CINA: violenta repressione delle proteste degli Uiguri nella regione di Xinjiang
Domenica 5 luglio violenti scontri si sono verificati a Urumqi, la capitale della regione orientale cinese del Xinjiang, dove 156 persone sono morte negli scontri tra etnia han (maggioritaria in Cina, ma minoritaria in questa provincia) e minoranza musulmana degli Uiguri.
Si parla di migliaia di feriti e centinaia di persone arrestate o disperse. Secondo Amnesty International si tratta del piu’ grave conflitto in Cina dopo Piazza Tiennamen.
Le manifestazioni di domenica miravano a protestare contro la mancanza di un’inchiesta governativa sulle uccisioni degli Uiguri in una fabbrica di giochi di Shaoguan nella Cina settentrionale: la diffusione della notizia poi risultata falsa di un’aggressione sessuale da parte di operai Uiguri ai danni di due ragazze di etnia Han aveva provocato una spedizione punitiva il 26 giugno, in cui operai cinesi di etnia Han hanno attaccato con rudimentali armi il dormitorio degli operai di etnia Uigura originari del Xinjiang, uccidendone almeno due.
Le proteste per lo piu’ pacifiche di domenica 5 luglio sono state violentemente represse da parte della polizia cinese. L’accesso a internet e’ bloccato da domenica e i giornalisti stranieri hanno limitata liberta’ di azione.
Oggi, martedi’ 7 luglio le proteste stanno degenerando in un vero e proprio scontro etnico, con gli abitanti di orgine Han che hanno marciato verso la piazza principale distruggendo le vetrine dei negozi dei musulmani uiguri, cantando l’inno cinese, armati di bastoni, vanghe e machete, probabilmente fomentati dal desiderio di vendetta per le violenze subite ad opera della comunità uigura durante gli scontri.
Mentre la polizia ha bloccato i rivoltosi Han, ha anche controllato la protesta di almeno 200 persone di etnia Uiguri, in prevalenza donne, scese in strada per chiedere notizie dei propri congiunti, arrestati o scomparsi dopo i moti di due giorni fa.
Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon lunedi' ha espresso profonda preoccupazione per gli scontri e ha invitato il governo cinese a dialogare coi manifestanti e a evitare l’uso della forza.
Gli Uiguri, una minoranza musulmana di lingua turca, sono l’etnia dominante nella regione del Xinjiang, una regione ricca di risorse petrolifere che si trova nel Turkestan Orientale, nonostante rappresentino la maggioranza nella regione sono gravemente discriminati rispetto all’etnia Han.
Da anni gli Uiguri in Cina e all’estero denunciano il genocidio culturale che subiscono da parte del governo cinese e della maggioranza cinese degli Han, che e’ incentivata a stabilirsi nella provincia.
Il governo cinese ha accusato il Congresso Mondiale degli Uiguri di aver organizzato le proteste di domenica.
Rebiya Kadeer, leader politica degli Uiguri all’estero, a nome del Congresso Mondiale degli Uiguri e dell’ American Uighurs Association, durante una conferenza stampa lunedi’ mattina a Washington ha condannato le brutalita’ compiute dalla polizia durante le manifestazioni.
Secondo la Kadeer uccisioni e pestaggi dimostrano le falsita’ delle affermazioni delle autorita’ cinesi di coesistenza pacifica e armoniosa delle diverse etnie nel Tukestan orientale.
Le proteste sono nate non solo dalla volonta’ di un’inchiesti sui fatti della Cina meridionale, dice la Kadeer, ma anche dalla situazione di oppressione vissuta dagli Uiguri nel Turkestan Orientale, ove da troppo tempo si verificano grosse violazioni dei diritti umani come detenzioni arbitrarie, torture, esecuzioni, discriminazioni nel sistema sanitario e lavorativo, repressioni religiose, aborti forzati, la rimozione della lingua uigura da tutti i livelli di istruzione scolastica, spostamenti forzati di Uigurti dal Turkestan Orientale e incentivi del governo alla migrazione dei Cinesi Han nella stessa area.
La Kadeer denuncia infine la mancanza di liberta’ di espressione e l’impossibilita’ di rivendicare diritti, anche nel modo piu’ moderato e pacifico, da parte degli Uiguri, che si scontrano da troppo tempo con la violenta repressione del governo cinese. La Kadeer ha concluso dicendo che non solo non ha organizzato le proteste, ma che non ha invitato nessuno a dimostrare, smentendo le accuse del governo cinese.

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