Colonizzazione inglese: il pensiero di Marco Pecoraro

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Milano, 17 maggio 2011
Conferenza d’Ateneo sulla Formazione

Buongiorno a tutti,
sono Marco Pecoraro, rappresentante degli studenti in Senato Accademico con Lista Aperta.
In questa sede desidero riportare a tutti voi il nostro pensiero e quello dei nostri amici sul tema dell’internazionalizzazione, ringraziando il nostro Rettore per l’opportunità offertaci di partecipare a questo momento di riflessione insieme. 

Cosa significa, per noi studenti, la parola “internazionalizzazione”? questo tema si materializza principalmente in tre forme differenti.
La prima forma di internazionalizzazione consiste nella possibilità di poter intraprendere una parte del proprio percorso di studio – esami o tesi – presso un ateneo straniero. Si tratta indubbiamente della parte più forte e affascinante in cui questo tema può declinarsi, e ha conosciuto un notevole sviluppo quantitativo negli ultimi anni, anche grazie a programmi quadro promossi a livello europeo e non solo quali Erasmus, TIME, etc.   Per affrontare questo tema ci sembra però ineludibile una domanda iniziale che è la seguente:
Perché il nostro ateneo ritiene utile che i propri studenti possano avere un’esperienza di studio all’estero?
Dal nostro punto di vista un’esperienza di studio all’estero può essere utile per diversi motivi. Il primo riguarda indubbiamente l’aspetto personale ed umano: nel momento in cui dobbiamo recarci all’estero, infatti, siamo chiamati ad affrontare sfide e responsabilità spesso nuove, un nuovo contesto sociale, una nuova lingua, nuovi docenti e compagni di studio, e di fronte a questa realtà nuova ciascuno di noi ha l’opportunità di crescere e imparare. Ma occasione ancora più grande può essere rappresentata proprio dal nuovo contesto accademico: inevitabilmente infatti l’approccio metodologico alle discipline e le modalità didattiche saranno nuove, e indubbiamente ciascuno di noi avrà l’occasione di verificare l’universalità degli strumenti acquisiti in Italia, e di metterli all’opera lavorando e imparando da docenti e studenti che affronteranno le nostre stesse discipline attraverso nuovi punti di vista. Da ultimo, ma non certo di minor importanza, occorre tenere presente l’aspetto della lingua: certamente il soggiorno di studio all’estero infatti rappresenta la possibilità di venire a contatto e “conquistare” lingua e cultura della nazione in cui si è ospitati.
Sin qui abbiamo cercato di mettere in luce alcuni tra i motivi per cui, a nostro parere, uno studente dovrebbe perlomeno interessarsi ad un’opportunità di studio all’estero.
A questo punto ci siamo chiesti se fosse possibile fornire alcuni suggerimenti rispetto alle modalità offerte oggi dal Politecnico per affrontare un’esperienza di questo tipo.
Occorre in primo luogo osservare come le opportunità di studio e soggiorno all’estero siano attualmente possibili attraverso un insieme piuttosto vario e frammentato di accordi, molti dei quali di natura bilaterale tra il Politecnico e singoli atenei – certamente tra tutti spicca il progetto Erasmus, innanzitutto per quantità e varietà dell’offerta proposta.
Tutti i fattori sino ad ora elencati già sono presenti nell’esperienza di noi studenti. Cosa invece richiede ancora un miglioramento? Dal nostro punto di vista studiare all’estero non dovrebbe essere solamente il tentativo di alcuni studenti che cercano tra la varietà delle opportunità offerte quella compatibile con ilproprio percorso di studio, ma vorremmo che questa iniziativa venisse sostenuta da una chiara convinzione da parte dell’Ateneo, a partire dai CCS, del valore e del ruolo di questa esperienza all’interno del percorso formativo: per questo proponiamo che ciascun corso di studio vagli criticamente tutti gli accordi preesistenti, specificando per ciascun ateneo partner quali siano gli indirizzi più affini a ciascuna sede, assieme ad una classifica delle sedi stesse per la qualità offerta nei rispettivi indirizzi di ciascun corso di laurea.
Certamente si tratta di un lavoro complesso, che richiederà un contributo decisivo a tutti i docenti all’interno dei propri corsi di laurea. Tale sforzo potrà avere successo solo se l’Ateneo deciderà di investire sulla riqualificazione dei propri progetti di internazionalizzazione, dando tutto il necessario supporto ai singoli corsi di studio. Certamente dunque l’efficacia richiederà un contestuale impegno per la semplificazione delle procedure per poter accedere ai programmi di mobilità.  
Da ultimo, è necessario porre attenzione all’equità dell’offerta: occorre ampliare quanto più possibile gli interventi volti a sostenere economicamente gli studenti che decidono di recarsi all’estero, specialmente per quanto riguarda i lavori di tesi, quasi del tutto esclusi dai grandi progetti istituzionali.
Il secondo aspetto su cui riteniamo che ancora molta strada debba essere fatta riguarda le modalità con cui la didattica viene erogata qui al Politecnico. E’ necessario infatti che tutti gli studenti siano coscienti di doversi confrontare all’interno di una prospettiva internazionale. Per questo occorre che i corsi, specialmente alle lauree magistrali, tengano conto di questo sin dalla definizione del programma e del materiale didattico, mettendo a disposizione degli studenti bibliografia e approfondimenti in lingua inglese.
In alcuni casi questo processo è già stato avviato, giungendo sino all’attivazione di singoli esami o interi corsi di laurea in lingua inglese. A tale proposito occorre sottolineare come un processo di questo tipo, per poter essere efficace, richieda un approccio graduale, che garantisca dei requisiti minimi di qualità per quanto riguarda la conoscenza dell’inglese da parte dei docenti.
Da ultimo riteniamo che debba essere promossa con decisione un forma di internazionalizzazione ancora non sfruttata: le esperienze dei visiting professors. La prima internazionalizzazione non può infatti che partire dal Politecnico. Per questo proponiamo una sperimentazione: che in ogni corso di laurea magistrale, ogni anno, si preveda la possibilità per gli studenti di frequentare un corso tenuto da un docente straniero. 
Si tratterebbe da un lato di una occasione per rinsaldare i rapporti di collaborazione tra gruppi di ricerca italiani e stranieri, e dall’altro di offrire a tutti gli studenti che non hanno la possibilità di recarsi all’estero, di fare una esperienza internazionale proprio qui a Milano, in piena armonia con il proprio percorso di studio.
In sintesi, riteniamo che negli ultimi anni si siano fatti grandi passi in avanti nello sviluppo di questa tematica, specialmente per creare opportunità che prima non erano possibili, se non per un numero estremamente limitato di studenti. Oggi la sfida è quella di passare dalla quantità alla qualità, avendo come linee guida quanto esposto sino ad ora: e cioè percorsi ad hoc per ciascun corso di studio con sedi proposte dai singoli CCS, individuazione di strumenti a garanzia dell’equità per gli studenti meritevoli, un’introduzione di una cultura internazionale qui al Politecnico attraverso una riforma dei programmi dei corsi e soprattutto del materiale didattico, ed infine, l’introduzione di un corso a scelta alla laurea magistrale che sia affidato ogni anno ad un visiting professor. 
Con questo ho concluso. Ringrazio tutti per l’attenzione,

Marco Pecoraro
Rappresentante degli studenti in Senato Accademico per Lista Aperta




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