«Contro il terrorismo l’ Europa fa finta di nulla»

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Terrorismo

Ma l’Europa sta ancora a guardare


Il terrorismo islamico viene all’onore dell’opinione pubblica mondiale soprattutto l’11settembre 2001. Ma esisteva anche prima ed è continuato dopo. Prima, si ricordino il World Trade Center del 1993, la nave americana «Cole», le ambaciate americane di Dar el salam e Nairobi. Dopo, si ricordino Bali, Casablanca, Riad, Giakarta, AnkaraBeslam, Pakistan. E soprattutto Madrid. Sono più di dieci anni di terrorismo, con un numero imprecisato di massacri e morti. Dieci anni di jihad, di guerra santa, di cui occorre comprendere le ragioni che la motivano, gli obbiettivi che persegue, gli strumenti che usa. Le ragioni di questa guerra santa sono state illustrate dai terroristi, nel nostro linguaggio,dai combattenti e martiri, nel loro, molte volte nel corso degli anni. Esse sono un misto di concezioni filosofiche, religiose, politiche, tutte basate su un senso di frustrazione delle popolazioni islamiche, una visione di degradoe corruzione morale dell’Occidente, un desiderio di riscatto, un ritorno al Califfato, una concezione globale dell’islam, come si legge in un testo attribuito a Bin Laden e diffuso(…)
«Contro il terrorismo l’ Europa fa finta di nulla»
(…) da Al Jazeera il 4 gennaio
2004. (…)Gli obiettivi della jihad, sono l'America, Israele, l'Occidente intero, i Paesi arabi e islamici moderati.Nella «Dichiarazione del Fronte islamico mondiale per la jihad contro ebrei e crociati» del 23 febbraio 1998, l'America è accusata di «occupare le terre dell'Islam nei suoi territori più sacri, l'Arabia, saccheggiare le sue ricchezze, sopraffare i suoi governanti, umiliare i suoi popoli, minacciare i suoi vicini, e usare le proprie basi nella penisola come punte di lancia per lottare contro i vicini popoli islamici».Israele è accusata di occupare Gerusalemme, opprimere e uccidere i palestinesi. (…) I paesi islamici soprattutto del Golfo sono accusati di tradimento. (…) Infine, gli strumenti. Un manuale di addestramento di Al Qaida trovato a Lùndra nel 1993, dice:«II confronto che si vuole aprire con i regimi apostati non è fatto di dibattiti socratici, né di ideali platonici, o di diplomazia aristotelica. Conoscesolo il dialogo delle pallottole, gli ideali dell'assassinio, delle bombe e della distruzione, e la diplomazia della mitragliatrice e del cannone».Dieci anni, dunque, di guerra santa, di teorie,, proclami, attgntati, massacri.! Sulla pelle dell'Occidente, di Israele, dei Paesi arabi, sotto gli occhi di tutti. Questo vogliono, dicono e fanno loro. Vogliono la guerra santa, predicano la guerra santa, fanno la guerra santa. E noi che cosa vogliamo, diciamo, facciamo?Marte
Come reagisce il mondo occidentale a queste dichiarazioni e azioni di guerra?
La sintesi più felice e la fotografia più precisa dell'odierna situazione l'ha offerta lo studioso americano Robert Kagan. Egli ha scritto: «Quando si arriva a fissare le priorità, a determinare le minacce, a definire le sfide, a modellare e realizzare le politiche estere e di difesa, gli Stati Uniti e l'Europa percorrono strade separate». Insomma, l'Occidente è diviso. Per usare le ormai celebri parole di Kagan, «sulle principali questioni strategiche e intemazionali, gli americani vengono da Marte e gli europei da Venere». (…) Quale che sia lo status e il valore della teoria di Kagan, il fatto della divisione dell' Occidente sulla questione dell' Irak e del terrorismo islamico resta. A questo fatto America e Europa hanno reagito in modo diverso. (…)Solitamente, le ragioni di Marte-America sono state
identificate nella amministrazione Bush, nella sua mancanza di riguardo per il multilateralismo, nella sua scarsa considerazione per l'Onu, nella sua sete di rivincita dopo l' 11 settembre, nella sua arroganza e ignoranza delle sottigliezze delle relazioni intemazionali. Ma è chiaro che questa spiegazione risente troppo della polemica politica intema a tutti i Paesi europei, divisi tra i «pacifisti» e gli «interventisti», gli uni sostenitori dei democratici americani, gli altri sostenitori dei repubblicani. Basterebbe la risposta che il candidato democratico John Kerry ha dato durante il primo dibattito col Presidente Bush per smentirla. Kerry non solo ha detto che «il Presidente ha il diritto, e ha sempre avuto il diritto, al colpo preventivo», ha anche aggiunto che «questa è stata una grande dottrina durante la guerra fredda. Ed è stata una delle cose su cui abbiamo discusso in relazione al controllo degli armamenti».La spiegazione dunque va cercata altrove. E io credo che vada ricercata in quel wilsonismo carsico e trasversale che da decenni caratteriz za la politica americana, una dottrina che prende il nome dal Presidente democratico Woodrow Wilson che alla Conferenza di pace di Parigi del 1918, lanciò una triade di idee – libertà
politica, libertà economica, sicurezza – che, se realizzata, avrebbe scongiurato il rischio di altre guerre mondiali. (…) Si tratta della filosofia universalistica e antirelativistica dei diritti umani originari, inviolabili e invarianti rispetto alle tradizioni, culture e religioni.
(…) Si legga adesso il documento The National Security Strategy dell'amministrazione americana del 17 settembre 2002,quello noto per la tesi della guerra preventiva. Dove Bush dice: «Ovunque la gente vuole avere la libertà di parola, vuole scegliere i propri governanti, la fede religiosa, il modo di educare i propri figli, maschi o femmine, vuole possedere dei beni e godere il frutto del proprio lavoro». (…) Queste sono espressioni universali.
Il Giornale p,1
10/10/2004
di Marcello Pera
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