CLIL dalla scuola primaria: madrelingua inglese affiancheranno maestri italiani (ma dopo si assumeranno direttamente solo maestri inglesi).

Posted on 3 febbraio 2015 in Politica e lingue 13 vedi

Introdurre una materia in inglese (Clil) è una delle proposte del ministro Giannini, che però si vede piovere contro un mare di critiche perché vista come una proposta irrealizzabile.

Valentina Aprea, assessore all’istruzione per la regione Lombardia fa notare che prima di poter effettuare l’inserimento di una materia in lingua inglese sarebbe il caso di riuscire a garantire l’insegnamento della lingua inglese senza vincolare la lingua ad una seconda materia. L’assessore si chiede anche con quali insegnanti si potrebbe realizzare il Clil poiché si stanno per immettere in ruolo insegnanti abilitati ormai da molti anni che hanno competenze vecchie, probabilmente non adatti all’insegnamento innovativo che vorrebbe il ministro Giannini he punta in modo particolare all’inglese e al digitale.

Il ministro Giannini propone la full immersion di inglese fin dalla scuola primaria sostenendo che l’inglese, come lo sci, lo impari da piccolo per saperlo, anche se non benissimo, per tutta la vita. L’idea della Giannini è quella di poter affiancare all’insegnante curriculare un insegnante madrelingua che possa spiegare un’altra materia in lingua inglese; quello che preoccupa l’assessore Aprea è l’arruolamento di tali insegnanti e la loro formazione.

Dice la sua al riguardo anche Gianna Fracassi, segretario confederale Cgil che ricorda che per garantire una materia Clil alla scuola superiore si è dovuto scegliere la via del compromesso abbassando il livello delle competenze. La Fracassi fa notare che per poter insegnare una materia in lingua inglese occorrono centinaia di ore di formazione; sarebbe meglio, a giudizio della sindacalista, potenziare l’insegnamento della lingua inglese facendo una formazione degli insegnanti e dando loro più risorse.

Piovono critiche anche da parte di Benedetto Vertecchi, insegnante di Pedagogia presso l’Università Roma Tre, che fa notare quanto sia difficile riparare i danni provocati da un cattivo insegnante e sottolineando il fatto che non ci sono insegnanti in grado di insegnare una materia in lingua inglese. Da buon pedagogista Vertecchi sottolinea: “La lingua “adatta”, nei primi anni è la propria: quando si fonda quel patrimonio di pensiero indispensabile per completare la propria enciclopedia personale, che consente di rivedere le esperienze, di esprimere giudizi profondi e meglio argomentati, che guida all’osservazione di sé, degli altri e della natura. E poi perché mai l’inglese? Dovremmo evitare l’idea della lingua globalizzante, per uscire dalla subalternità”.

Orizzonte scuola | Patrizia Del Pidio | 3 febbraio, 2015




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