Chomsky e la ricerca sui traduttori automatici.

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Parla Chomsky, lo studioso che sarà al Meeting di Rimini.

di Andrea Galli.

…La ricerca sui traduttori automatici continua, con grandi investimenti: è un vicolo cieco o possiamo aspettarci in futuro un software in grado di fornirci una traduzione da una lingua straniera affidabile e utile, benché mai perfetta?
«Le posso citare un aneddoto personale. Il mio primo incarico accademico 60 anni fa includeva il lavoro part-time a un progetto per una macchina in grado di tradurre. Spiegai subito che non vi avrei lavorato perché non esisteva da alcuna parte un approccio al problema, a livello scientifico, che partisse da principi riconosciuti e al momento ci saremmo dovuti accontentare di sforzi ingegneristici di basso livello, abbastanza rozzi. Molti anni dopo la Ibm e altri giunsero alle stesse conclusioni. I programmi oggi disponibili hanno una certa utilità, il che va bene, ma hanno poco valore intellettuale o scientifico. Non dovrebbe essere una sorpresa. È relativamente da poco che le scienze più avanzate hanno potuto dare un contributo significativo al potenziamento di capacità tecniche, siano esse ingegneristiche o mediche. E anche campi di gran lunga più semplici del linguaggio umano – per esempio la rimarchevole capacità di orientamento degli insetti o i loro sistemi di comunicazione – si situano ai limiti della ricerca scientifica. La comprensione scientifica è cosa ardua. La scienza esplora all’interno dei confini di ciò che è compreso e si concentra, tipicamente, su sistemi artificialmente astratti dai complessi fenomeni dell’esperienza. Ed è il motivo per cui, dopo tutto, gli esperimenti degli scienziati sono astrazioni e idealizzazioni di alto livello. Tradurre implica una serie di abilità e si fonda su delle risorse intellettive che vanno ben al di là del linguaggio stesso».
(Da “Chomsky: ecco il salto dell’uomo nel linguaggio”,avvenire.it, 6/8/2015).

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