Chiambretti e la finta regina «Il mio inglese da campeggio»‏

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IL BACIO CON LA SOSIA «MOLTO SNOBBISH» DI ELISABETTA II
Corsi «panino» per lo studente-testimonial di Clive

MILANO – Seduto a un banchetto, con un quaderno di appunti aperto sul tavolo e la penna in mano, Piero Chiambretti diventa di colpo l'alter ego di ognuno di noi, quando più o meno tanto tempo fa, eravamo determinati ad andare oltre nella nostra conoscenza dell'inglese rispetto all'universale the cat is on the table ripetuto di generazione in generazione a mo' di mantra. È lui lo studente di Clive, titolare della «cattedra» di Speak Easy , un corso che, come spiega Chiambretti, «ha un modello originale di racconto».
Quale è l'originalità di Speak Easy ?
«Di corsi d'inglese ce ne sono decine di migliaia, da quelli del British Council fino ai tarocchi che si trovano nel web. Questa è una variazione della variazione: si prende la lezione come fosse un panino e si farcisce con storie parallele».

Si ricorda quando ha usato per la prima volta il suo inglese?
«Ai tempi del campeggio, quindi parliamo di un altro secolo. Avevo circa sedici anni e si andava in campeggio per il desiderio assoluto di libertà e per incontrare le straniere, che avevano un'immagine dell'amatore italiano con cui certo io c'entravo poco, eppure mi buttavo in mezzo lo stesso. Tedesche, olandesi, inglesi. Non parlavo l'inglese per il bene della lingua ma per il bene delle mie esperienze sessuali».

Non si è accorto, magari anche in quei casi, di come all'estero in genere parlino l'inglese meglio di noi?
«Loro studiano l'inglese già dalle elementari. Quando andavo a scuola io le lingue si cominciavano alle medie. Le cose sono cambiate, ci sono voluti solo quei 50 anni di ritardo».

Ora che grazie al corso è padrone della lingua, avrebbe potuto essere tra gli invitati del matrimonio di William e Kate…
«Il mio interesse per il gossip di corte è pari a zero. Ma un giorno a Buckingham Palace, per me che cerco di fare dell'informazione il mio copione, sarebbe un sogno. Partirei anche in mutande, pur non essendo tanto regale».

Se potesse intervistare uno solo tra la regina Elisabetta II, il principe Carlo o Kate Middleton, chi sceglierebbe?
«Carlo, indubbiamente. Vorrei capire se è più attirato dalle donne o dai cavalli. E cercherei di scoprire qualcosa in più sulla storia di Diana…», qui mentre parla al telefono, la voce va e viene. Chiambretti riflette: «Devono esserci problemi di linea…oppure è Scotland Yard».

Intanto per via del corso ha conosciuto la sosia della regina Elisabetta. Fa una certa impressione vedervi insieme…
«Ha fatto una certa impressione anche a me. Anche perché lei, a furia di interpretare la regina, si è trasformata davvero nella regina, the original . È particolarmente snobbish . Ogni dieci minuti chiedeva di bere il tè in una tazzina che doveva avere un diametro particolare, detestava il cibo italiano e voleva mangiare ogni volta salsiccia, fagioli e pancetta…»

Dice così, ma già nel primo dvd le ha dato un bacio…
«Sì, penso fosse parte del suo sense of humor . Alternava momenti di stizza in cui urlava in maniera esagerata, senza che peraltro nessuno la capisse, ad altri in cui si lanciava in battute anche sessuali. Un giorno ha iniziato a farmi domande su Beirut. Quando le ho chiesto perché, mi ha risposto che doveva andarci per inaugurare un supermercato. L'ho fatta desistere spiegandole che non doveva farlo, primo perché è la regina, secondo perché rischiava di saltare per aria».

E come è stato per lei tornare ad essere uno scolaro?
«È stato un viaggio dentro me stesso. Le domande che Clive mi fa nel corso sono tutte vere e ogni volta, mentre mi chiedevo "e ora cosa dico?", ripescavo la faccia fintamente concentrata che sfoggiavo nei faticosissimi vent'anni di via crucis che sono stati la mia carriera scolastica. Oggi come allora prendo in prestito de Coubertin: l'importante è partecipare».

Mai pensato di imparare la lingua stando a Londra per un po'?
«Da ragazzo in agosto andavo a Londra per lavorare e imparare l'inglese. Poi non facevo né l'una né l'altra cosa: a Londra in agosto ci sono solo italiani. Torni a casa e parli romano».

Deve andarci ora, dopo questa full immersion di inglese…
«Invece per confondere le cose andrò a Berlino. Non so chi ci sia a Berlino in agosto. Nel dubbio parlerò solo esperanto».

Chiara Maffioletti
22 agosto 2011 10:30

Corriere della Sera




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