Con Barroso sino al 2014

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16/9/2009 – LA PRESIDENZA DELLA COMMISSIONE
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Il parlamento investe il portoghese alla guida della Commissione. E' l'uomo del minimo denominatore comune, ma questi sono i tempi. La sconfitta di Schulz, il patto fra destra e sinistra.

Josè Manuel Barroso sarà il presidente della Commissione europea anche nei prossimi cinque anni. Dopo aver ottenuto la designazione unanime dei ventisette capi e di governo dell'Ue, oggi a mezzogiorno ha ricevuto una solida investitura del Parlamento europeo dopo una battaglia durante due mesi e animata da una suspense finta. L'esito non è mai stato in dubbio e l'unico che ha veramente temuto di non farcela è stato il portoghese. Visto da fuori era scritto nelle stelle.

L'unico dato interessante è il numero dei voti. Col Trattato in vigore, ovvero Nizza, bastava la metà dei votanti. Lisbona chiedeva la metà più uno degli aventi diritto. Barroso ne ha presi 382 su 718. Quindi il giudizio vale anche nel quadro di Lisbona, se l'Irlanda dirà si il 2 ottobre. Contrari in 219 e astenuti a 117. Un successo per il portoghese. Non si vede neanche il segnale minacciato dai suoi oppositori.

Entrando in aula alle 12.16 – a fianco del presidente Jerzy Buzek – è stato applaudito lungamente. Lui si batteva il petto e ringraziava. Gli hanno stretto la mano i leader dei gruppi. Un mazzo di fiori è apparso sul suo tavolo. Ha preso la parola: “Avete abbracciato la mia ambiziosa agenda per i prossimi cinque anni”.

Ringrazia il Ppe ma assicura che “il mio partito è l'Europa”. Ringrazia governo portoghese e il premier Socrates “senza il quale non sarei stati rieletto”. Ribadisce la disposizione a collaborare per rafforzare la democrazia parlamentare. “Europa più forte per la liberà e la solidarietà. Grazie”. Applausi ancora.

Perché ancora Barroso? Perché è il garante del minimo comune denominatore. Pragmatico, disposto a molto, bella presenza, sette lingue ben parlate, è l'uomo dei compromessi per eccellenza. Il che non ci piace in teoria, ma nel condominio europeo è un look che non tradisce. Ha delle visioni ma le tiene per se.

E' ben disposto alla tecnica dei due passi in avanti e del passo indietro. E' insomma il presidente perfetto per l'Europa che vogliono i governi in questo momento. Non è un merito da poco. Certo il mio modello resta Delors, il modello di un presidente che si caricava l'Europa sulle spalle e la porta con forza, anche lui, al compromesso inevitabile. Ma non smise mai di far sognare che crede nell'Europa. Oggi, però, Delors non sarebbe eletto.

La prova? Barroso lo hanno votato anche i suoi rivali politici, i premier della famiglia socialista di Portogallo, Spagna e Regno Unito. Barroso è una delle poche entità sulla quale destra e sinistra sono in perfetta sintonia.

Lo sconfitto è Martin Schulz. Da maggio ha cercato di legittimare la sua azione contro Barroso, anche quando era chiaro che non ce l'avrebbe fatta mai. Ed era anche chiaro, lo ha ricordato ieri sera Daniel Cohn Bendit, “che stava facendo tutto questo per i suoi interessi personali”. Il tedesco, miracolato dal suo nemico Silvio Berlusconi, punta ad essere presidente del parlamento europeo nella seconda metà della legislatura europea. La sua politica moscia contro Barroso dovrebbe aiutarlo ad avere il consenso del Ppe per il rispetto del patto tecnico fra i due gruppi. Per il suo obiettivo ultimo è disposto a fare tutto. Ma, almeno a quanto si sentiva dire ieri, pare che fra i suoi si stia immaginando la possibilità di fargli un po' di fronda. Io non ci credo, ma sarebbe una buona notizia.

Tuttavia Schulz resta il candidato Spd per la commissione europea quindi potremmo ritrovarcelo a Bruxelles. Bad news!

Il vincitore è Guy Verhofstadt. Quando ha capito che non c'era niente da fare il leader liberlademocratico ha cercato di inchiodare Barroso su alcuni punti chiave. In questo modo ha limitato i danni. E' uno dei cervello più lucidi e interessanti dell'Ep, in questa fase.

Gli italiani. Pdl a favore. Lega contro. Pd astenuto.

ps. Tornermo ancora sul quinquennio che ci aspetta. Permettete, pe rora, una piccola nota autocelebrativa. Il 17 giugno Straneuropa ha fatto un punto sulle nomine. Lo riprendo.
Josè Manuel Barroso da mesi sta facendo ogni piccolo passo per essere confermato alla guida della Commissione Ue. Nelle ultime settimane ha avuto un'esposizioni mediatica senza pari, almeno nella categoria di quelli che non possiedono canali televisivi. Si è portato in tutte le capitali per raccogliere consensi, ha fatto concessioni di ogni tipo ai governi. Si è comportato in ogni modo salvo che in uno normale: oggi non farà la tradizionale conferenza stampa pre vertice, il che sa di voglia di prudenza; in compenso ha scritto una lettera ai leader che si incontrano domani per dire quali devono essere le loro prerogative per l'Europa (mossa del tutto inedita). Il portoghese è nervoso. Lo è anche il suo staff che appena la scorsa settimana se l'è presa con la Stampa, complice di aver scritto “qualcosa che non ci è piaciuto”. In realtà, possono stare quasi tranquilli. Barroso non avrà l'incoronazione del solstizio in cui sperava ma alla fine dovrebbe farcela. Come? Domani i leader troveranno un accrocchio politico per dire che sarà lui il presidente, lo cuoceranno a fuoco lento durante l'estate e poi – se non ci saranno colpi di scena – lo nomineranno in novembre. Una parte del Parlamento cercherà di bloccarlo ma temo che non sia ancora venuto il tempo in cui Strasburgo riesce a capovolgere i giochi del Consiglio. Vabbè, complimenti per aver scelto questo blog!


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