Che disastro se crolla l’euro

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CRISI EUROPEA
Galapagos
II peggio della crisi dell`euro deve ancora venire», titolava ieri il Financial Times un commento di Wolfgang Miinchau.
Non è la prima volta che il quotidiano londinese paventa i rischi di un crollo dell`euro e dell`uscita dei paesi più deboli dall`area della moneta comune. Cosa accadrebbe se ciò avvenisse nessuno sa dirlo, ma tutti sono d`accordo nel sostenere che sarebbe un vero disastro: il crollo di un sistema politico e economico.
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La crisi dell`euro è tornata al centro del dibattito politico e sul possibile sfarinamento dell`area monetaria comune ha messo le mani avanti anche la maggiore azionista della moneta comune, Angela Merkel.
La cancelliera ha esorcizzato l'ipotesi di una uscita della Grecia dall`euro perché «in questo modo si potrebbe dare il via a un effetto domino che sarebbe straordinariamente rischioso per il nostro sistema
valutario». La Merkel ha, però, lanciato un monito alla Grecia che «deve mantenere tutti gli impegni promessi in cambio degli aiuti». Poi la Merkel si è detta ottimista sulla votazione in programma il 29
settembre al Bundestag sul rafforzamento del fondo salva-Stati (l`Efsf). Malgrado la debacle elettorale di domenica nel Meclenburgo-Pomerania la coalizione di governo formata da Cdu e liberali è ancora forte, dice la Merkel. La sua sicurezza, tuttavia, appare di maniera e domani le scelte del governo potrebbero ricevere un duro colpo.
«L`avventura dell`euro sta per finire», insiste, infatti, il gruppo di giuristi che ha chiamato in causa la Corte Costituzionale (la sentenza è attesa per domani) contro il piano di aiuti a favore dei paesi dell`Eurozona in difficoltà e l`aumento delle somme a disposizione del fondo salva-Stati Efsf. Probabilmente la Corte boccerà il ricorso, ma rimane il fatto che anche sul fronte giuridico non mancano gli attacchi all`euro.
E di una uscita della Grecia dall`euro, si parla a tutti i livelli.
«Non sarebbe una soluzione alla crisi debitoria ma creerebbe ancora più problemi per il Paese e per l`Eurozona», ha dichiarato il presidente del Consiglio europeo, Hermann Van Rompuy. Aggiungendo che, tuttavia, deve essere esercitata pressione su paesi come la Grecia perché intraprendono nuove iniziative di risparmio in cambio dei pacchetti di aiuto internazionali. Van Rompty è sulla linea della
Merkel che si trova in conflitto con esponenti del suo partito e dei liberali che se si votasse non riuscirebbero a superare la soglia di sbarramento per eleggere deputati. Il presidente del gruppo
parlamentare della Cdu, Wolfgang Bosbach e ìl vicepresidente del Bundestag, il liberale Hermann-Otto Solms, hanno commentato sulla stampa nazionale la possibilità di un`uscita della Grecia dall`Eurozona. Il Paese, dice Bosbach, «non sarà in grado dì rifinanziarsi con le proprie forze nel lungo termine» e deve quindi decidere che cosa fare, ìn quanto Atene «non può aspettarsi di essere sostenuta in eterno». Per Solms, si deve iniziare a valutare se una ristrutturazione del debito (cioè un default) «e un`uscita dall`euro non offrano le prospettive migliori per l`Eurozona e per la stessa Grecia».
Intanto da Francoforte la Bce ha fatto sapere che nell`ultima settimana ha raddoppiato il volume di acquisti sul mercato secondario di titoli di stato emessi dai governi dell`Eurozona:13,305 miliardi dai 6,651 miliardi della settimana prima. Il massimo era stato toccato a inizio agosto con 22 miliardi nella settimana in cui sono scoppiate le tensioni sul debito italiano e spagnolo. I dati della Bce sono stati resi noti quasi in contemporanea con un intervento di Mario Draghi (tra un paio di mesi presidente della Banca centrale) che analizzava quanto accaduto nei tre anni dal crollo della Lehman Brothers. Draghi ha lanciato un monito: i paesi Ue non devono dare per scontato gli acquisti di bond da parte della Bce. In particolare, il piano di acquisti «non può essere utilizzato per eludere il principio fondamentale della disciplina di bilancio».
Draghi, dopo aver definito cruciale che l`accordo di luglio sul fondo salva-stati (Efsf) sia attuato in modo rapido e senza intoppi e ratificato dai parlamenti nazionali, ha poi sottolineato con forza la
necessità di mantenere le condizioni appropriate per stimolare una crescita sostenibile.
Su questo punto (la crescita non presente nella manovra correttiva del governo, come hanno sottolineato gli economisti di via Nazionale nella audizione parlamentare) il governatore di Bankitalia sembra fare proprie le osservazioni e i timori di Wolfgang Minchau che teme come la contemporaneità in molti paesi europei di politiche restrittive si trasformi in una nuova fase generalizzata di recessione o stagnazione che non aiuterà i paesi che debbono cercare di raggiungere l`equilibrio dei bilanci pubblici. L`unica notizia positiva, se i prezzi si stabilizzeranno, è che l`euro ha ripreso a scendere e ieri incrociava il dollaro sotto quota 1,41. Se scenderà ancora, esportare sarà molto più facile e un euro debole potrebbe contribuire a rendere meno dolorose la politiche di risanamento.

Il Manifesto, pag. 1




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