CONVENZIONI E DICHIARAZIONI SUL DIRITTO DEI POPOLI INDIGENI ALLA PROPRIA LINGUA

CONVENZIONI E DICHIARAZIONI SUL DIRITTO DEI POPOLI INDIGENI ALLA PROPRIA LINGUA

Di fondamentale rilevanza per il lavoro della nostra associazione sono le dichiarazioni sottoscritte dagli stessi popoli indigeni. Alcuni esempi possono essere utili per capire quanto sia importanza non dimenticare la voce delle collettività indigene. Deve essere evidenziato e sostenuto da  un lavoro collaborativo con le istituzioni governative e le organizzazioni internazionali nella stesura di documenti sulla condizione dei nativi e sulla necessità del riconoscimento dei loro diritti per la preservazione della loro identità.

Nel diritto internazionale esistono strumenti giuridicamente vincolanti e strumenti di carattere etico non vincolanti. Le convenzioni, per esempio, sono vincolanti per tutti i paesi che, oltre ad essere firmatari del documento, hanno compiuto la ratifica.
Le dichiarazioni invece non sono vincolanti, giuridicamente, ma certamente i principi riferiti hanno un grande valore etico che conduce i paesi firmatari a sentirsi condizionati.

Dichiarazioni popoli indigeni

Dichiarazione per l’Autodeterminazione Linguistica,
Il congresso delle Lingue tenutosi il 19 novembre 2004 nella Città di Rosario (Argentina) e firmata dai popoli indigeni e dalle organizzazioni presenti.

La Dichiarazione per l’Autodeterminazione Linguistica è un documento molto importante redatto dai popoli indigeni con il sostegno di organizzazioni di appoggio presenti in quella occasione. Una dichiarazione che sottolinea l’importanza del riconoscimento dell’eterogeneità linguistica in nome della preservazione dei valori identificanti i popoli indigeni. Un appello diretto agli stati e ai loro governi affinché non continuino l’opera di discriminazione linguistica nei confronti di collettività che vedono nella lingua e nella cultura i fattori fondanti il loro esistere.
Viene ribadita la solidarietà esistente tra le collettività indigene; “si tocca un popolo, si attaccano tutti i popoli, si opprime una sola lingua, si opprimono tutte” .
A coadiuvare i lavori della stesura della dichiarazione è stato Adolfo Pérez Esquivel, Premio Nobel per la Pace nel 1980 e leader per la diffusione dei diritti umani. In quell’occasione fu indicato come Presidente Onorario del Primo Congresso delle Lingue.
DOCUMENTO AUTODETERMINAZIONE cart. Sito per popoli indigeni.
http://www.quechuanetwork.org/news_template.cfm?news_id=2237&;lang=s

 

Dichiarazione di Kari-Oca e Carta da Terra dos Povos Indigenas, sostenute dall’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) e dal Comitato Intertribale Memoria e Scienza Indigena, maggio 1992 (dichiarazione completa e, della Carta, artt.  16, 19, 25, 26, 56, 57, 58, 59, 60, 64 e artt. da 84 a 109)
La Dichiarazione di Kari Oca viene ricordata sempre come l’incontro più importante e significativo che i popoli indigeni di tutto il mondo hanno organizzato per discutere dei problemi che li coinvolgono. Nel maggio del 1992, un mese prima dell’inizio della Conferenza di Rio, l’UNEP, insieme al Comitato Intertribale Memoria e Scienza Indigena, organizzò un incontro a Kari Oca; quel luogo divenne una sorta di “parlamento indigeno” nel quale si discusse per due settimane dei diritti e delle libertà che i popoli indigeni avrebbero dovuto vedere riconosciuti per potersi esprimere nella loro totalità. L’incontro di Kari Oca, sostenuto da 50 comitati internazionali e 118 popoli indigeni, portò alla redazione di una dichiarazione solenne e di una Carta per la Terra dei Popoli Indigeni composta da 109 articoli e nella quale si ribadisce a gran voce il bisogno di vedere riconosciuti i diritti collettivi prima ancora di quelli individuali.  
La Carta della Terra uscì dalla conferenza di Kari-Oca come documento di appoggio per quello che poi fu la Conferenza di Rio de Janeiro. L’intento era quello di sottolineare primariamente il ruolo fondamentale che ha la terra nella vita dei popoli indigeni ma anche quanto siano essenziali i popoli indigeni nella salvaguardia delle risorse e dei territori. A ciò si lega ovviamente il discorso relativo all’importanza inalienabile che deve essere accordata ai beni immateriali e dunque alla cultura e alle tradizioni locali che sopravvivono sostenute da una logica condivisa ma soprattutto interamente connesse ai luoghi. Terra e cultura sono due realtà che, nel caso della collettività indigene, debbono essere trattate in maniera dipendente. Questo processo non appare logico nell’ottica occidentale perchè l’idea è che la terra sia dispensatrice di risorse utili per vivere ma non che non abbia quel valore spirituale e culturale percepito dai popoli indigeni.
Parteciparono 66 comitati indigeni o di appoggio provenienti da tutto il pianeta, 51 popoli indigeni del Brasile, 17 osservatori brasiliani e internazionali e 44 capi indigeni di popoli brasiliani.
http://www.idrc.ca/fr/ev-30141-201-1-DO_TOPIC.html

 

WCIP (Consiglio Mondiale dei Popoli Indigeni), Dichiarazione Solenne dei Popoli Indigeni, Port Alberni, ottobre 1975
Port Alberni ha ospitato il primo grande incontro che i popoli indigeni avessero mai organizzato fino ad allora. La volontà di unirsi esprimendo ad una voce la loro identità, esaltandone gli aspetti più consolidati e ricordando l’amara storia delle conquiste e della loro sottomissione. In vari punti della dichiarazione solenne vengono descritti gli aggressori e l’insensibilità diffusa rispetto all’autoctono. In quell’occasione nacque il WCIP (World Council of Indigenous Peoples. 260 popoli provenienti da 18 paesi si riunirono in Canada per rappresentare tutte le 5000 comunità indigeni presenti sul pianeta. In alcuni passaggi viene evidenziato il legame inscindibile con la terra, una madre che nutre i figli e li rende attivi e procreativi. Le tematiche chiave vennero affrontate sottolineando l’orgoglio del quale i presenti erano intrisi. Il valore della cultura impera nell’intera dichiarazione per il riconoscimento della loro identità in quanto collettività.
http://www.indigenouspeople.net/declare.htm

 

Dichiarazioni e convenzioni delle Nazioni Unite
Carta delle Nazioni Unite, ( Preambolo, articolo 1 par. 2; Cap. IX, art. 55) 
La Carta (111 articoli) è stata sottoscritta il 26 giugno 1945 a San Francisco al termine della conferenza delle Nazioni Unite sull’Organizzazione Internazionale. E’ entrata in vigore il 24 ottobre 1945 dopo la ratifica dello Statuto da parte dei cinque membri permanenti (Francia, Stati Uniti, Cina-Taiwan, Unione Sovietica e Regno Unito) e da gran parte dei 46 paesi firmatari. L’intento era quello di costruire una base salda di incontro che vedesse tutti i paesi partecipanti al consesso delle Nazioni Unite pronti a sottoscrivere un documento, eticamente vincolante, che ribadisse ufficialmente quali dovevano essere i comportamenti e le modalità di azione di ciascun Paese che facesse parte dell’Organizzazione.
http://files.studiperlapace.it/docs/onucarta.pdf

 

Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, (Preambolo, articolo 2)
Il 10 dicembre 1948, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato e proclamato la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. In essa sono riassunti in 60 articoli, espressi in maniera solenne ed emblematica, quelli che devono essere riconosciuti come diritti universali e inalienabili di ogni individuo senza alcuna discriminazione e opposizione. 
L’individuazione di linee generali che riuscissero a riassumere tutti quei diritti che potessero indistintamente coinvolgere qualsiasi persona, ovunque essa vivesse.
La Dichiarazione è stata tradotta il 366 lingue e ciò è servito alla divulgazione di principi che non fossero alienati dalle persone che ne devono usufruire. Rispetto alle 6000 lingue esistenti sul nostro pianeta, il numero di traduzioni sembrerebbe esiguo; sicuramente, rispetto alle 6 lingue ritenute ufficiali dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, tale numero rappresenta un buon esempio di divulgazione democratica di diritti che devono essere riconosciuti da tutti, indiscriminatamente.
http://www.studiperlapace.it/view_news_html?news_id=dichuniversale

 

Bozza di Dichiarazione dei Diritti dei Popoli Indigeni, completata dal Gruppo di Lavoro sui Popoli Indigeni nel 1993 e adottata il 29 giugno 2006 dal Consiglio per i Diritti Umani (articoli 14, 15, 17)
Nel 1988 il Working Group on Indigenous Populations presentò alla SottoCommissione per la Prevenzione contro le Discriminazioni, operante in ambito ONU, la Bozza di Dichiarazione per i Diritti dei Popoli Indigeni. L’iter approvativo di tale bozza ha trovato molte difficoltà nel suo percorso. Molti Paesi si opposero alla redazione della bozza così come presentata dal WGIP. Il motivo di tale opposizione si concentrava sull’impossibilità da parte dei governi di poter accettare dei principi che vertessero sul riconoscimento dell’indipendenza identitaria di collettività. Nel trattare i diritti umani si è sempre posto al centro del riconoscimento l’individuo ma non le collettività. Con l’inizio della prima decade per i popoli indigeni (1995-2004), promossa dalle Nazioni Unite nel 1992, anno che era stato proclamato dall’allora Segretario Generale delle Nazioni Unite, Boutros Ghali, come Anno per i Popoli Indigeni, si è posta sempre più l’attenzione sull’importanza dell’esaltazione del diritto collettivo in riferimento a gruppi etnici identificati. Il diritto all’autodeterminazione e il diritto all’accezione collettivista sono stati due dei freni principali nell’accettazione della Dichiarazione che, per quanto non vincolante in termini legali, rimane un documento etico emblematico e potenzialmente compromettente per l’attività internazionale futura.  
http://www.gfbv.it/3dossier/diritto/dich-univ-it.html

 

UNESCO, Convenzione sulla Protezione e la Promozione della Diversità delle Espressioni Culturali, Parigi, 20 ottobre 2005, adottata dalla Conferenza Generale dell’UNESCO (Preambolo, Sette Sezioni, 35 articoli)
La Camera dei Deputati ha adottato in via definitiva, il 31 gennaio 2007, la Convenzione sulla Protezione e la Promozione delle Diversità delle Espressione Culturali. E’ stato un passo molto importante soprattutto per ciò che riguarda l’impegno pubblico dell’Italia nell’ambito delle questioni relative al riconoscimento delle diversità identitarie, culturali e linguistiche.
http://www.unesco.it/document/documenti/testi/protezione_promozione_diversita_culturali.pdf

 

UNESCO, Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale, Parigi 17 ottobre 2003 (Preambolo, Nove Sezioni, 40 articoli)
La trentaduesima sessione dell’Assemblea Generale dell’UNESCO si riunì a Parigi dal 29 settembre al 17 ottobre 2003. La Prima Sezione della convenzione tratta degli scopi e le definizioni relative al “patrimonio culturale”:quest’ultimo indica l’insieme delle prassi, delle rappresentazioni, delle conoscenze e delle tradizioni che caratterizzano l’identità degli individui. Un’identità culturale che deve essere salvaguardata per permettere l’integrità di interi gruppi che vivono di tradizioni e linguaggi che si differenziano e che sostengono la loro quotidiana resistenza a fattori generalizzanti. La convenzione istituisce una Assemblea Generale formata da rappresentanti di stati contraenti; essa costituisce l’organismo principale della convenzione e adotta un regolamento interno al quale deve fare riferimento. Oltre alla Assemblea deve istituirsi un Comitato intergovernativo composto da 18 membri rappresentanti di 18 stati tra quelli contraenti. In seguito alla adesione di 50 stati i membri del Comitato passeranno da 18 a 24.
Il 21 dicembre 2006, a Berna, è stato aperto l’iter per il procedimento di consultazione relativa alla ratifica della Convenzione. La consultazione durerà fino a marzo 2007.
http://www.admin.ch/ch/i/gg/pc/documents/1403/Vorlage_i.pdf

 

UNESCO, Dichiarazione Universale sulla Diversità Culturale, Parigi, 2 novembre 2001  adottata nella 31a sessione della Conferenza Generale dell’UNESCO (Preambolo, Quattro Sezioni, 12 articoli, Linee Principali di un Piano di Azione)
La Dichiarazione Universale sulla Diversità Culturale nasce dalla necessità di dover garantire la preservazione del pluralismo identitario attraverso l’esaltazione della diversità. Il punto cardine della convenzione è rintracciabile nella presa di coscienza di quanto sia importante pensare alla diversità culturale quale sostegno dell’eredità comune, in termini conoscitivi, a tutta l’umanità. Gli Stati vengono incaricati di sostenere attivamente politiche proiettate al pluralismo costruendo partnership solide e attive. L’UNESCO si propone come promotore e riferimento primo per ciò che riguarda l’arricchimento di linee programmatiche in favore dell’esaltazione di tutte le culture e di tutte le identità.
http://italy.comnat.unesco.org/index.php?intIdCat=140&;blnIsCat=0&intIdLang=1

 

UNESCO, Dichiarazione Universale sui Diritti Linguistici, Barcellona, 9 giugno 1996 (Preliminari, Preambolo, Sei Sezioni, 52 articoli, Disposizioni Aggiuntive, Disposizioni Finali)
La Dichiarazione Universale sui Diritti Linguistici è un documento dichiarativo ampio e complesso. A partecipare sono stati 220 delegati provenienti da 90 paesi. Il risultati degli incontri e dei dibattiti è stata l’adozione di questa dichiarazione. L’equità linguistica non può essere sempre strettamente dipendente dallo status economico e politico del paese al quale ci si riferisce. Ecco perchè la dichiarazione fa riferimento in maniera evidente all’articolo 2 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, nel quale si fa riferimento alla non discriminazione per razza, sesso, colore, religione e lingua.
Si auspicano relazioni armoniose tra le persone puntando sul senso della solidarietà e del rispetto della diversità. 
http://www.linguistic-declaration.org/index-gb.htm

 

Dichiarazione e Struttura Integrata di Azione riguardo l’Educazione per la Pace, i Diritti Umani e la Democrazia (Conferenza Internazionale sull’Educazione), dichiarazione sottoscritta dall’UNESCO nel novembre 1995 (articoli 19, 29);

 

Dichiarazione di Vienna, Programma di Azione adottato alla Conferenza Mondiale sui Diritti Umani il 25 giugno 1993 (articolo 19, Parte Prima; articoli 25, 26, 27,28, 29, 30, 31, 32 Parte Seconda,paragrafo dedicato alle “persone appartenenti a minoranze nazionali, etniche, religiose e linguistiche”)
Al termine della Conferenza di Vienna i 171 paesi presenti adottarono la “Dichiarazione di Vienna e il Programma di Azione”; fu un incontro internazionale che vide una partecipazione massiccia ed eterogenea: stati, organizzazioni governative e non (le ONG presenti furono più di 800), istituzioni e accademici. La Conferenza, alla quale parteciparono oltre 7000 delegati, ha segnato un punto di approdo importante per ciò che riguarda la concezione dei diritti umani e la loro applicazione in un mondo in evoluzione. 
In quell’occasione è stato sottolineato più volte il ruolo fondamentale della cooperazione e della partecipazione decentrata delle organizzazioni non governative a sostegno locale; la partecipazione fu intesa sempre più come collaborazione piuttosto che come appoggio paternalistico. Al termine della conferenza fu ribadita la necessità di una reale collaborazione da parte degli stati nel sostenere lo sviluppo umano e i diritti conseguenti di qualsiasi individuo anche attraverso azioni collettive di supporto a tale finalità.
La Dichiarazione si rivolge specificatamente sia ai popoli indigeni che alle minoranze; gli stati furono investiti dalla responsabilità di preservare la dignità delle realtà indigene.
Durante l’incontro fu raccomandato alla Assemblea generale dell’ONU di indire il primo decennio per i popoli indigeni che poi fu concretizzato all’inizio del 1995.
http://www.studiperlapace.it/view_news_html?news_id=20050103061637

 

Dichiarazione sui Diritti delle Persone Appartenenti a Minoranze Nazionali o Etniche, Religiose o Linguistiche, adottata dalla Commissione sui diritti Umani delle Nazioni Unite con risoluzione 1992/16, il 21 febbraio 1992 e dall’Assemblea Generale con risoluzione 47/135 il 18 dicembre 1992 (Articoli 1, 2, 4); 
La Dichiarazione sostiene il riconoscimento delle minoranze in ambito nazionale. La prima differenza rispetto alla Dichiarazione per i Diritti dei Popoli Indigeni sta nell’approccio alla collettività: per le minoranze si parla di appartenenti a, mentre tra i diritti che i popoli indigeni rivendicano vi è quello, ritenuto essenziale, del riconoscimento dei diritti collettivi. 
Questa Dichiarazione è stata adottata all’unanimità, con il consenso di tutti gli stati che in essa non hanno percepito alcun pericolo latente.
http://www.minoranzelinguistiche.provincia.tn.it/binary/pat_minoranze/Normativa_euroint/Dichiarazione%20sui%20diritti%20delle%20persone%20appartenenti%20alle%20minoranze%20nazionali%20o%20etn.pdf

 

UNCEDDichiarazione  sullo Sviluppo e l’Ambiente, 3-14 giugno 1992 (Preambolo e Principio 22)
Il 1992 è l’anno dei popoli indigeni. Nel dicembre del 1991 Boutros Ghali dichiarò che il 1992 sarebbe stata l’Anno per i Popoli Indigeni, auspicando una serie di iniziative cardine che potessero dare spazio alla voce indigena. Nel giugno del 1992 si tenne a Rio de Janeiro la Conferenza dell’UNCED (United Nations Conference on Enviroment and Development) sulla promozione di uno “sviluppo sostenibile” che tenesse conto delle necessità peculiari dei destinatari di politiche e programmi al riguardo.  Fu una conferenza che vide una partecipazione massiccia: 183 stati (con i loro rappresentanti) e circa 18.000 delegati tra tecnici e ambientalisti.
Nella Dichiarazione sullo Sviluppo e l’Ambiente (conosciuta come Dichiarazione di Rio) si esaltò la figura dell’individuo autoctono nel perseguimento di politiche di sviluppo relative all’ambiente e le risorse. I popoli indigeni furono dichiarati i “guardiani” delle  terre e dei loro frutti: le tradizioni locali e le culture ancestrali sono le più adeguate a trattare con l’ambiente e le sue insidie e a ponderare i danni che lo sviluppo mondiale stava provocando sulla flora e la fauna. Le grandi foreste messe in pericolo potevano trovare nell’individuo indigeno il migliore alleato. 
La vastità delle tematiche affrontate portava ad una istanza generale: la conservazione dell’ambiente attraverso l’operato di chi era in grado di poterlo gestire adeguatamente ricavandone risorse senza uno sfruttamento accanito che avrebbe certamente compromesso la vita delle generazioni future. Gli Stati furono “incaricati” di compromettere le proprie politiche economiche a favore di una visione più condivisa dell’importanza dell’ambiente per la sopravvivenza dei popoli mondiali.
http://agenda21.cm-mugello.fi.it/doc-bibloiteca/1992%20Dichiarazione%20di%20Rio.pdf

 

ILO, Convenzione n. 169, relativa ai Popoli Indigeni in Paesi Indipendenti e adottata a Ginevra il 27 giugno 1989 (artt. 28, 30)
La Convenzione no. 169 dell’ILO (International Labour Organization) risale al giugno del 1989.  Il 26 giugno 1957 fu adottata la Convenzione no. 107. Quest’ultima è rimasta il riferimento primo per i popoli indigeni fino al 1989. 
La 169 è stata adottata il 27 giugno di 32 anni dopo con aggiornamenti sostanziali in termini di principio. Il diritto all’autoidentificazione viene indicato esplicitamente (art. 1 punto 2) diversamente dalla Convenzione 107 che non ne fa menzione. L’aspetto temporale non deve essere sottovalutato e, in tema di diritti rivendicati, l’influenza delle collettività indigene è andata aumentando con il passare degli anni. 
Inoltre viene esplicitamente richiesto di riconoscere i popoli indigeni non come “people” ma come “peoples” e dunque accentuare con la s un termine che di per sé rimanda ad una idea di composizione (people in inglese significa “gente”). 
L’unione tra autoidentificazione e l’esaltazione della natura composita della popolo indigeno globale sostiene a pieno il bisogno della preservazione della lingua e della cultura locale; entrambe esistono nella misura in cui si possano condividere e la condivisione sta nella consapevolezza di far parte di un gruppo.
La Convenzione 169 è diventato un caposaldo per le rivendicazioni indigene. Non è un caso che tale convenzione abbia ad ora trovato il consenso reale di soli 18 paesi. 
In Europa l’unico paese che ha ratificato è stata la Spagna.
La Convenzione 107 è quella alla quale la maggior parte dei paesi fanno ancora riferimento: 27 paesi l’hanno ratificata e solamente 9 hanno sostituito alla 107 la 169. 
Le perplessità nascono dal timore che la convenzione (che ha forza vincolante nella misura in cui non collima con i principi della giurisdizione interna) possa dare spunto a chi rivendica i diritti enunciati per procedere con una azione di forza che possa compromettere la “naturale” coesione di un territorio nazionale: il principio dell’identificazione contempla infatti un valore altamente simbolico dato al territorio (quello ancestrale) nel quale le collettività sono insediate.
Tale convenzione costituisce l’unica norma di diritto internazionale che riconosca i diritti dei popoli indigeni nei confronti degli stati.
http://www.gfbv.it/3dossier/diritto/ilo169-conv-it.html

 

Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con risoluzione 2200A (XXI) il 16 dicembre 1966 (Articoli 1, 2, 14, 24, 26, 27) 
La convenzione è entrata in vigore il 23 marzo 1976. L’Italia ha ratificato la convenzione il 15 settembre 1978 ed è stato reso esecutivo il 25 ottobre 1978 (legge  n. 881). 
In essa non sono contenuti riferimenti specifici alle comunità indigene ma essendo rivolta all’individuo in senso lato, esse possono ovviamente essere contemplate come beneficiarie. In più articoli viene sottolineata l’importanza di garantire una integrità culturale dell’individuo; inoltre l’assicurazione di diritti civili e politici rimanda ad una connotazione partecipativa, elemento fondamentale per i popoli indigeni.
E’ da ricordare che per la Convenzione sui Diritti Civili e Politici esiste un Protocollo Opzionale che può essere anche non considerato nel momento della ratifica.
http://www.ochcr.org/english/law/ccpr.htm

 

Convenzione Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con risoluzione 2200A (XXI) il 16 dicembre 1966 (Preambolo, 31 articoli) 
L’importanza di questa convenzione, entrata in vigore il 3 gennaio 1976, sta nella contemplazione di diritti sociali e culturali che devono essere garantiti dagli stati ai loro cittadini.  I popoli indigeni non si ritengono parte di una società nazionale, o meglio ritengono che parte dello stato siano i territori da loro abitati.
http://www.ohchr.org/english/law/cescr.htm

 

UNESCO, Convenzione contro la Discriminazione nell’Educazione, Parigi, 14 dicembre 1960. (19 Articoli; artt. 1, 2, 5)
http://www.centrodirittiumani.unipd.it/a_strumenti/testoit/09001it.asp?stampa=yes

 




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