Che lingua fa?

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Ma come sta la nostra lingua tra tv e dialetti?

Rispondono Sanguineti e Sabatini

“Che lingua fa” oggi in Italia? Qual è lo stato di salute del nostro idioma? Per rispondere a queste domande, ma anche a incognite che spaziano dal ruolo della televisione a quello dei dialetti, dai neologismi all’insegnamento per gli immigrati, dalla prosa letteraria al futuro dei dizionari, “Leggere per non dimenticare” – ciclo di incontri a cura di Anna Benedetti – ha invitato Edoardo Sanguineti, poeta, critico letterario, saggista, oggi pomeriggio presente alla Biblioteca comunale centrale di via Sant’Egidio soprattutto in veste – come lui stesso ama definirsi – di lessicomane: Sanguineti ha infatti diretto il recentissimo Supplemento di circa 20000 parole del Grande dizionario della lingua italiana. Accanto a lui Francesco Sabatini, ordinario di storia della lingua italiana all’Università di Roma3 e presidente dell’Accademia della Crusca, che nel 2003, insieme a Vittorio Coletti, ha ristampato e aggiornato per Rizzoli Larousse, il Dizionario della lingua italiana uscito nel 1997 da Giunti.

Meno conosciuta, all’infuori della cerchia degli specialisti del settore, è l’attività di Sanguineti di lessicografo e storico della lingua. Proprio la straordinaria passione di Sanguineti per le parole, che si è rivelata qualche anno fa anche nella sua collaborazione al Dizionario di Tullio De Mauro, spiega l’impresa del nuovo volume del Battaglia che deriva anche dal suo pathos collezionistico (come spiega lui stesso nell’introduzione): “Se scavo nella mia più remota puerizia, confesso che ritrovo il ricordo, euforizzante e angoscioso ad un tempo, di un mio quaderno, forse di una serie di quaderni scolastici, da scuola elementare, in cui raccoglievo immagini fotografiche di varia provenienza…il titolo di simile collezione era “tutto iscritto in etichetta” ”. Il poeta, tra i maggiori del nostro secolo, propone inoltre un nuovo dizionario per il futuro: un dizionario della lingua italiana in cui poter inserire nuove parole e nuove espressioni via via che la società convulsa e globalizzata le immette nel comunicare quotidiano. Insomma “un cyber dizionario che, respinti supporti cartacei, si apra a una perenne manipolazione di addenda e di emendanda in tempo reale”. Oppure un vocabolario ancora cartaceo fatto a schede mobili continuamente modificabili in tempo reale con nuove schede o schede sostitutive. “Tutto questo – conclude Sanguineti – in attesa di un gigantesco archivio audiovisivo, oramai più doveroso che auspicabile che riunisca, documentatamene, quasi una candid camera etnograficamente orientata, i comportamenti empirici, i veridici atti linguistici, delle varie tribù italofone del secolo ventunesimo, per tutte le congiunture accessibili, dalle più intimamente omologanti e riservatamente colloquiali alle meglio cerimonialmente codificate, per una esaustiva antropologia dell’oralità concreta a noi contemporanea”.

(Da La Nazione, 10/11/2004).

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