Cinquanta poeti italiani tradotti in persiano

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Culture

Tradotti in persiano cinquanta poeti italiani

Nove secoli da San Francesco a Mario Luzi

di Carlo Donati

“Digar dar ghe’ide’hayaat nist…”. Anche se non sembra parliamo di Alessandro Manzoni. E’ il verso iniziale, tradotto in persiano e traslitterato in caratteri latini, del “Cinque maggio”: “Ei fu. Siccome immobile…”, un verso tra i più popolari dell’ode composta di getto il giorno in cui Manzoni lesse la notizia della morte di Napoleone. Il “Cinque maggio” è una delle oltre cento opere che fanno parte della prima “Antologia della poesia italiana” tradotta e pubblicata in Iran con testo italiano a fronte. Dal “Cantico di frate Sole” di San Francesco a “Vola alta, parola” di Mario Luzi. Un cammino di nove secoli che passa attraverso Dante, Petrarca, Boccaccio e via via Leopardi, Carducci, Pascoli, Montale, Pavese, Bertolucci. In totale cinquanta poeti.

Se il comune lettore può immaginare che sia agevole tradurre un contemporaneo, gli sembrerà arduo invece il compito di affrontare Cecco Angiolieri o lo stesso Francesco, o Jacopone da Todi. Ma nel nostro caso, se difficoltà ci sono, il traduttore, anzi la traduttrice, è di prima classe. Parliamo della scrittrice Farideh Mahdavi – Damghani, che qualche anno fa ha firmato la prima edizione in persiano dell’intera Divina Commedia.

La signora ha rapporti ormai strettissimi con l’Italia. Il presidente della Repubblica l’ ha nominata commendatore, la città di Firenze le ha assegnato la medaglia d’oro della Società dantesca e Ravenna l’ ha fatta cittadina onoraria. E’ stata proprio la sua prima apparizione a Ravenna a coinvolgerla più di quanto già non fosse nella letteratura italiana e in particolare nella poesia. Merito di Walter Della Monica del Centro relazioni culturali, di fatto l’inventore della attuale “riscoperta dantesca”, quando quasi quindici anni fa organizzò la prima lettura integrale della Commedia. Seguirono, e tuttora seguono, le letture internazionali nelle lingue in cui il poema è apparso nel mondo. Farideh fu l’ospite dell’edizione 2001. Oltre a Dante aveva già tradotto Eco, Citati, Natalia Ginzburg e altri, senza contare numerosi autori non italiani. E’ stato poi lo stesso Della Monica a suggerirle l’antologia, dove fra le celebrità troviamo anche una piccola perla ignota ai più. Si chiama Compiuta Donzella. E’ il nome o lo pseudonimo della prima donna che compose poesia in volgare italiano. Siamo nel XIII secolo. Di lei sono sopravissuti appena tre sonetti e Farideh ne ha tradotti ben due per solidarietà femminile. L’antologia ha avuto un grande successo alla Fiera del libro di Teheran così come la Commedia che ha esaurito anche la sesta edizione, nonostante la mole e il prezzo elevato, tre volumi di 2640 pagine ricche di un imponente corredo critico e di illustrazioni.

Farideh intanto ha tradotto in italiano due grandi poeti persiani. Uno è Omar Khayyam, vissuto nell’anno Mille, ormai noto anche da noi (forse grazie a Guccini che lo immortalò trent’anni fa nella canzone “Via Paolo Fabbri 43”). L’altro è Sohraab Sepehri, morto nel 1980, che secondo la traduttrice ricorda i nostri Ungaretti e Quasimodo. “La vita è questa mano tesa che sta per cogliere/i primi fichi neri nella bocca aspra dell’estate…”. Le raccolte sono pronte, manca solo un editore, stavolta italiano.

(Da La Nazione, 6/8/2008).

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Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

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Tradotti in persiano cinquanta poeti italiani<br /><br />
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“Digar dar ghe’ide’hayaat nist…”. Anche se non sembra parliamo di Alessandro Manzoni. E’ il verso iniziale, tradotto in persiano e traslitterato in caratteri latini, del “Cinque maggio”: “Ei fu. Siccome immobile…”, un verso tra i più popolari dell’ode composta di getto il giorno in cui Manzoni lesse la notizia della morte di Napoleone. Il “Cinque maggio” è una delle oltre cento opere che fanno parte della prima “Antologia della poesia italiana” tradotta e pubblicata in Iran con testo italiano a fronte. Dal “Cantico di frate Sole” di San Francesco a “Vola alta, parola” di Mario Luzi. Un cammino di nove secoli che passa attraverso Dante, Petrarca, Boccaccio e via via Leopardi, Carducci, Pascoli, Montale, Pavese, Bertolucci. In totale cinquanta poeti.<br /><br />
Se il comune lettore può immaginare che sia agevole tradurre un contemporaneo, gli sembrerà arduo invece il compito di affrontare Cecco Angiolieri o lo stesso Francesco, o Jacopone da Todi. Ma nel nostro caso, se difficoltà ci sono, il traduttore, anzi la traduttrice, è di prima classe. Parliamo della scrittrice Farideh Mahdavi – Damghani, che qualche anno fa ha firmato la prima edizione in persiano dell’intera Divina Commedia.<br /><br />
La signora ha rapporti ormai strettissimi con l’Italia. Il presidente della Repubblica l’ ha nominata commendatore, la città di Firenze le ha assegnato la medaglia d’oro della Società dantesca e Ravenna l’ ha fatta cittadina onoraria. E’ stata proprio la sua prima apparizione a Ravenna a coinvolgerla più di quanto già non fosse nella letteratura italiana e in particolare nella poesia. Merito di Walter Della Monica del Centro relazioni culturali, di fatto l’inventore della attuale “riscoperta dantesca”, quando quasi quindici anni fa organizzò la prima lettura integrale della Commedia. Seguirono, e tuttora seguono, le letture internazionali nelle lingue in cui il poema è apparso nel mondo. Farideh fu l’ospite dell’edizione 2001. Oltre a Dante aveva già tradotto Eco, Citati, Natalia Ginzburg e altri, senza contare numerosi autori non italiani. E’ stato poi lo stesso Della Monica a suggerirle l’antologia, dove fra le celebrità troviamo anche una piccola perla ignota ai più. Si chiama Compiuta Donzella. E’ il nome o lo pseudonimo della prima donna che compose poesia in volgare italiano. Siamo nel XIII secolo. Di lei sono sopravissuti appena tre sonetti e Farideh ne ha tradotti ben due per solidarietà femminile. L’antologia ha avuto un grande successo alla Fiera del libro di Teheran così come la Commedia che ha esaurito anche la sesta edizione, nonostante la mole e il prezzo elevato, tre volumi di 2640 pagine ricche di un imponente corredo critico e di illustrazioni.<br /><br />
Farideh intanto ha tradotto in italiano due grandi poeti persiani. Uno è Omar Khayyam, vissuto nell’anno Mille, ormai noto anche da noi (forse grazie a Guccini che lo immortalò trent’anni fa nella canzone “Via Paolo Fabbri 43”). L’altro è Sohraab Sepehri, morto nel 1980, che secondo la traduttrice ricorda i nostri Ungaretti e Quasimodo. “La vita è questa mano tesa che sta per cogliere/i primi fichi neri nella bocca aspra dell’estate…”. Le raccolte sono pronte, manca solo un editore, stavolta italiano. <br /><br />
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