Convincere l’Europa, ammorbidire gli Usa: la tela di Blair

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Convincere l'Europa, ammorbidire gli Usa: la tela di Blair

Il Premier inglese in America vedrà Bush e Annan. L'obiettivo è una nuova risoluzione entro metà maggio per coinvolgere gli europei non in Iraq – Il Primo ministro britannico vola dopo Pasqua in America e d'un tratto sembra di essere tornati indietro nel tempo, all'inizio del 2003, quando la diplomazia cercava ansiosamente di mettere d'accordo America ed Europa sull'Iraq. Ancora Tony Blair, che all'Observer di oggi definisce una lotta storica» quella in Iraq sottolineando che «bisogna vincerla», cerca di fare da ponte tra le due sponde politiche dell'oceano, ancorasi parla di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu che colmi le differenze, ancora Washington trova in Parigi l'ostacolo maggiore. Naturalmente un anno non è passato invano: la guerra e vinta, Saddam è caduto, ma il dopoguerra è ancora più sanguinoso, se la settimana scorsa sono stati uccisi 51 soldati della coalizione, oltre a innumerevoli iracheni. Difficile far finta di niente, e infatti nessuno nemmeno ci si prova.Ieri il presidente George Bush, nel discorso radiofonico del sabato trasmesso dal ranch texano di Crawford, ha garantito che la ribellione sciita, come quella sunnita e il terrorismo importato, sarà sconfitta: «La nostra azione determinata proseguirà finché questi nemici della democrazia non saranno sistemati». C'e una data fatidica da rispettare, il 30 giugno del trasferimento di poteri al consiglio di governo iracheno, e il presidente non prende nemmeno in considerazione un rinvio: i ribelli «vogliono dettare il corso degli eventi in Iraq e impedire agli ira-cheni di avere voce sul loro futuro», ha detto. Ma, ha aggiunto, «i nemici della democrazia falliranno: la sovranità irachena arriverà il 30 giugno». Anche se, ben s'intende, gli Stati Uniti non lasceranno l'Iraq: «Le forze della coalizione resteranno impegnate alla sicurezza dell'Iraq».Parole presidenziali, di un capo guerriero che non tentenna, quelle di Bush. Ma i segnali da Londra, junior partner della coalizione, non sono cosi stentorei. Quando Jack Straw, il segretario al Foreign Office, rompe un lungo silenzio del governo per ammettere che è «l'ora piu grave» dalla conquista di Bagdad, un anno fa, ci si chiede se faccia una constatazione o anche una critica. Da molte parti si pensa che la violenta reazione americana alla sfida di Moqtada al Sadr possa essere controproducente. Straw non condivide: «Quando si investono i dirigenti della pesante responsabilità di prendere iniziative militari», dice, «si deve concedere loro anche il potere di decidere quando agire e quando astenersi». Non una incondizionata adesione, quindi, se Straw s'affretta a dire che «la volontà politica in Falluja e per una tregua».Insomma, che cosa dirà Tony Blair in America, al segretario dell'Onu, Kofi Annan, e al presidente Bush, giovedì e venerdi prossimi, quando volerà da Bermuda, dov'e in vacanza, e si ritufferà nel mestiere a lui caro di alleato fedele degli Stati Uniti, ma anche di portavoce dell'Europa? A Londra si dice, ovviamente senza conferme, che Blair chiederà a Bush di mostrare mano più leggera con le provocazioni di al Sadr, perché c'e il rischio di perdere l'appoggio del consiglio di governo. In più, Londra vorrebbe una nuova risoluzione, entro la metà di maggio, che accompagni il trasferimento dei poteri con un nuovo impegno dell'Onu, in modo da poter coinvolgere gli europei che non sono in Iraq (Parigi, Berlino) e quelli che vorrebbero andarsene (Madrid). Ma si può arrivare a tanto? Washington ha contattato Parigi per sapere se il presidente Jacques Chirac sarebbe disposto a mandare soldati francesi a protezione del personale dell'Onu che dovesse tornare in Iraq. Fredda la risposta: «Il possibile coinvolgimento dell'Onu dipende da un numero di problemi che sono lontani dall'essere risolti», è stata la riposta di un portavoce del Quai d'Orsay. Come un anno fa, ma con un Saddam di meno e, in più, un Iraq che rischia di andare fuori controllo: c'e spazio per nuove scaramucce diplomatiche?

CORRIERE DELLA SERA p.11

11.04.2004
di:Alessio Altichieri

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