COMUNICATO STAMPA

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COMUNICATO STAMPA

UNO STRISCIONE DI 150 METRI QUADRATI PER CHIEDERE CHE ANCHE IL SETTORE CULTURALE, NEI SUOI VARI ASPETTI COMUNITARI ED INTERNAZIONALI, VENGA INCLUSO CON UN TITOLO A SE’ NEL NUOVO TRATTATO, E CHE SI PIANIFICHI LA PROMOZIONE E PROGRESSIVA ADOZIONE DELL’ESPERANTO QUALE LINGUA FEDERALE EUROPEA.
IN QUESTO MODO I RADICALI MANIFESTERANNO, A TORINO IL 29 MARZO, IN OCCASIONE DELL’INSEDIAMENTO DELLA CONFERENZA INTERGOVERNATIVA PER LA REVISIONE DEL TRATTATO DI MAASTRICHT.
L’APPUNTAMENTO -INSIEME AGLI AMICI FEDERALISTI- E’ IN PIAZZA CARIGNANO DALLE ORE 8.

Compito della politica comune nel settore culturale, nella misura in cui lo consente il principio di sussidiarità , dovrebbe essere quello di creare condizioni di sviluppo favorevoli per il settore, garantire la cooperazione e il cordinamento tra le istituzioni e i servizi che agiscono nell’ambito delle politiche comuni istituzionalizzate per affrontare insieme la pianificazione e l’elaborazione di obiettivi comuni, decidere su tutto quanto può riguardare culturalmente l’eurocitadino in quanto tale.
Modificando il Trattato di Maastricht in tal senso, si dovrà procedere all’istituzione, in seno alla Commissione Europea, di un ufficio che studi il problema della comunicazione, specialmente in vista dell’allargamento dell’Unione, cercando di rispondere a quesiti come:
a) Come funziona attualmente l’Unione per quanto riguarda la comunicazione? quali sono le lingue usate effettivamente? che problemi ci sono? quali sono i costi e gli inconvenienti? b) Cosa può succedere con l’allargamento dell’Unione ai Paesi del Centro-Europa e quindi con l’aggiunta di altre 4-5 lingue a quelle attuali (esempio: sloveno, ceco, ungherese, polacco)? o ancora di più in futuro (croato, slovacco, lituano, estone, lettone)? potrà l’Unione funzionare con una ventina di lingue tutte su un piano di formale parità? c) Sarebbe opportuno o addirittura necessario avere una lingua di lavoro comune per le istituzioni che possa diventare anche lingua di comunicazione comune per tutti i cittadini dell’Unione? d) Se sì, quale dovrebbe essere tale lingua? è accettabile una lingua nazionale come lingua comune per tutti gli europei? quale dovrebbe essere tale lingua? e comunque è possibile che un’eventuale scelta in tal senso si possa realizzare? quali ne sarebbero le conseguenze a lungo termine? e) Ci sono altre soluzioni? quali? qual’è l’esperienza fatta sinora con una lingua neutrale pianificata come l’esperanto?
Tale ufficio, di cui dovranno far parte esperti che si sono specificamente occupati del problema della comunicazione linguistica internazionale, dovrà presentare una sua relazione nel giro di un anno.
Le conclusioni dovrebbero essere orientate all’introduzione dell’Esperanto come "lingua di lavoro" delle istituzioni comunitarie e lingua federale degli eurocittadini.

Per informazioni: Mimmo Moniaci 011-6897922, cell. 0335-6007320

NOTA
Nel 1995 il Ministro della Pubblica Istruzione ha emanato una Circolare di 26 pagine in favore dell’Esperanto.
Dal 1994 (anno in cui i radicali glieLo chiesero in occasione di una "solita" Marcia di Pasqua) il Santo Padre continua ad usare l’Esperanto tra quelle pochissime lingue attraverso le quali, a Pasqua e a Natale, impartisce la benedizione augurale "urbi et orbi"
Tra il 1994 e il 1995 la "Esperanto" Radikala Asocio ha condotto un Progetto Unesco, il Fundapax, che ha coinvolto, grazie all’Esperanto, 105 scuole di 29 Paesi del mondo dei quali 17 europei. Oggi il Fundapax è diventato un Dipartimento dell’ERA che si dedica all’aggiornamento degli insegnanti e ai gemellaggi di scuole e classi d’Europa e del mondo.




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