Concorso a cattedra. Il Buon Senso che manca alla Buona Scuola.

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Concorso a cattedra. Il Buon Senso che manca alla Buona Scuola. Lettera.

Sono una docente abilitata ligure, 34 anni, classe di concorso Storia e Filosofia A19 (ex A037) e sono grata alla Scuola della riforma perché è stata non Buona ma Buonissima con me. Innanzitutto perché sono tra i tanti bocciati agli scritti del concorso (nella mia classe di concorso ne sono passati 7 in Liguria) e come si sa “mal comune mezzo gaudio”, inoltre l’umiltà è una virtù importante da esercitare per un docente che ha uno stipendio ridicolo e spesso una vita precaria. Quindi sicuramente dietro questa ecatombe regionale di docenti nella classe di concorso A19 e A18 (che si sono abilitati dopo un faticoso e dispendioso TFA, che ha previsto selezioni e prove “ante”, “in” e “post”) ci deve essere una “nemes”i del nostro governo (realizzata dalle commissioni): mostrare come ogni risultato ottenuto faticosamente nella vita vada riequilibrato con un corrispettivo insuccesso, per evitare eccessi di autostima e deliri di onnipotenza tipici del corpo docente. Questa ricetta, ovvero il bilanciamento delle vittorie e delle frustrazioni, non viene generalmente prescritta a quanti ottengono quello che desiderano per privilegi, status sociale o di nascita o altre situazioni particolari. A loro la fatica, il sacrificio e la delusione non servono, per la loro salute è meglio che ottengano subito tutto, altrimenti cadrebbero in depressione.
D’altra parte lo affermava già Platone, la formazione di coloro che si preparavano a diventare filosofi-governanti era lunghissima. Solo intorno ai cinquant’anni il filosofo-governante era pronto. A governare cosa? Una classe di adolescenti in un liceo? No a governare lo Stato perfetto.
Sono davvero grata alla Buona Scuola perché quando ha voluto selezionare i docenti migliori, mi ha chiesto di rispondere in 150 minuti a 6 domande di filosofia e 2 di lingua straniera e sempre in 150 minuti a 6 domande di storia e 2 di lingua straniera, attivando delle risorse che non pensavo di possedere, una connessione web interna nel mio cervello, un motore di ricerca stile Google che in poco più di 10 minuti per domanda, ha cercato di attingere dalla mia personale biblioteca di Alessandria tutto lo scibile sul “panta” e oltre, e mi ha chiesto per esempio, di presentare i testi antichi filosofi che illustrano la prospettiva di Pierre Hadot, di ipotizzare un’unità didattica di apprendimento sulla prova ontologia di Anselmo d’Aosta alla luce della teoria di Theodor W. Adorno, un’altra unità didattica di apprendimento sul Cogito cartesiano alla luce della filosofia contemporanea, un itinerario didattico tematico sul ruolo della scienza a partire da una frase di Wittgenstein con un focus sulle posizioni novecentesche, un’altra unità didattica sull’istruzione e l’insegnamento prendendo spunto dalla Costituzione e, qui ho ripreso fiato, un’unità didattica interdisciplinare e multimediale su un tema affrontato nella filosofia di Kierkegaard. Queste tracce abitano però l’Iperuranio della scuola, le potenzialità inespresse di tutti i programmi (che poi possiamo chiamare anche Indicazioni Nazionali ma sempre di programmi si tratta). Io chiedo a tutti i docenti di filosofia (che abbiano un po’ di onestà intellettuale) quante volte si siano cimentati nella loro carriera in un’UDA (ripeto UDA) sulla prova ontologica di Sant’Anselmo alla luce del pensiero di Adorno…
Ma è con le domande di storia che i luminari hanno dato il meglio, perché, lì dove filosofia era bella e immensa, storia era bella, immensa e impossibile e ripetiamo, non tanto per i contenuti in sé, quanto per le modalità con cui è stata somministrata la prova e la quantità di informazioni richieste in poco tempo. Mentre l’angosciante barra del tempo si accorciava davanti i nostri occhi fissi sullo schermo del pc, noi avremmo dovuto estrarre dal cilindro magico della nostra infinita conoscenza: una serie di lezioni dall’approccio interdisciplinare sull’evoluzione del “warfare” tra Medioevo ed età moderna, descrivendo sussidi audio-visivi/digitali e motivando un riferimento bibliografico; una serie di lezioni dall’approccio interdisciplinare sui fenomeni migratori dal XII al XXI secolo con un approccio laboratoriale sulle migrazioni di oggi; applicare il concetto di “nation building” a un caso di studio, ricostruendo il processo e il connesso dibattito storiografico sulla natura artificiale delle nazioni in una serie di lezioni dall’approccio interdisciplinare, proponendo e motivando anche un viaggio di istruzione (!). Si richiedeva poi una serie di lezioni dall’approccio interdisciplinare sulla storia della civiltà islamica, evidenziando l’andamento e i lasciti della diffusione dell’Islam tra VII e XX secolo, con un riferimento bibliografico; a partire dall’elezione di Obama, la questione afroamericana, ricostruendo il processo tra XVIII e XX secolo in una serie di lezioni con un approccio interdisciplinare e di tipo culturalista, indicando sussidi audio-visivi-digitali e con accenni alla Costituzione italiana per una lezione sul tema del razzismo.
Dulcis in fundo: proporre attività di orientamento per il… udite udite… noto monoennio finale (perché chiamarlo ultimo anno o quinto anno avrebbe tolto l’aura fumosamente cervellotica della prova).
Quindi ora una domanda, fuori dal sarcasmo, la pongo io alla Buonissima Scuola di Renzi è: cosa volevi dimostrare a noi abilitati? Che non siamo degli elaboratori elettronici? Che non siamo in grado in dieci minuti di elaborare 6 UDA per sviluppare argomenti da labirinto escheriano? Mi va benissimo essere valutata nelle risposte, ma non mi va affatto bene che nessuno valuti le domande. Mi va benissimo non essere passata all’orale anche se ho risposto a tutte le domande, ma non mi va affatto bene che le griglie di valutazione siano uscite pochi giorni prima dei risultati, non ricevere uno straccio di punteggio ottenuto, e sinceramente, essere stata sottoposta, io come tutti, a un concorso pretenzioso nelle premesse, farsa nelle modalità e surreale nei contenuti. Abbiamo tutti sudato l’abilitazione. Non ci va affatto di essere le cavie di esperimenti sadici e quindi Buona Scuola, non stupirti se ci mobiliteremo tra accesso agli atti e ricorsi, perché forse saresti meglio un po’ meno Buona e un po’ più di Buon Senso.
Sonia Cosco
(Da orizzontescuola.it, 25/7/2016).

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