CIPRO E LA NUOVA EUROPA

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CIPRO E LA NUOVA EUROPA
Fonte: GIORGIO RUFFOLO E STEFANO SYLOS LABINI, la Repubblica | 21 Marzo 2013

Martedì il Parlamento di Cipro ha bocciato il piano concordato con l’Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale, che chiedeva un prelievo forzoso sui depositi bancari in cambio del salvataggio da 10 miliardi di euro. La crisi di Cipro rappresenta la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso dimostrando ancora una volta l’incapacità dell’Unione Monetaria Europea di risolvere pacificamente e rapidamente un problema molto circoscritto.
Ormai è chiaro a tutti che siamo precipitati in una trappola infernale con grossi rischi per la tenuta dei sistemi democratici. E se è vero che l’uscita dell’Italia dall’euro farebbe scoppiare una crisi finanziaria di proporzioni planetarie è altrettanto vero che non è più possibile continuare questo gioco al massacro.
L’austerità imposta dalla Germania si è dimostrata un autentico fallimento: le politiche di risanamento delle finanze pubbliche basate su aumenti delle tasse e tagli alla spesa sociale hanno accentuato la recessione dell’economia innescando un circolo vizioso di cui non si vede la fine. La tecnocrazia di Bruxelles e la stessa Banca Centrale Europea devono capire una volta per tutte che il risanamento delle finanze statali potrà essere ottenuto solo se nel Vecchio Continente sarà promosso un nuovo ciclo di crescita dell’economia e dell’occupazione.
L’attuale strategia europea si fonda sul pregiudizio secondo cui i debitori sarebbero viziosi e i creditori virtuosi. Nell’antichità i rapporti tra debitori e creditori venivano regolati in modo autoritario e violento con la conseguenza di paralizzare l’attività economica. Anche oggi la punizione dei paesi debitori si è rivelata una strategia fallimentare per la ripresa dell’economia europea.
Rischiamo di regredire verso quella situazione precapitalistica in cui il debitore insolvente subiva torture e vessazioni. La responsabilità del debito deve essere ripartita in modo paritario tra debitori e creditori. Il debito infatti non è stato imposto ai creditori. Anzi, questi ultimi hanno spesso alimentato l’indebitamento per lucrare sui prestiti. John Maynard Keynes aveva proposto a Bretton Woods che ci fosse pari responsabilità tra debitori e creditori.
L’Europa deve cambiare passo per essere in grado di far fronte agli attacchi della speculazione internazionale e per evitare di alimentare una concorrenza distruttiva al suo interno. Questo fenomeno sta esasperando le divergenze tra paesi deboli e paesi forti in quanto i primi sono penalizzati ulteriormente dai deflussi di capitali che desertificano le loro economie mentre i secondi si avvantaggiano, potendo finanziare il debito pubblico, le imprese e le famiglie a tassi di interesse incredibilmente bassi.
Per questi motivi è quanto mai necessario un forte intervento pubblico che deve fondarsi su una coesione politica sovranazionale. Ci sono diverse linee di azione sul piano economico come l’esigenza di avere una Banca Centrale che sia prestatore di ultima istanza, la necessità di mettere in comune i debiti dei paesi appartenenti all’euro, l’opportunità di lanciare gli eurobond per finanziare un grande progetto di sviluppo continentale. Occorre integrare la Banca Centrale Europea con dipartimenti delle finanze, della giustizia, della difesa e degli esteri. L’esempio da seguire è quello della Federazione Americana di Alexander Hamilton che fu costituita alla fine del 1700.
Accade talvolta che per andare avanti nel futuro sia necessario ricorrere alle “innovazioni del passato”.

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