Che cosa intende il Ministro Giannini quando parla di plurilinguismo come valore aggiunto?

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Lo scorso nove gennaio, in occasione della visita del Ministro Giannini a due scuole del capoluogo isontino, per inaugurare l’inizio dell’insegnamento della lingua slovena nelle scuole superiori, la stessa, durante gli incontri negli istituti scolastici, si è soffermata sui temi centrali della riforma dell’Istruzione, in specie sul potenziamento dell’insegnamento linguistico, caldeggiando soprattutto il plurilinguismo come valore aggiunto alla formazione.

Queste le sue parole: “l’insegnamento di almeno una lingua straniera deve divenire una pratica diffusa e il bilinguismo un’esperienza per tutti gli studenti italiani. Il plurilinguismo è un valore aggiunto per la formazione del futuro e in questa area del Paese è già un fattore naturale ed un elemento di ricchezza e di contatto tra culture”(fonte Agenparl.com). 

Viene da chiedersi: il Ministro Giannini lo sa che l’insegnamento di una lingua straniera è ormai una pratica diffusa in quasi tutti gli ordini di scuola della Repubblica Italiana? Mentre il bilinguismo obbligatorio è praticato difatti solo nella Scuola Secondaria di I grado ed in alcuni percorsi della Scuola Secondaria di II grado; nel primo caso gli alunni possono scegliere oltre all’insegnamento della lingua inglese, lo studio di una seconda lingua comunitaria. Come dice il Ministro se il plurilinguismo deve divenire un’esperienza per tutti gli studenti italiani e un valore aggiunto per la formazione del futuro, si affretti a rendere obbligatorio, e non opzionale, in certi istituti di istruzione secondaria di secondo grado, oltre allo studio dell’inglese, anche quello di una seconda lingua comunitaria.

Perché, a conti fatti, studiare una seconda lingua comunitaria nella scuola secondaria di primo grado e abbandonarne successivamente lo studio, accedendo a determinati percorsi di scuola secondaria di secondo grado ove, al contrario, è previsto solo l’inglese come prima ed esclusiva lingua straniera, determina solo un aggravio per lo Stato, in quanto ciò che è stato investito, in termini economici, per la formazione delle future generazioni nell’ambito linguistico, diventa solo conoscenza fine a se stessa, non potendo gli studenti poi continuare a sviluppare le competenze della seconda lingua comunitaria, acquisite nell’ordine di scuola precedente.

Se come dice il Ministro il plurilinguismo è un valore aggiunto per la formazione del futuro, lo sarà di più se ad esso verrà congiunto il significato di continuità verticale tra un ordine di scuola e un altro, a proposito viene in mente un’espressione coniata da Giancarlo Cerini, quando, molti anni addietro, parlava di “discontinuità utile” volendo intendere che il passaggio tra ordini significa realizzare una progressione nello sviluppo delle competenze; nel senso che l’apprendimento non deve essere sempre lo stesso, le azioni e le linee possono essere comuni, ma i contenuti, i linguaggi e le metodologie devono essere diversi a seconda dell’età degli studenti; nel caso dello studio delle lingue straniere, in Italia questa discontinuità utile, in certi percorsi di scuola secondaria di secondo grado non avviene perché appunto la continuità e la relativa formazione subiscono un arresto. Lo studente non ha sempre la possibilità di continuare il suo percorso di formazione linguistica e questo va a discapito di certi percorsi di scuola secondaria che non vengono scelti proprio perché carenti in questo ambito.

Se è vero come diceva J.W.Goethe che“chi non conosce una lingua straniera non sa nulla della propria” allora per fare meglio sarebbe giusto garantire lo studio obbligatorio sempre e comunque di almeno due lingue straniere nei vari ordini di scuola, chissà che questo non sarebbe un vantaggio in più per i nostri studenti nello studio dell’italiano, visti i risultati delle rilevazioni INVALSI.

Che dire poi del fatto che nel prossimo concorso a Dirigente scolastico si prevede (anche se ancora sono solo voci) nella procedura di esame, l’accertamento linguistico solo nella lingua inglese. Sembra un vero e proprio schiaffo all’educazione plurilingue, la morte della definizione di plurilinguismo così come data da Mario Wandruszka negli anni Settanta, che lo aveva inteso appunto come “lo spazio linguistico della nostra libertà spirituale”, quindi la preferenza della sola lingua inglese, si tradurrebbe in un limite alla libertà spirituale del concorrente, giacché ciascuno ha una formazione culturale e professionale specifica e frutto delle sue inclinazioni. Ecco un modo elegante di dire no al plurilinguismo!

In ultimo, viene da chiedersi che fine abbiano fatto tutti principi sul plurilinguismo espressi nel Quadro comune europeo di riferimento per le lingue risalente agli anni duemila, tutte le iniziative delle politiche europee in tema, vedi ad esempio la Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006 relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente (inserita nelle ultime Indicazioni Nazionali e nel Documento tecnico allegato al D.M. 139 del 2007 sull’assolvimento dell’obbligo di istruzione) che indica tra le competenze chiave anche la comunicazione nelle lingue straniere lasciando intendere come la conoscenza di più lingue sia anche fortemente speculare alla formazione di un cittadino più consapevole ed integrato nella società attuale, pronto ad affrontare le sfide derivanti dalla mobilità e dai forti processi di globalizzazione. Gli obiettivi europei degli ultimi anni sembrano proprio voler far attecchire nell’individuo, attraverso il superamento delle barriere linguistiche e culturali, promuovendo l’apprendimento di più lingue, le condizioni per poter intensificare in lui una maggiore capacità di stare al cambiamento cogliendo i flussi innovativi che derivano dalla società nella quale egli vive.

Allora se vogliamo parlare di plurilinguismo come valore aggiunto, è opportuno prima iniziare a smantellare certi aspetti del nostro ordinamento scolastico, poi i finanziamenti alle scuole di cui parla il Ministro saranno certamente cosa gradita.

Katjuscia Pitino, Orizzontescuola.it 12.01.2015




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