Convincere gli euroscettici tedeschi. I compiti dell’Italia dopo Berlino

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L'INCONTRO TRA MERKEL E MONTI

Convincere gli euroscettici tedeschi. I compiti dell`Italia dopo Berlino

Il viaggio di Mario Monti a Berlino è stato indispensabile per far capire agli italiani che non è il caso di demonizzare la Germania e per spiegare ai tedeschi che l`Italia è una grande nazione che rispetta gli appuntamenti della storia. La cancelliera ha accolto il presidente del Consiglio italiano con il calore dovuto a un interlocutore amico e con il riconoscimento pubblico per i risultati raggiunti sulle riforme che contribuiscono alla stabilizzazione della moneta unica. Questi apprezzamenti non sono retorici. Il colloquio del presidente Monti con la cancelliera Merkel segna un avanzamento nel convincere un partner fondamentale che l`Italia ha voltato pagina nella disciplina di bilancio e del debito, nel rafforzarne la posizione come interlocutore credibile. L`inclusione costruttiva nel rapporto privilegiato franco-tedesco è dietro l`angolo. Rimane parecchio cammino da percorrere prima del Consiglio europeo del 30 gennaio ma l`atmosfera è rasserenata. Non siamo ancora a una garanzia sul debito europeo. Tuttavia, ancor più dopo il commento del presidente dei deputati della Cdu sulla possibilità di un accordo sul pacchetto fiscale, è chiaro che la solidarietà europea sul negoziato sulle nuove regole di bilancio ha fatto strada. Ormai solo il nazionalismo becero crede il contrario. Non esistono alternative all`unità europea né per l`Italia né per la Germania. Bene hanno fatto i due capi di governo a rendersi interpreti di questa realtà.
L`impegno di Mario Monti fa tornare in mente grandi pagine passate di politica estera quando l`Italia guardava lontano sull`integrazione europea e faceva valere le proprie ragioni con una sensibilità anche sovranazionale: dagli sforzi di De Gasperi per fare approvare la Comunità europea di difesa, al negoziato sui Trattati di Roma, all`azione indefessa di Carlo Azeglio Ciampi per farci entrare nell`euro. L`Italia potrebbe rivivere uno di questi momenti se terrà presente che l`Europa ha vissuto a lungo nell`apoteosi della banalità e del pragmatismo e se ognuno si sforzerà di capire, senza pregiudizi, cosa succede nella testa dell`altro. Altrimenti perderemo la capacità di comprenderci.
E ora di recuperare una vocazione europea con i Paesi – Berlino e Parigi innanzitutto ma anche Madrid e Varsavia – e con le opinioni pubbliche. Ad esempio, i governi sono rimasti inerti di fronte alla moltiplicazione delle prese di posizione da parte di ambienti economici e accademici sulla possibilità d`una disintegrazione della moneta unica. La Germania possiede, più di altri, i mezzi finanziari e la guida intellettuale sufficiente per controbattere queste argomentazioni e mettere l`euro in una zona di sicurezza. Va aiutata a farsi carico di un`enorme responsabilità. Molti politici italiani danno invece per scontato l`intervento finanziario tedesco come se non esistesse in quella terra un`opinione pubblica emotiva e tormentata. Basta frequentare delle normali serate, da Amburgo a Monaco, per rendersene conto. Monti deve superare anni di risentimenti contro l`Italia. L`esigenza di far conoscere l`impianto del programma di risanamento è reale. Le fotografie, fra le tante, dei parlamentari che celebravano la caduta del governo Prodi con la bocca piena di mortadella rimangono impresse nell`immaginario collettivo tedesco.
È inutile puntare il dito contro Angela Merkel. Non è una autocrate. Sintetizza il pensiero del Bundestag, dei partiti, della Corte costituzionale, dei Lander, del mondo economico, dei media, dei centri di ricerca. Non è colpa sua se il Paese intero è convinto che il modello tedesco sia senza confronti. Anche questi interlocutori vanno persuasi: i membri del governo, compresi ministri degli Esteri e dello Sviluppo economico, dovrebbero venire spesso la Germania per spiegare la solidità del cambio di marcia in Italia sul risanamento, l`impegno sulla crescita e studiare collaborazioni creative. I progetti singoli possono essere altrettanto essenziali delle politiche. È inutile prendersela con il trattato intergovernativo fra i 17 deciso il 9 dicembre. È diventato una pietra angolare della politica europea della Germania e costituisce una svolta decisiva verso l`Unione politica. Ma perché non dire una volta per tutte che l`unione fiscale fornisce alla politica un`arma formidabile per sottrarsi al ricatto dei mercati?
Una discesa dei tassi d`interesse è l`ossigeno che respiriamo. Una solida visione politica è il terreno su cui poggiamo i piedi. Dovremmo aver compreso che le ragioni della storia e della politica prevalgono su quelle dell`economia. Quando Angela Merkel sostiene che l`unità europea è vantaggiosa compie un'osservazione esatta ma arida. Quando Mario Monti menziona il rischio che l`Italia, se non ascoltata nelle sue aspettative, si rifugi nel populismo offre, senza volerlo, il destro alle forze antieuropee che da tempo affilano le proprie armi nell`ombra. Proprio perché l`Europa è pericolosamente esposta, il prossimo, incontro di Roma fra Merkel, Monti, Sarkozy non deve limitarsi, come è stato detto a Berlino, alla continuazione di una collaborazione. La somma dei colloqui di Strasburgo, Parigi e Berlino deve invece sorprendere l`opinione pubblica e segnare un balzo in avanti sia negli orientamenti comuni – dall`attenuazione del piano di rientro dal debito al rafforzamento del Fondo salva Stati – sia nel rilancio di linguaggio consono con l`esortazione di Jean Monnet (ma chi se ne ricorda ancora?) «noi non formiamo coalizioni di Stati ma uniamo gli uomini».

di ANTONIO PURI PURINI

Corriere della Sera, pag 52
12/01/12




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