Come fare un Progetto Esperanto sulle pari opportunità e non nominare mai la lingua delle pari opportunità

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Come fare un “Progetto Esperanto” sulle pari opportunità e non nominare mai la lingua delle pari opportunità

Nota di Giorgio Pagano – Radicali/ERA

Quando un argomento è tabù, si arriva a tutto pur di non parlarne. E’ il caso dell’esperanto. L’ultimo divertente paradosso è stato realizzato dall’Associazione Happy Time e si chiama proprio “Progetto Esperanto”. Si tratta di un concorso video che ha come tema le pari opportunità. Niente da ridire sul merito dell’iniziativa, ma come si fa a chiamare un progetto sulle pari opportunità “Esperanto” e a non fare neanche un riferimento alla lingua, che peraltro è nata proprio per l’esigenza stessa delle pari opportunità linguistiche – e non solo? E’ un po’ come fare un progetto “Canguro” sull’Australia e non degnare neanche di una foto il simpatico animale. La differenza è che tutti sanno com’è fatto un canguro, ma in pochi conoscono l’esperanto, e questo lo dobbiamo a chi, come l’Associazione Happy Time, porta avanti temi nobili e condivisibili, ma lo fa pagando il dazio al monolinguismo coloniale (“Happy Time”) e tace sulla lingua di tutti, pur prendendone in prestito il nome.




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