la materia che il Governo autonomo del popolare Francisco Camps definisce “Education for Citizenship and Human Rigths”.


Uno dei Professori, quello di Filosofia, fa lezione abitualmente in valenciano. L’altro, Insegnante di inglese, secondo quanto stabilito dalla normativa, ha il compito di “veicolare l’insegnamento della materia”, ovvero deve tradurla. In realtà i Professori parlano di “destraduzione” perché gli alunni comprendono soltanto il valenciano e il castigliano. La minaccia di ispezioni, di sanzioni e di provvedimenti disciplinari ha fatto in modo che, sebbene i Professori si espongano in modo aperto, i Dirigenti degli Istituti non vogliano manifestare.


Alle pareti delle aule si vedono affissi i lavori del corso passato su cui compaiono le scritte “La legge e’ uguale per tutti” e “Tutti i nostri diritti devono essere riconosciuti”. “Avete sentito parlare della articolazione di questa materia?”, chiedono i Professori. Qualche alunno fa delle smorfie per far intendere di sapere qualcosa, però nessuno si esprime. I professori spiegano cosi le disposizioni dell’Autorità per l’Educazione. “Un professore ha il compito di tenere la lezione e l’altro di tradurla”, dichiarano. Subito c’è reazione. Allora i Professori afferma che il loro compito e’ stare in classe, e cosi fanno, e con la loro protesta pretendono che si modifichi la disposizione in modo che essi realmente possano trarre beneficio dall’insegnamento della disciplina.


Improvvisamente, senza avvisare, il Professore di inglese traduce questa spiegazione. Spalle alzate, occhi spalancati, bocche incurvate. Il Professore termina il suo discorso con la frase “Did you understand?”. “Questo si” è l’unica affermazione che gli alunni hanno compreso del discorso dell’insegnante. Con la dimostrazione evidente che il grado di conoscenza dell’inglese di un bambino del 2 anno dell’ESO non raggiunge i livelli di comprensione orale e scritta adeguata per l’apprendimento della materia, i Professori protestano.


I Docenti spiegano e presentano un altro esempio in modo che gli alunni riconoscano l’importanza della non passività nei confronti della maggior parte della storia. “Le donne non avevano gli stessi diritti degli uomini e non potevano studiare. Se non avessero protestato per avere uguali diritti voi avreste dovuto travestirvi da ragazzi oppure stare a casa pulire. Bisogna protestare quando crediamo che ci venga imposto qualcosa che è una perdita di tempo e una follia”, afferma uno dei Docenti.


Alla fine e in modo prudente una bambina chiede “ma allora i nostri genitori possono protestare?”. “Certo che possono”, affermano i Professori e raccomandano che lo facciano attraversano l’Associazione dei Genitori degli alunni. “Allora andremo direttamente in Spagna”, aggiunge la bambina come soluzione ad una polemica che sembra comprendere. Poiché non ci sono dubbi ne domande, gli alunni ricevono dai professori una comunicazione per i loro genitori. Cosi inizia la classe di “Educazione Civica” in inglese.


Nell’altra estremità geografica del territorio valenciano, alle 10:15, gli alunni della classe 2° dell’Istituto “Las Lomas de Juan XXIII” di Alicante si preparano a seguire la prima lezione di Educazione Civica. Entrano due Professori, uno di Filosofia e uno di Inglese, per procedere alla presentazione del corso. “Dovevamo fare lezione in inglese però, siccome è molto complicato, prima spiegheremo i contenuti in spagnolo e dopo faremo gli esercizi o le attività in inglese”, dichiara Montse, la Professoressa incaricata dello svolgimento della parte linguistica della lezione. Il suo collega, Vicente, Professore di Filosofia, riassume sinteticamente i contenuti.


La maggioranza della classe si preoccupa. “L’inglese è super difficile. Se già abbiamo questa materia perché farne di più?”, si chiede a voce alta un alunno seduto in prima fila. “Che cosa conoscete di questa materia?”, chiede la Professoressa. “Niente”, rispondono gli alunni. Come la maggioranza degli Istituti valenciani, anche la scuola “Las Lomas” trova il modo per superare l’incomprensione creata dal potere. Si dividerà la classe in due gruppi e una settimana un gruppo farà lezione teorica in spagnolo e la seguente farà attività in inglese.


La traduzione simultanea è “impraticabile, poco efficace, caotica e ridicola”, dichiarano i Docenti. Di fatto una semplice frase in inglese della Professoressa sui diritti umani nell’Unione Europea provoca le risate degli alunni che si lamentano “non abbiamo compreso nulla”.

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