Contro l`austerità

Posted on in Europa e oltre 5 vedi

Contro l`austerità

Sorvegliati ma fattivi, senza sensi di colpa, per diventare più ricchi

In America, dove tutto era cominciato nel 2008 con l`esplosione del debito privato, hanno scelto una soluzione diversa da quella nostra, d`impronta tedesca.
Lo stesso in Gran Bretagna, paese europeo ma anche atlantico e fuori dell`area euro. Hanno, per farla breve, pompato moneta nel sistema. Ne sono seguite aspre polemiche, specie di parte conservatrice, perché i risultati non sono stati eccezionali e immediati, e la creazione di lavoro, che da loro è il vero termometro dello sviluppo e della famosa equità, è stata insufficiente. Però, nonostante i rischi da debito e una invadenza statale considerata con sospetto, l`America e la Gran Bretagna hanno tassi di interesse molto bassi con cui fare i conti, gli sconquassi bancari sono stati recuperati, e le risorse per andare avanti a loro costano pochissimo in paragone con quello che sta succedendo in una parte dell`Europa continentale che fa per adesso centro sull`Italia. Se per allargare il campo prendiamo la Francia in allarme, possiamo dire che se loro promettono di ripartire, da noi incombe minaccioso un altro temporale di gennaio.
L`economista Paul Krugman, in campagna da mesi contro le concezioni punitive dell`indebitamento come colpa, ha scritto ieri che il debito della Seconda guerra mondiale non è mai stato pagato. I debiti gli stati li pagano con la crescita economica della società, che è la loro vera cassa continua e il loro garante di ultima istanza, per dir cosi. Gli anni. Quaranta e Cinquanta produssero un gigantesco boom, e così il debito scompari. Il sospetto è che lo stesso debba accadere da noi: lavorare, competere, produrre, consumare, tenere aperti i negozi in ogni senso, e fuori del vecchio confortevole orarioormai tramontato, partendo da un livello superiore di standard di vita e di beni acquisiti, un compito più difficile ma senza alternative. Non per castigare i ricchi, ma per diventare più ricchi.

Il Foglio, pag.3
03/01/2012




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.