Centrali francesi, deficit di sicurezza

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Nucleare. Stress test di Bruxelles

Marco Moussanet

«La situazione generale è soddisfacente, ma in molti impianti servono ulteriori interventi per migliorare le condizioni di sicurezza». È sostanzialmente questa la conclusione del rapporto dell’autorità di vigilanza europea sull’energia nucleare Ensreg, che verrà presentata domani dal commissario Gunther Oettinger e che dovrebbe essere sottoposto all’attenzione dei capi di Stato e di
Governo dell’Unione europea nel vertice del 18 e 19 ottobre.

L’inchiesta, decisa dopo il disastro di Fukushima, è stata condotta dalle authority nazionali, anche se per alcune centrali c’è stato un ulteriore sopralluogo effettuato da esperti europei, e ha ovviamente riguardato tutti i reattori attualmente in attività: 147 in 14 Paesi (altri sei sono in costruzione e 18 già progettati). Per i quali si immaginano investimenti supplementari che potrebbero arrivare a 25 miliardi complessivi (da 30 a 200 milioni per impianto).
Gran parte del rapporto è evidentemente dedicata alla Francia, principale Paese nucleare d`Europa con 19 centrali e 58 reattori.
In ognuno di questi, secondo la relazione, servono interventi di miglioramento (tra i 100 e i 200 milioni per sito), soprattutto per quanto riguarda l’adeguata protezione delle attrezzature di emergenza in caso di disastro. In questo ambito la situazione francese sarebbe infatti più problematica rispetto a quella svedese, tedesca, inglese o spagnola.

Il rapporto sottolinea invece che le centrali francesi (contrariamente per esempio a quelle spagnole o inglesi) sono tutte dotate dei ricombinatori di idrogeno, che invece non c’erano nei reattori di Fukushima.

Il risultato dei test condotti dall’authority europea sembra peraltro ricalcare, almeno per quanto riguarda la Francia, quello cui era già arrivato l’ente nazionale, in una relazione presentata all’inizio dell`anno. L’Asn aveva stimato in circa 15 miliardi l’investimento necessario per portare al massimo livello possibile le condizioni di sicurezza degli impianti francesi.

Edf, che gestisce i reattori, aveva dal canto suo parlato di circa 10 miliardi e aveva comunque minimizzato lo sforzo, da inserire nel quadro più generale del programma da 40 miliardi (aggiornato quindi a 50) che il gruppo energetico ha già varato in vista di un allungamento dí 20 anni (da 40 a 60) del ciclo di vita delle sue centrali.

La Corte dei conti aveva recentemente ipotizzato un costo straordinario di poco inferiore ai 6 miliardi. Stando alle anticipazioni, il rapporto europeo avrebbe promosso a pieni voti (o quasi) la centrale di Fessenheim, il più vecchio degli impianti francesi, di cui il Governo ha annunciato la chiusura nel 2016.

(Da Il Sole 24 Ore, 02/10/2012)




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