Colonizzazione anglofona, l’ERA pronta a supportare l’Iran e chiede aiuto per l’Italia e l’Ue.

Posted on 18 gennaio 2018 in L'ERA comunica 9 vedi

Già Gandhi nel 1908 sosteneva che “Insegnare l’inglese a milioni di persone equivale a schiavizzarli”, ora abbiamo appreso che il Governo iraniano ha deciso di non insegnare più l’inglese nelle scuole elementari governative e non.

L’ERA da 31 anni si occupa di genocidio linguistico-culturale come alternativa economica al genocidio e alla schiavizzazione vera e propria dei popoli, e teorizzata da Churchill (in dialogo con Roosevelt) davanti agli studenti di Harvard nel 1943: «Il potere di dominare la lingua di un popolo offre guadagni di gran lunga superiori che non il togliergli province e territori o schiacciarlo con lo sfruttamento. Gli imperi del futuro sono quelli della mente». Per questo ha affinato nel tempo gli studi e le ricerche di Economia linguistica.

Queste, le motivazioni che hanno spinto l’ERA a scrivere all’Ambasciatore dell’Iran in Italia Jahanbakhsh Mozaffari, chiedendo anche un incontro di approfondimento.

Siamo in grado di fornire a Lei e al Suo Paese – è scritto nella lettera – notizie e studi importanti per comprendere come, grazie all’occupazione linguistica inglese portata avanti anzitutto da Stati Uniti e Regno Unito, questi Paesi prosciugano gli altri di risorse economiche e mentali notevoli. Il tributo economico che, ad esempio, gli italiani forniscono direttamente e/o indirettamente al sistema finanziario angloamericano per l’apprendimento dell’inglese è di quasi 55 miliardi di Euro l’anno, mentre l’Unione europea oltre 400. In realtà molti di più con, nel contempo, la perdita dell’identità linguistico-culturale di ciascun Paese.

Alle Nazione Unite – prosegue la missiva – esiste un Comitato speciale per la decolonizzazione (Special Committee on Decolonization) ma è obsoleto, si basa sulla decolonizzazione di territori invasi ma, dal 1943, i territori che paesi colonizzatori come il Regno Unito e gli Stati Uniti hanno interesse ad invadere ed invadono, sono quelli delle menti degli altri popoli, eludendo così lo sdegno internazionale per il nuovo schiavismo, passato dai corpi ai cervelli. Ciò non toglie il fatto che gli Stati Uniti, dalla loro creazione, hanno invaso, combattuto conflitti o esercitato un controllo in 190 su 193 stati membri delle Nazioni Unite, mentre il Regno Unito ha invaso, avuto qualche controllo o combattuto conflitti nei territori di 171 Paesi.
La lingua inglese va ben al di là della “invasione culturale” della quale hanno parlato importanti esponenti iraniani, a cominciare dall’ Āyatollāh Seyyed ʿAlī Ḥoseynī Khāmeneī, essa è un vero e proprio strumento di asservimento mentale e, pertanto, anche economico, sociale e politico.

L’ERA quindi ha chiesto a Mozaffari di “essere ambasciatore presso il Suo Governo del sostegno scientifico che la nostra ONG è in grado di dare alla denuncia del processo di colonizzazione linguistica anglofona e del supporto che siamo in grado di offrire alla conoscenza di tale fenomeno, sia nel Suo Paese – a cominciare dal campo dell’istruzione e dell’informazione mediatica – che nelle organizzazioni internazionali quali l’ONU e l’Unesco”.

Al tempo stesso l’ERA ha auspicato che il Governo iraniano possa aiutarla in questa battaglia di verità qui in Italia ed in Europa dove – si prosegue – “l’invasione delle menti da parte dell’Impero Anglofono della Mente è arrivata al punto che in alcune università italiane è persino vietato studiare nella lingua della Repubblica Italiana. Nell’Unione europea poi, con la Brexit, come ha ricordato Danuta Hübner, Presidente del Comitato per gli Affari Costituzionali del Parlamento europeo (AFCO) il 27 giugno 2016, insieme agli inglesi esce anche l’inglese dal novero delle lingue comunitarie, ebbene nessuno ne parla invece, perché l’invasione anglofona delle menti di 445 milioni di eurocittadini non lingua madre inglese, ci sia sempre e comunque”.

Infine, cercando di riuscire a portare un po’ a galla l’orrore occulto di questo Occidente col suo nuovo schiavismo, quello dei cervelli, la lettera si conclude con una chiave interpretativa offerta all’Ambasciatore:
“Gli USA e il capitalismo finanziario hanno fatto dell’inglese – quindi – una sorta di metareligione che, al contrario delle altre religioni del mondo, non ha un tempo per la preghiera e un tempo libero per le altre occupazioni, ma obbliga a pensare in inglese, deportando la mente delle persone pur lasciandone i corpi nei rispettivi Paesi ad operare per loro, trasformando, ad esempio, come nel caso del Politecnico di Milano dove non ci si può più laureare studiando in italiano, gli edifici e i territori occupati da questa università italiana, in ‘enclave’ angloamericana”.




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.