COMPROMESSO ALL’EUROPEA

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COMPROMESSO ALL’EUROPEA

ANDREA BONANNI

Più che un vertice politico dei leader europei,è stato un consiglio d’amministrazione.In meno di venti minuti grandi e piccoli azionisti dell’”Europa spa” hanno designato il premier portoghese Josè- Manuel Barroso come successore di Romano Prodi alla presidenza della Commissione. Applauso,brindisi,strette di mano,dichiarazioni frettolose di inevitabile compiacimento. Complimenti e pacche sulle spalle anche a Javier Solana,che viene confermato alto rappresentante per la politica estera dell’Ue e futuro ministro degli esteri europeo.

E via di corsa verso le rispettive capitali,lasciando alla cena i pochi che non se ne potevano andare,o che non avevano niente di meglio da fare per la serata. Con una cerimonia frettolosa i capi di governo dell’Unione hanno rappezzato ieri una delle molte ferite europee. Il compromesso su Barroso rimedia alla spaccatura politica che si era creata al momento di nominare il nuovo presidente della Commissione: integrazionisti guidati da Francia e Germania schierati a sostegno del premier belga Guy Verhofstadt contro euroscettici e filoatlantici che,pilotati da Blair con Berlusconi di rincalzo,sostenevano il conservatore britannico Chris Patten. Come sempre succede nelle vicende europee,la nomina di Barroso non soddisfa gli aspici delle due parti,ma ne rispetta rigorosamente i veti. Blair e Berlusconi non volevano i candidato che fosse in odore di antiamericanismo come Verhofstadt:e il conservatore Barroso ha inappuntabili credenziali filoamericane essendo stato uno dei più espliciti sostenitori dell’intervento in Iraq. Una pecca compensata dalla nomina del socialista spagnolo Solana a responsabile della politica estera.. D’altra parte Chiraq,sostenuto da Schroeder,aveva messo un veto a larghissimo raggio,dicendo che il designato doveva provenire da un paese del “nocciolo duro” che condivide sia la moneta unica sia l’apertura delle frontiere ed wscludendo così inglesi,irlandesi,danesi,svedesi e tutti i dieci nuovi entrati. Naturalmente il premier portoghese soddisfa questi requisiti.
Barroso ha anche due altri importanti atout a suo vantaggio:proviene da un piccolo paese e da un partito che aderisce al Ppe. La sua designazione,dunque,favorisce l’approvazione del Parlamento europeo,dove i popolari sono il partito di maggioranza,e soddisfa i piccoli paesi,sempre timorosi di essere sopraffatti. Ma soprattutto lascia mano libera ai Grandi nel gioco decisivo delle vicepresidenze. Schiude la strada al socialista tedesco Verheugen come super-commissario responsabile per gli affari economici e al socialista spagnolo Javier Solana che,pur non potendo essere nominato subito vicepresidente,di fatto gestirà fin da ora la politica estera dell’Unione. Anche se rappresenta il minimo comun denominatore di questa Europa divisa,Barroso non è per questo una personalità debole e ha le carte in regola per essere un buon presidente di Commissione. Parla perfettamente inglese e francese. Ha una solida formazione giuridica. Conosce bene la macchina europea essendo stato anche ministro degli esteri ai tempi della presidenza portoghese dell’Ue,che varò la strategia di Lisbona per rilanciare la competitività europea. E’un buon diplomatico e un politico tanto flessibile da aver cominciato la sua carriera come comunista filo-cinese per arrivare ad essere il leader di un partito dichiaratamente conservatore. Ha guidato senza traumi il Portogallo attraverso una politica di severissima austerità finanziaria risanando un bilancio disastrato. Tutti questi meriti non basteranno però a farne il leader di una Commissione “forte”,come ha annunciato di voler essere. Dopo un presidente scomodo come Romano Prodi,che ha voluto,e ottenuto,di esercitare un’autorità indiscussa sui membri della Commissione e che ha cercato,senza riuscirci,di trattare da pari a pari con gli altri primi ministri in qualità di capo del “governo europeo”,i grandi azionisti dell’Unione hanno deciso di cambiare musica.
La nuova Commissione,anche per il fatto di essere composta da un rappresentante per ogni stato membro,sarà un esecutore molto più sottomesso dei voleri del Consiglio europeo. Verrà di fatto espropriata di ogni competenza in politica estera con la designazione di Solana,che risponde direttamente ai governi nazionali. E vedrà i propri restanti poteri accuratamente spartiti tra un certo numero di vicepresidenti forti,che risponderanno inevitabilmente ai governi che li hanno nominati e investiti di ampie competenze.
Anche il ruolo di controllo e di indirizzo del Parlamento europeo,con cui Prodi ha sempre cercato ,spesso inutilmente,di stabilire un’alleanza in nome del metodo comunitario,ne uscirà indebolito. Il presidente uscente aveva voluto e ottenuto per la sua nomina un consenso parlamentare quasi plebiscitario. Barroso,ieri,ha annunciato che gli basta “metà dei voti più uno” per considerarsi pienamente legittimato. Il Parlamento è avvertito:per scelta e per vocazione questa Commissione lavorerà fianco a fianco con i governi nazionali,che sono i suoi azionisti di riferimento. Ma i governi sono azionisti esigenti. E infatti la logica della spartizione che ha portato alla nomina di Barroso si estenderà inevitabilmente giù per la piramide della burocrazia comunitaria,a cominciare dalla designazione dei commissari e delle loro competenze. La partita, adesso,è quella delle vicepresidenze. Germania,Francia e Gran Bretagna sono di fatto già certe di conquistarne una a testa e si stanno spartendo i portafogli che contano,soprattutto in campo economici. La Spagna ha Solana e la politica estera. La Polonia strepita per ottenere un posto in prima fila. I piccoli reclamano a gran voce almeno una delle poltrone di prestigio. E l’Italia? Sarebbe inconcepibile che il nostro paese,unico tra i “grandi”d’Europa,restasse escluso dalle vicepresidenze. Alla fine,con ogni probabilità,otterrà soddisfazione. Ma per capire quanto conterà l’Italia nel management dell’Europa di domani occorrerà anche vedere chi ricoprirà la carica di commissario e con quali competenze. E questa,per Berlusconi,è un’altra partita in salita.



La Repubblica p.1

Questo messaggio è stato modificato da: martina.zeppieri, 30 Giu 2004 – 13:30 [addsig]




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