Condono, la Ue boccia l’Italia

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20/10/2004, La Repubblica, pag. 11

Dopo falso in bilancio e Tremonti bis, nuova bacchettata della Commisione sul pagamento dell’Iva

Condono, la Ue boccia l’Italia “Via l’immunità a chi non paga”

Di Franco Papitto
BRUXELLES -La” finanza creativa” all'italiana incappa ancora una volta nei rigori dell'Unione europea. Ieri è toccato al condono fiscale, per la parte che riguarda l'evasione dell'Iva, e oggi sarà lavolta dellaproroga degli sgravi fiscali previsti dalla Tremonti bis (sulla quale sarà chiestala restituzione di tutti gli aiuti concessi) mentre la settimana scorsa c'è stata la requisitoria contro la depenalizzazione del falso in bilancio pronunciata a Lussemburgo dall'Avvocato generale della Corte di giustizia europea. Un comunicato della Commissione Ue informava ieri che è partita da Bruxelles “richiesta formale di modificare il capitolo Iva del condono fiscale”. L'ex ministro del Tesoro, Vincenzo Visco, ha commentato: «L'Europa ci mette sotto tutela svelando uno per uno tutti i trucchi legali e contabili di un governo che ha messo a serio rischio la tenuta economica e sociale del paese».
Il condono fiscale, rileva la Commissione, garantisce immunità in cambio del pagamento di una somma forfettaria. In futuro, dunque, «non sarà più possibile alcun procedimento legale nei confronti del soggetto, anche qualora in un secondo tempo venissero provate irregolarità». E questo non va, almeno per quel che riguarda l'Imposta sul valore aggiunto. In effetti, una quota del gettito dell'Iva riscossa in ogni paese concorre ad alimentare il bilancio comunitario. Da qui deriva l'interesse europeo alla corretta gestione di tutto quel che riguarda questa imposta.
«La Commissione europea ritiene che-dice la comunicazione inviata al governo di Roma la rinuncia generale e indiscriminata dell'attività di accertamento e riscossione degli eventuali importi supplementari dell'Iva comprometta il buon funzionamento del sistema armonizzato alivello europeo e la corretta riscossione delle risorse spettanti alla Comtmità». Di norma, all'avvio di un contenzioso con un paese membro la Commissione Ue invia una richiesta di informazioni e poi, se non è soddisfatta, passa al «parere motivato» con il quale si ingiunge al paese in questione dimodificare decisioni o comportamenti pena il deferimento alla Corte di giustizia. In questo caso la Commissione ha deciso di saltare la prima fase e di passare direttamente alla seconda. Siamo già al parere motivato e alla richiesta di modificare il condono. C'è fretta, per salvaguardare gli interessi finanziari comunitari, e se non arriveranno a Bruxelles «risposte soddisfacenti entro due mesi, la Commissione potrebbe adire la Corte di giustizia».
C'è nel condono «una violazione della sesta direttiva Iva, che prevede la tassazione di tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate all'interno del paese e obbliga gli Stati membri ad adottare le misure necessarie affinchè i soggetti passivi assolvano i propri obblighi di dichiarazione e di pagamento dell'Iva».Certo, le regole europee lasciano agli Stati nazionali un certo margine di discrezionalità«per tarare la propria azione di controllo in funzione delle risorse umane e tecniche disponibili».
Ma il caso italiano è particolare perché pare esserci «una rinuncia generale e indiscriminata all'attività di accertamento e di riscossione dell'Iva, in violazione degli obblighi assunti in applicazione del diritto comunitario».

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