Clil in Trentino: dubbi e contrarietà degli insegnanti.

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Via al progetto trilinguismo
I prof: «Non siamo pronti».

One, zwei, tre. Si parte col trilinguismo. Con l’apertura dell’anno scolastico, il prossimo 10 settembre, la scuola trentina punta forte sull’apprendimento delle lingue e avvia il programma messo a punto dalla Provincia, che prevede nel giro di cinque anni l’insegnamento di almeno una materia in lingua straniera in tutte le scuole di ogni ordine e grado.
Sarà un avvio a piccoli passi. Nel primo anno l’input dato dalla giunta provinciale, che ha dettato la scaletta del Piano Trentino Trilingue con una delibera approvata nel dicembre del 2014, è quello di aumentare le sperimentazioni col metodo Clil laddove sono già state avviate in passato e di introdurre l’obbligatorietà di una materia in lingua, inglese o tedesco, nelle terze elementari di tutti i 55 Istituti comprensivi provinciali. Si dovranno fare almeno tre ore alla settimana nelle scuole di fascia C, quelle dove non ci sono esperienze pregresse di insegnamento Clil, e almeno cinque ore in quelle di fascia A e B, dove le sperimentazioni sono state fatte e sono ancora presenti.
Dunque si parte. Dopo tante discussioni e qualche polemica la scuola trentina apre un po’ più gli orizzonti e cerca di attrezzarsi per essere in grado di preparare ragazzi capaci di maneggiare i linguaggi dell’Europa e del Mondo globalizzato.
Nella scuola elementare sono gli insegnanti di lingue quelli chiamati a specializzarsi in altre materie per insegnarle col metodo Clil. La scelta di quali materie spetta ai singoli istituti e molti hanno deciso di puntare sulla geografia o le scienze. Altri hanno puntato su arte, musica, educazione motoria. Alcune classi insegneranno in inglese o tedesco una materia opzionale, ma questo è stato possibile solo dove tutti gli alunni hanno aderito. Diversa l’impostazione alle medie o alle superiori, dove sono invece gli insegnanti delle diverse materie che, se dotati delle competenze linguistiche necessarie, si mettono in gioco e iniziano a insegnare in inglese o tedesco. Alle medie per un paio d’anni si procederà con sperimentazioni volontarie e solo dall’anno scolastico 2017-18 saranno obbligatorie tre ore a settimana in lingua, anche divise su più discipline. A regime, tra cinque anni, il monte ore in modalità Clil sul triennio arriverà a 300, che aggiunte alle 594 ore di inglese e tedesco curriculari contribuiranno sicuramente a consolidare le capacità degli studenti trentini.
Alle superiori si parte consolidando l’obbligo delle 60 ore Clil per almeno la metà di una materia in quinta durante l’anno e si prevede di estendere questa proposta alle classi quarte e terze nel prossimo biennio e anche alle prime e seconde entro il 2020. In tutti gli istituti superiori si prevede la possibilità di coinvolgere docenti di madrelingua. In futuro le procedure concorsuali valuteranno ovviamente il possesso di adeguate competenze linguistiche e nel primo anno l’attenzione sarà rivolta al rinforzo delle stesse. I corsi di formazione programmati prevedono per i docenti delle elementari un mix tra lavoro in laboratorio e in classe e apprendimento cooperativo su apposita piattaforma on line per un totale di 75 ore. Alle medie le ore saranno 100 e 125 alle superiori.
«Due o tre docenti per ogni istituto hanno avviato questi percorsi – spiega Alessandra Pasini , rappresentante dei dirigenti scolastici degli istituti trentini – ma gli insegnanti sono motivati e molti si sono detti disponibili e hanno implementato le loro conoscenze linguistiche autonomamente». Oggi fare questi corsi dà punteggio ma secondo Pasini sarebbe importante che in futuro le specializzazioni fossero titolo per l’immissione in ruolo. Si deve insomma creare una nuova categoria di docenti, specializzati nell’insegnamento in Clil.
Ma nel momento in cui si discute sull’opportunità di accorpare in periferia alcune scuole diventate troppo piccole si riuscirà a portare dappertutto l’«offerta linguistica» richiesta? «È sicuramente una difficoltà conviene Pasini – ma io che sono stata preside in Alta Val di Sole posso testimoniare che lì le lingue sono state portate ovunque. Io credo che sia possibile, con il necessario cambio di mentalità e decidendo su cosa è importante investire. Io sono favorevole al Clil e convinta che occorra assolutamente perseguirlo. È necessario implementare le conoscenze delle lingue, magari anche a scapito di altre materie. Per trovare il metodo giusto ci vorrà tempo, io credo anche sette o otto anni, ma le esperienze dimostrano che negli stati dove ci sono le lingue veicolari, si imparano meglio. Il Trentino è un puntino sulla carta geografica, è giusto che si adegui a ciò che succede nel mondo».
L’esposizione degli alunni ai suoni delle lingue straniere più diffuse sarà in futuro sempre più precoce. Il Piano trilinguismo prevede infatti che già da quest’anno si miri a omogeneizzare l’offerta anche alle materne, dove finora meno della metà delle 276 scuole d’infanzia hanno avviato esperienze: l’obiettivo è di garantire almeno quattro ore di esposizione linguistica alla settimana. E perfino all’asilo nido i bambini più grandicelli inizieranno a familiarizzare coi suoni degli idiomi stranieri. Pronti per stupire, tra qualche anno, genitori e nonni.

Le reazioni

Gli insegnanti si preparano ad affrontare le novità del progetto trilinguismo con sentimenti alterni: «C’è un gran fermento – spiega Stefania Galli, sindacalista della Cisl Scuola. – Molti hanno predisposto progetti specifici, altri sono molto spaventati. Sarà l’anno della sperimentazione e se qualcosa non andrà bene ci dovrà essere lo spazio per correggere il tiro. Tutto il mondo scolastico è coinvolto. Il progetto è tutto da costruire. Sulla carta ci sta ed è positivo, ma avrà bisogno delle gambe e anche del piano tavolo».
I sindacati stanno seguendo con grande attenzione la trasformazione in atto. Cinzia Mazzacca , della Cgil, ha tenuto sott’occhio le nomine annuali, con i tanti posti riservati alle lingue straniere alle elementari, dove l’insegnamento col metodo Clil diventa già obbligatorio per almeno una materia in terza. «Il successo del progetto trilinguismo – sottolinea – dipende dalla qualità della preparazione e formazione dei docenti. Il problema è capire se in così poco tempo si è riusciti a formare gli insegnanti in modo allargato e vedere quanti hanno veramente acquisito le competenze necessarie». Eppoi c’è un problema di programmazione, perché a pochi giorni dall’avvio delle lezioni non è ancora ben chiaro a chi competerà decidere ritmi e oggetto delle lezioni in Clil, se l’insegnante titolare della cattedra per quelle materie o se quello di lingue che interverrà nelle ore settimanali dedicate all’insegnamento in lingua. «Noi – lamenta Mazzacca – da tutto l’anno chiediamo di sederci a un tavolo e parlare con l’amministrazione di questi problemi».

Chi al tavolo si è seduto nei mesi scorsi, senza ottenere grande ascolto, è il coordinamento di quegli insegnanti elementari che si oppongono al progetto trilinguismo. Marzia Todaro , insegnante di italiano a Lavis, spiega in particolare i rischi che si corrono coi bambini più piccoli. «La nostra forte opposizione – spiega – parte da un discorso di didattica pedagogica. Alle elementari l’utilizzo della lingua madre permette di raggiungere punti di elaborazione impossibili in una lingua straniera. Nella geografia e nelle scienze, ad esempio, si costruisce assieme al bambino un linguaggio specifico, via via sempre più elaborato; col Clil il linguaggio dovrà essere giocoforza più povero e basilare e tempo che non indurrà il bambino a incuriosirsi e fare domande». Tanto più grandi rischiano di essere i problemi per i soggetti deboli, figli di immigrati o con problemi di apprendimento. Eppoi ci sono possibili problemi organizzativi e logistici. Todaro fa l’esempio di materie che a volte sono insegnante in lingue diverse, da una parte inglese, dall’altra tedesco, anche in due plessi dello stesso Istituto comprensivo. Ma il difficile arriverà alle medie, quando lo stesso istituto potrà garantire l’offerta in una sola lingua e dunque l’alunno si vedrà costretto a virare da una materia appresa in Clil con un idioma a un altro. «Noi – spiega la portavoce del coordinamento – abbiamo chiesto di sospendere alle elementari la sperimentazione e puntare invece magari a un rafforzamento del numero di ore di insegnamento puro della lingua straniera. Ci hanno ascoltato ma nulla è cambiato».
(Da ladige.it, 30/8/2015).

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