C’è chi dice no alla svalutazione del congiuntivo.

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Il congiuntivo? «Insegnarlo a scuola è un gesto di democrazia».

Recentemente un noto linguista ha sdoganato, in alcuni casi, l’uso dell’indicativo al posto del congiuntivo. Ma chi insegna italiano non ci sta, perché ogni modo verbale ha un suo senso, perché il congiuntivo ha un suono piacevole e quando manca è una sensazione fastidiosa e perché saperlo usare è un tratto distintivo.

di Orsola Vetri.

Così dice l’Accademia della Crusca
Potremmo mai dire o scrivere “crediamo che insegnare il congiuntivo è giusto”…? Ovviamente no, il suono è fastidioso non solo scorretto e i nostri lettori preparati a commentare il contenuto degli articoli e sempre attenti al buon uso della lingua italiana avrebbero giustamente molto da ridire. Cercare esempi della sempre più diffusa tendenza a utilizzare l’indicativo al posto del congiuntivo è sin troppo facile. Gli strafalcioni solo tra i politici e i personaggi della Tv sono tanti. Ma se ci si mette anche chi da sempre tutela e salvaguarda la nostra lingua, il discorso merita un approfondimento. Francesco Sabatini, presidente onorario dell’Accademia della crusca, nel suo saggio “Lezione di italiano. Grammatica, storia, buon uso” (Mondadori) tra i tanti temi affronta anche quello del congiuntivo invitando a non drammatizzare se, soprattutto nel parlato, a volte ci si concede certe libertà.

Il parere di chi insegna
E poiché, fino a prova contraria, depositari dell’insegnamento delle regole della nostra bellissima e complessa lingua sono gli insegnanti proviamo a chiedere loro come si comportano con gli studenti riguardo il più temuto dei modi verbali.

Alle scuole superiori
«Ovviamente nello scritto sbagliare o dimenticare un congiuntivo è un errore grave. E lo segno come tale. Io spiego le regole perché è giusto che le imparino», così esordisce Luisa Brambilla, insegnante di italiano e storia al Tecnico commerciale (“Istituto Alliende Custodi”). Ricorda un episodio avvenuto durante un corso di aggiornamento in cui era stato citato il parere di un illustre linguista che aveva dichiarato che si poteva non insegnare il congiuntivo a scuola: «Una collega è saltata su come una furia per dire che insegnare il congiuntivo è un gesto di democrazia perché permette a tutti di avere le stesse conoscenze linguistiche e grammaticali. È Invece discriminatorio non insegnarlo poiché chi ha genitori colti e laureati saprà comunque declinarlo e usarlo e viceversa chi non lo sente in famiglia, se non interviene la scuola, non lo imparerà mai». Agli occhi degli altri saperlo usare, infatti, a volte fa la differenza: «L’esprimersi senza congiuntivi connota subito una persona come ignorante e la discrimina socialmente. Questo punto di vista mi ha fatto riflettere e ha rafforzato la convinzione di insistere con i miei studenti. Voglio che imparino a usarlo perché nella vita è un tratto distintivo. È ancora più importante del vestito perché dà una buona impressione. Per esempio in un colloquio di lavoro…».

Conoscere la regola
La prof. Brambilla, tuttavia, ci rassicura: «i ragazzi utilizzano il congiuntivo correttamente. Ed è uno degli errori che riconoscono più facilmente, tanto è vero che quando un compagno sbaglia è spesso motivo di scherno. Anche perché ha un suono piacevole e quando manca è una sensazione fastidiosa. Io quindi insegno la regola. Poi si può trasgredire, come dice l’accademia della Crusca, ma almeno la si conosce».

Alle scuole medie
Stesso ardore nel difendere il congiuntivo lo mostra Jone Cocco Ordini, insegnante di lettere alle medie presso l’“Istituto Comprensivo Marcello Candia”. I suoi studenti, vuoi per età vuoi perché la maggior parte sono di origine straniera, faticano ancora a usarlo e spesso sbagliano o lo dimenticano: «Premetto che Sabatini è un noto e preparato linguista, io una normale professoressa e non mi permetto di disquisire con lui, ma nel mio lavoro in classe esigo che i ragazzi lo imparino e lo utilizzino nel modo classico. Non credo, come dice Sabatini, che il congiuntivo rappresenti un uso raffinato della lingua. Ha il suo motivo d’esistere e non perché vogliamo fare gli aristocratici, arroccarci nel mantenere una lingua letteraria o parlare come un libro stampato, ma perché il congiuntivo è il modo dell’’ipotesi, della previsione e del ragionamento. L’indicativo quello della certezza, della constatazione della lucidità. Se vogliamo esprimere questi diversi pensieri va da sé che dobbiamo usare i modi verbali che corrispondono».

Il linguaggio è complesso perché è copllesso il pensiero
Chi insegna sa benissimo che la lingua è viva e si trasforma continuamente ma finché il congiuntivo esiste bisogna insegnarlo: «Non confondiamo», continua la Cocco Ordini, «la modernizzazione della lingua con l’impoverimento culturale che purtroppo è in atto. Parliamo sempre della crisi dal punto di vista del lavoro e dell’economia ma mai rispetto alla cultura. Io spiego sempre ai ragazzi che il linguaggio è complesso perché è complesso il pensiero. E il rischio di impoverire il linguaggio è proprio quello di impoverire il pensiero. Se non abbiamo le parole giuste per esprimere un concetto col tempo questo concetto non sarà più all’altezza».

Il peggio è in tv
La prof Cocco Ordini lavora in una scuola dove, per l’80% dei ragazzi, l’Italiano è la seconda lingua: «Poiché fanno fatica a leggere quotidiani e libri, se voglio dar loro delle indicazioni su dove acquisire esempi di buon italiano non mi resta che la Tv… Ma quello che sento quando la accendo, soprattutto riguardo ai congiuntivi, è davvero terribile, quindi», conclude sconsolata, «non posso neanche dar loro questo consiglio».
(Da famigliacristiana.it, 15/12/2016).

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