Corre il surplus dell’Italia

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«Beh, in effetti vendere ai tedeschi strappando la commessa a concorrenti tedeschi non è male».
Marco Zanussi, imprenditore friulano della meccanica, sta spedendo in Germania lo stampo per pressofusione più grande al mondo, un "mostro" da 95 tonnellate per produrre scatole cambio
da 76 chili. La sua impresa, la Scm Zanussi, chiuderà l'anno in crescita proprio grazie alla Germania, primo mercato per l'azienda, così come per l'intera economia nazionale. E proprio la
Germania, a ottobre, riserva una sorpresa positiva, con una crescita dell'export che spinge l'avanzo
commerciale italiano a nuovi massimi: 6,5 miliardi nei primi dieci mesi dell'anno, mai così alto
dal 2002. La crescita delle esportazioni nette rappresenta nel 2012 l'unico contributo positivo
al Pil italiano, in un quadro negativo fatto di consumi e investimenti in arretramento e proprio
ieri il presidente della Bce Mario Draghi ha ricordato che alcuni paesi stanno mitigando gli effetti
delle correzioni grazie al miglioramento dell'export, che in ultima istanza potrà avere buoni effetti
sulla crescita e sulla creazione di lavoro. E anche se l'avanzo italiano è influenzato dal rallentamento degli acquisti nazionali, con le importazioni in flessione di oltre 5 punti dall'inizio dell'anno, ottobre riporta qualche segnale di ottimismo sul fronte delle nostre vendite oltreconfine. Rispetto a settembre la variazione è nulla ma nel confronto annuo il balzo è del 12%, grazie aduna corsa di quasi 20 punti dei mercati extra-Ue e al guadagno del 7,9% in Europa.

Numeri positivi, su cui però pesa in modo rilevante la presenza di un numero maggiore di giornate
lavorative, due in più rispetto all'ottobre 2011, senza le quali il confronto tendenziale sarebbe stato decisamente meno brillante. E tuttavia il balzo di ottobre è importante anche per invertire il trend del nostro primo cliente, la Germania, il cui bilancio è tornato positivo da inizio anno, sebbene
la crescita delle vendite verso Berlino sia limitata ad un magro +0,1% in dieci mesi. Dal punto di vista geografico il "passo" diverso dell'Europa resta evidente, con un dato destagionalizzato mensile addirittura negativo (-0,6%) e una crescita tendenziale del 7,9%, meno della metà rispetto a quanto realizzato dai Paesi Extra-Ue. Vecchio continente frenato in particolare da Spagna (-3,8%) e Francia (+5,4%), mentre il miglior risultato è nei confronti del Regno Unito, con un balzo del19,3% a ottobre, di oltre dieci punti da gennaio. I maggiori acquisti di Londra proseguono ormai da mesi, con il risultato di porre ormai stabilmente da aprile il Regno Unito davanti alla Spagna come terzo maggior cliente di merci italiane nell'Unione Europea.

Dal punto di vista settoriale le performance migliori nelle attività manifatturiere sono per alimentari,
chimica e farmaceutica ma il rimbalzo di ottobre è in realtà corale, con un recupero deciso anche per settori che negli ultimi mesi non hanno brillato, come tessile, legno, carta e mobili. Su base annua l'unico settore negativo è invece l'elettronica, giù del 2% a ottobre e in calo di poco superiore dall'inizio dell'anno. «È un dato che ci preoccupa spiega il presidente di Anie Claudio Andrea Gemme – considerato che negli ultimi anni il canale estero ha ricoperto per i nostri settori un ruolo cruciale per compensare la fragilità della domanda nazionale: pesa in particolare la difficile situazione nell'area euro, tradizionale mercato di sbocco delle tecnologie nazionali».

Allargando lo sguardo ai primi dieci mesi dell'anno invece l'entusiasmo si sgonfia, con una crescita dell'export nazionale limitata al 44% e più di un comparto con il segno meno, tra cui elettronica,
elettrotecnica, tessile e mezzi di trasporto. Anche in questo caso è chiara la divaricazione tra Vecchio continente e paesi Extra-Ue, dove la crescita da gennaio è rispettivamente dello 0,2% e del 9,9%. E tuttavia, grazie alla frenata ancora maggiore dei nostri acquisti dall'Europa (-7,3%), è proprio quest'area a garantire un avanzo commerciale rilevante nei primi dieci mesi dell'anno: poco meno di dieci miliardi di euro.

(Da: Il Sole 24 Ore, 18/12/2012)




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