Che fatica farsi capire

Posted on in Politica e lingue 22 vedi

Babele Europa: Che fatica farsi capire
Con l’allargamento a 25 Paesi si è passati da 11 a 20 idiomi ufficiali. Alla Vigilia della Giornata delle Lingue, radiografia di una grande confusione.

Di Enrico Singer
Bruxelles sarà la Babele del Terzo millennio? Da quando altri dieci Paesi sono entrati nell’Unione europea, le lingue che s’intrecciano nella capitale amministrativa della Ue sono diventate venti. Con grande disappunto dei belgi doc che già avevano fatto fatica a digerire le prime ondate di strani idiomi arrivati in città attraverso l’inesauribile canale degli uffici comunitari. Con grande gioia del sempre più folto esercito di interpreti necessari per capire e farsi capire. E con gli inevitabili inconvenienti di ogni big bang europeo. Ritardi nella traduzione dei documenti, polemiche su discriminazioni – vere o presunte – delle lingue meno parlate e primi incidenti diplomatici. Come quello sollevato dal ministro degli Esteri dell’Estonia che ha bloccato un voto del Consiglio Affari generali perchè non c’era il testo completo del provvedimento tradotto in estone.
Immancabile, rispunta l’idea – ma sarebbe meglio definirla subito illusione – di dotare l’Europa di una sua lingua comune. Una specie di euro monetario. Ma la ricchezza e le diversità culturali sono una delle caratteristiche proprie dell’Unione che non pretende di diventare un super-Stato che annulla le differenze e nessuno è disposto a rinunciare a esprimersi nella sua lingua. Nemmeno la piccola Malta che ha appena spodestato il Lussemburgo dall’ultimo posto della classifica per popolazione (ha meno di 400 mila abitanti) e che è il Paese che ha dato più problemi agli uffici di Bruxelles per trovare un numero sufficienti di interpreti e di traduttori. Perchè se in punto di diritto e di principio tutti gli Stati membri sono uguali, sul piano pratico la parità tra le venti lingue delle Ue sta provocando mille complicazioni. E parlare di Babele non è, poi, così esagerato. Anche perchè, se i tempi delle future adesioni all’Unione saranno rispettati, entro il 2008 arriveranno Romania e Bulgaria. La Turchia bussa alle porte e in lista d’attesa ci sono anche le Repubbliche balcaniche nate dalla dissoluzione della Jugoslavia.

D’ora in poi documenti brevi

Quando la “Grande Europa” sarà compiuta, gli Stati membri saranno più di trenta e le lingue almeno 25. Anche con grafie diverse: al greco che c’è già e che ora si è rafforzato con l’ingresso di Cipro, si aggiungerà il bulgaro che è scritto in caratteri cirillici. E i problemi si moltiplicheranno. Già oggi, dopo il salto da undici a venti lingue ufficiali, il lavoro di Marco Benedetti si è maledettamente complicato.
Marco Benedetti, direttore generale del servizio che assicura le traduzioni simultanee del Consiglio e della Commissione (il Parlamento ha un suo servizio autonomo) è un toscano che sembra un inglese, parla sei lingue e, soprattutto, non si perde d’animo. Sta rafforzando il suo servizio con 180 funzionari e ha aumentato di qualche centinaio gli interpreti free-lance che vengono utilizzati quando ce n’è bisogno ed è sicuro che i problemi saranno superati in fretta. Ma a Bruxelles oltre agli interpreti ci sono i traduttori (la differenza è tra chi va in cabina per le traduzioni simultanee e chi traduce i documenti scritti) che dipendono da altri servizi ed è questo uno dei punti deboli perchè le pagine da tradurre sono milioni.
Anche se le tre istituzioni europee – Consiglio, Commissione e Parlamento – hanno già aumentato di mille unità l’esercito degli interpreti e dei traduttori, la battaglia quotidiana è dura e alla Commissione hanno già deciso di limitare a quindici pagine la lunghezza massima dei testi da tradurre. I testi integrali saranno a disposizione soltanto nelle tradizionali tre “lingue di lavoro” della Ue che sono l’iglese, il francese e il tedesco.
Tradurre tutto quello che si dice o si scrive nella vita politica e amministrativa è un lavoro ciclopico paragonabile davvero alla costruzione della Torre di Babele. Già quando le lingue erano undici si usava qualche scorciatoia per risolvere i problemi con quelle meno parlate come il finlandese, per esempio. Avere interpreti tra il finlandese e tutte le altre lingue non era materialmente possibile ed ecco che il sistema utilizzato era – ed è – quello della “ritraduzione” da un’altra lingua: per lo più l’inglese. Così era sufficiente un solo interprete dal finlandese all’inglese che poi tutti gli altri ritraducevano in italiano, francese, spagnolo e così via. Adesso questo metodo è diventato ancora più frequente per le nuove lingue entrate nella Ue.

Inglese avanti tutta

E il dominio dell’inglese dilaga. Certo, ci sono altre lingue utilizzate per le ritraduzioni: il francese, il tedesco, lo spagnolo e l’italiano. Ma è inutile nasconderselo: l’inglese sta diventando sempre più la lingua franca dell’Unione. Non soltanto per gli addetti ai lavori dei servizi di traduzioni e d’interpretariato. La lunga marcia dll’inglese alla conquista dell’egemonia nel modo di comunicare è planetaria e passa attraverso canali molto potenti: dal linguaggio dei computer – e quindi di internet – fino al cinema. Semmai l’Europa è stata finora il bastione più robusto nel difendere le sue diverse identità culturali anche attraverso la regola della parità stabilita nei Trattati dell’Unione con il suo corollario di milioni di pagine di documenti da tradurre in tutte le lingue ufficiali. Ma l’ingresso dei nuovi dieci paesi partner ha dato un colpo al delicato equilibrio che era stato costruito.
Otto dei dieci nuovi Stati membri sono usciti da meno di quindici anni dall’orbita di un impero politico, economico, culturale e linguistico assoluto come era quello sovietico dove dominava il comunismo reale, il rublo e il russo. Per i polacchi come per gli estoni, per gli ungheresi come per i lituani l’inglese è stato la lingua della protesta e della liberazione. I giovani di allora, che sono in gran parte le classi dirigenti di oggi, hanno studiato l’inglese e dimenticato il russo imposto a scuola. Il risultato è che nella classifica delle lingue più parlate nell’Europa a venticinque, l’inglese ha guadagnato nove posizioni (c’è anche, storicamente, Malta) staccando di molte lunghezze le altre. Così quella lingua unica, che tutti rifiutano come una violenza ai propri idiomi nazionali, si sta inesorabilmente imponendo nei fatti. Ma gli esperti lanciano il loro grido di allarme. Attenzione, perchè la Babele linguistica potrebbe arrivare proprio dall’inglese che molti pensano di saper parlare, ma che in realtà storpiano e spesso fraintendono con il rischio della vera confusione delle lingue raccontata nella Bibbia. Anche in vista dei prossimi allargamenti dell’Unione questo è un problema che diventerà sempre più complesso. Intanto, da subito, c’è da risolvere una questione che dimostra da sola quanto sia paralizzante la differenza linguistica nella Ue.
La nascita del brevetto europeo – in pratica un’unica registrazione dei brevetti valida in tutta l’Unione – è bloccata da anni perchè non ci si mette d’accordo sul numero delle lingue in cui deve essere tradotto. L aproposta è tre – l’inglese, francese e tedesco – ma questo rappresenterebbe un vantaggio per alcuni Paesi e un danno per tutti gli altri. Tra il dire e il fare…

[addsig]



0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.