Chiude la libreria dei politici

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Libreria Arion

Sulla saracinesca hanno affisso un foglietto bianco con la scritta “Chiuso per inventario”, dentro è tutto un ingombro di scatole, di pacchi, di plichi, gli scaffali vuoti sono già stati lucidati: non c’è più un tomo a vista. Chiude la storica libreria Arion di piazza Montecitorio. Nemmeno i parlamentari comprano più libri. Era un guscio elegante, con una sezione ragionata di saggistica politica e storica, e ora non c’è più. Due anni fa si era arresa la libreria Herder all’angolo, nella vicina via del Babuino Feltrinelli ha serrato quello che fu il suo primo emporio, addio anche alla Croce di corso Vittorio Emanuele, ai Remainders di piazza San Silvestro, sfrattata Amore e Psiche di piazza della Minerva: il tutto nello stesso quadrilatero. Una moria silenziosa, di cultura, di giacimenti.

L’italiano, diceva un personaggio di Una storia semplice di Sciascia, è il ragionare. Ora che futuro può avere una democrazia, un Paese, dove la percentuale di chi legge almeno un libro all’anno – uno solo – negli ultimi triennio è precipitata secondo i dati Nielsen dal 49 per cento al 43, e quella di chi ne ha comprato uno – almeno uno – è calata dal 44 al 37 per cento? Insomma, sei italiani su dieci non leggono niente. E il Parlamento è lo specchio del Paese, c’è poco da fare.  I clienti forti dell’Arion erano rimasti Cicchitto (su tutti), Castagnetti, Bondi, Bressa; un tempo, quando era deputato, s’incontrava sempre Violante: tutta gente che ha più di sessant’anni. Gli altri, i giovani, chini perlopiù sugli smartphone; e poi non stupiamoci che un grillino confonda gulag con gulash.

Beninteso: la crisi delle librerie, specie quelle indipendenti, quelle dei centri storici, dove i costi di affitto non reggono il basso margine di profitto che la vendita del prodotto dà, ha ragioni più profonde, in un Paese che in fondo ha sempre letto pochissimo. E c’entra la recessione, in primis, non c’è dubbio, ma c’entrano anche i mutamenti tecnologici intervenuti in questi anni, e che inducono gli editori a pubblicare libri sempre più smilzi, più furbi, taluni con un editing di serie B, perché il lettore oltre cento pagine ormai non va.

La libreria Arion chiude, e così si chiude una stagione, che non tornerà: in compenso il gruppo ha deciso di ingrandire il suo punto vendita nel centro commerciale di Porta di Roma.  

 

http://vecchio.blogautore.repubblica.it/2014/05/02/chiude-la-libreria-dei-politici/




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