Corrado Augias: quel patrimonio immenso rappresentato da una lingua, la sola vera ricchezza collettiva di cui partecipano tutti i suoi parlanti.

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LE PAROLE STRANIERE E LA LINGUA CHE CAMBIA.

CORRADO AUGIAS.

 

Gentile Augias, anche a me dà fastidio l’uso abnorme dei termini stranieri. La lingua evolve, si modifica e si alimenta proprio nello scambio, nell’integrazione. Dopo aver fatto colazione con marmellata (derivata dal portoghese) di albicocche (parola araba), seduta sul divano (turco) sto scrivendo al “personal computer”. Termini inglesi? Sì, ma rimpatrio da “computare” – ormai desueta. E che dire di “mass media”, che come un innocuo boomerang ci sono ritornate un po` anglicizzate? Vale anche l’inverso; la Germania arruola “soldaten”, al comando dei rispettivi “Kommandant”, e grandi musicisti hanno scritto “Sonaten” mentre annotavano “allegretto” sul pentagramma, senza essere accusati di essere provinciali e, presumo, senza parlare un fluente italiano.

Franca Rosselli – Firenze

Gentile Augias, mio suocero, 84 anni, è indignato per l’abuso di termini inglesi. Nel mondo sta esplodendo la civiltà digitale, chi ci sta dentro ha ben altri pensieri che impuntarsi a ragionare sul come si direbbero le cose in italiano. Quando è nato mio suocero, un italiano su due non sapeva né leggere né scrivere, adesso lui ha in tasca un aggeggio grosso più o meno come un quattro di bastoni che contiene tutto lo scibile. Chi è fuori da questa rivoluzione, e son molti, non rischia granché se non di apparire un po’ chic difendendo “l’italiano”.

Luciano Sepicacchi – lucianosepicacchi@ fastwebnet.it

 

Ecco due modi di affrontare il tema uno giusto uno, a mio parere, sbagliato. Vero che le lingue si mescolano ed è bene che sia così. Rifiutare “jazz” per dire musica sincopata come voleva
il fascismo sarebbe stupido. Del resto in tutto il mondo “pizza” è stata accolta tal quale. Computer
è di derivazione latina, i francesi però hanno adottato “ordinateur” che è una brillante trovata
dato che in fondo un computer è proprio questo memoria a parte. Anche “mass media” è latino, infatti a rigore andrebbe pronunciato media e non ” midia”. Nessuno potrebbe fare a meno di termini come bluff, budget, trust, tunnel spray eccetera.
Fin qui siamo tutti d’accordo. Il mio disaccordo con il signor Sepicacchi è nel suo giudicare “chic”
la difesa (ragionevole) della propria lingua. Ritengo che il cortese lettore sottovaluti l’importanza di
quel patrimonio immenso rappresentato da una lingua, la sola vera ricchezza collettiva di cui partecipano tutti i suoi parlanti. Un tesoro che racchiude memorie, tic ed è, in un paese smemorato e diviso, una delle poche inoppugnabili prove di identità condivisa. 

c.augias@repubblica.it
Twitter @corradoaugias

(Da La Repubblica, 19/3/2014).




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