Commercio vs Cooperazione

Lo sviluppo dei popoli indigeni

(di Carlos Deocón. Pueblos.)

Rebelión, 2 aprile.

Limiti delle politiche di cooperazione per lo sviluppo con i popoli indigeni.

Fin dal primo contatto con le potenze coloniali, i popoli indigeni hanno vissuto un olocausto che ha significato la scomparsa di molti di essi e che ha condannato i superstiti all’emarginazione, all’invisibilità e la depredazione di tutti i loro territori e delle loro ricchezze, lo sfruttamento della loro mano d’opera e la negazione delle loro culture.

Potrebbe sembrare che oggi tutto questo sia superato e che le popolazioni indigene non siano più minacciate. Si potrebbe perfino, parlare di cooperazione per lo sviluppo con i popoli indigeni. Ma, la globalizzazione permette realmente questa cooperazione? Nella seconda metà del XX secolo, gli indigeni hanno iniziato a organizzare la loro lotta attraverso movimenti sociali di trasformazione degli Stati che, hanno dato come risultati i riconoscimenti legali tanto costituzionali come del Diritto Internazionale, culminando nella Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni. Tuttavia questi riconoscimenti non hanno migliorato la situazione degli indigeni nel mondo, visto che i loro diritti individuali e collettivi continuano ad essere violati. Dagli anni 80, la Cooperazione Internazionale si è unita ai popoli indigeni in diversi aspetti delle loro lotte di rivendicazione:

– Rafforzamento organizzativo

– Esigenza dei diritti, diffusione della problematica indigena, partecipazione indigena in forum internazionali.

– Appoggio a programmi di sviluppo come: educazione bilingue interculturale, demarcazione e riconoscimenti territoriali, recupero delle culture.

– Organizzazione di una cooperazione specifica con i popoli indigeni che prenda in considerazione le loro peculiarità culturali e si basi sulla realizzazione dei loro diritti collettivi. È il caso della Cooperación Española con i Popoli Indigeni.

Ma il bilancio è così scoraggiante come quello relativo ai diritti e, salvo eccezioni, appena si intravedono passi in avanti in molti dei temi affrontati. Al contrario invece, la dipendenza della cooperazione, l’impoverimento generale e le minaccie alla sopravavvivenza sono aumentate.

Commercio vs. Cooperazione.

A cosa è dovuta questa contraddizione tra le dichiarazioni dei diritti e la coperazione da un lato, e la situazione di prostrazione e dipendenza dei popoli dall’altro? La causa è un’altra contraddizione meno visibile, ma ugualmente acuta, tra le politiche di cooperazione per lo sviluppo e quelle del commercio dei paesi donanti. Entrambe puntano a direzioni opposte e hanno diversi pesi nell’insieme delle politiche estere dei paesi sviluppati: i commerci hanno bisogno di sforzi più grandi per quanto riguarda i preventivi e, soprattutto un maggiore impegno politico. Le politiche commerciali dei paesi donanti sono coerenti con la globalizzazione, intesa come un insieme di norme internazionali, politiche economiche e riforme giuridiche che ricercano la liberalizzazione del commercio, la riduzione del ruolo degli Stati nell’economia e nella mercantilizzazione progressiva di ogni aspetto delle relazioni sociali e produttive. Queste norme si impongono attraverso diversi meccanismi quali:

La coazione sviluppata dal Fondo Monetario Internazionale(FMI) e la Banca Mondiale(BM) attraverso dei piani di organizzazione strutturale voluti come condizione finanziaria esterna.

Gli accordi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio(OMC).

I trattati di libero commercio.

Le politiche nazionali di rinuncia allo sviluppo e inserimento nell’economia globalizzata. Esigenza della globalizzazione quindi esiste una contraddizione fondamentale e inevitabile tra il paradigma dei diritti collettivi dei popoli indigeni ( territorio, autodeterminazione, elezione di un proprio miodello di sviluppo) e il paradigma della globalizzazione.[addsig]




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