Cina e Stati Uniti, conseguenze molto reali del sorpasso che non c’è.

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Sulla effettiva rilevanza politica ed economica di alcune statistiche mondiali è permesso avere qualche dubbio. Se il Prodotto interno lordo della Cina, secondo i calcoli della Banca mondiale, ha superato quello degli Stati Uniti, è bene ricordare che i confronti tra realtà eterogenee sono spesso ingannevoli. La Cina ha un miliardo e 350 milioni di abitanti, gli Stati Uniti 300 milioni. Quale è il reddito medio dei cinesi e degli americani? La Cina spende ogni anno per le forze armate il 2% del suo Pil e gli Stati Uniti spendono il 4%; ma la somma complessiva del loro bilancio militare è superiore a quella di tutti i bilanci militari del pianeta. È vero che fra il 2011 e il 2014 la Cina ha registrato una crescita pari al 24% mentre gli Stati Uniti sono cresciuti del 7%. Ma converrebbe tenere presente che il tasso di crescita del colosso cinese dipende dalle condizioni economiche in cui versava il Paese quando Deng Xiaoping dette il via alle sue riforme. Non è possibile che il ritmo di crescita di un mercato interno pressoché saturo, come quello degli Stati Uniti, sia meccanicamente comparabile con quello di un Paese che emerge da un lungo sottosviluppo.

Ma la politica e l’economia non sono fatte solo di cifre. Sono fatte anche di percezioni psicologiche e di reazioni popolari, spesso sollecitate e manipolate da partiti e gruppi di interessi. Lo scavalcamento cinese nuocerà all’immagine di Barack Obama e darà argomenti più o meno pretestuosi a quella parte della società politica americana che lo considera inetto, remissivo, esitante e del tutto incapace di far fronte alle nuove sfide che minacciano il ruolo mondiale del suo Paese. Gli verranno sempre più frequentemente rimproverate quelle che critici e oppositori considerano le sue colpe maggiori: il negoziato con l’Iran, il passo indietro nella crisi siriana, gli inutili tentativi per la soluzione della questione palestinese, la prudenza dimostrata durante la vicenda ucraina e nei rapporti con Putin. 
Non è tutto. Il sorpasso cinese fornirà argomenti anche a coloro che annunciano e profetizzano il declino dell’Occidente di fronte all’ascesa di nuovi colossi continentali: la Cina, l’India, il Brasile, per non parlare di antichi concorrenti come la Russia e Giappone. Obama potrà replicare che la sua riluttanza di fronte alla possibilità di altre avventure armate, come quelle di George W. Bush, è approvata dal 53% dei suoi connazionali. E potrà ricordare che gli isolazionisti repubblicani e democratici, sempre più numerosi, non hanno in realtà una politica estera degna di questo nome. Ma le circostanze, in un mondo agitato da parecchie crisi, non gli sono favorevoli. Dovrebbero essere favorevoli, invece, all’Unione Europea. La Cina compete con gli Usa, ma non smette di dirci che sarebbe felice di assistere a una maggiore presenza europea negli affari mondiali. All’Ue non viene chiesto di fare guerre o imporre sanzioni. Le viene chiesto piuttosto di provare che la sua posizione non è sempre soltanto una variante di quella americana e che è pronta ad assumersi responsabilità corrispondenti al suo peso e al suo prestigio. 

Sergio Romano su Il Corriere della Sera 

 

 




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