Che bel casino!

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RISPONDE SERGIO ROMANO

L’ASCESA E LA DECADENZA DELLA PAROLA CASINO

Il termine casino ha assunto, soprattutto tra i giovani, un significato denigratorio. Forse è il caso di ricordare che quando questi luoghi erano ancora autorizzati si distinguevano per ordine, organizzazione, efficienza, igiene e qualità del servizio? Mi torna a mente un’intervista rilasciata dallo storico impresario Remigio Paone a un diffuso, allora, settimanale nazionale alla vigilia dell’entrata in vigore della legge Merlin. Paone, rispondeva alla domanda su quale ritenesse la migliore istituzione italiana: «Sta per essere abolita». Costanzo Ajello costanzo.ajello@gmail.com

Caro Ajello,
La storia della parola casino è quella di un lungo e malinconico declino. Per molti secoli il suo significato fu quello registrato da Salvatore Battaglia nel suo grande dizionario della lingua italiana pubblicato dalla Utet in ventuno volumi: «Villino signorile, per lo più di campagna; piccolo e grazioso edificio, in passato adibito a residenza padronale o ad usi particolari (casino di caccia, di pesca ecc.)». Più tardi divenne «un luogo di ritrovo e di ricreazione, pubblico, privato o militare, con sale di lettura, di gioco e di fumo». Vi fu un periodo, quindi, in cui la parola casino definiva quello che noi chiameremmo oggi circolo o club. Col tempo, tuttavia, i piaceri del casino divennero in alcuni Paesi soprattutto quelli del gioco e la parola trasmigrò con questo significato verso altre lingue fra cui principalmente il francese e l’inglese. Ma in Italia, il piacere ebbe la meglio sul gioco e fra tutti i piaceri possibili fu deciso di usare l’espressione per quello offerto dal più antico mestiere del mondo. A giudicare dalle citazioni utilizzate dal Battaglia, casino diventa sinonimo di postribolo o casa di tolleranza tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento. Il significato a cui lei si riferisce nella sua lettera («chiasso, confusione, luogo ove regnano grande trambusto e confusione estrema») ha origini casermesche e dialettali. Lei ha ragione quando osserva che i casini, prima della legge Merlin, erano luoghi bene organizzati con orari e regole igienico-sanitarie che venivano quasi sempre rispettate. Il chiasso era quello che facevano gli studenti e i militari quando nascondevano le paure e le timidezze sotto la maschera della sfacciataggine. I clienti abituali si comportavano con discrezione e serietà. Un lettore, Maurizio Urbano di Trieste, mi ha recentemente segnalato un aforisma di Indro Montanelli: «Il bordello è l’unica istituzione italiana dove la competenza è premiata e il merito riconosciuto». Questo lungo tramonto di una nobile parola ha avuto un effetto paradossale. Quando vogliamo definire un casino di gioco dobbiamo ricorrere alla pronuncia francese della parola. Quelli di Venezia, Sanremo, Saint Vincent e Campione d’Italia non sono casini, sono casinò.
(Dal Corriere della Sera, 24/7/2011).




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