Cattiva maestra televisione Ci fa disimparare l’italiano

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Cattiva maestra televisione. Ci fa disimparare l’italiano

Un tempo il piccolo schermo era "la" scuola di lingua. Oggi è bocciato dall’Accademia della Crusca. Troppi stereotipi, tormentoni e superlativi

Alessandro Gnocchi

Vuole il luogo comune scientifico che la televisione sia stata una scuola di lingua italiana per l’intera nazione. Là dove fallirono i Promessi sposi, riuscì Lascia o raddoppia.

La Rai aveva funzione pedagogica, e dunque il registro dell’italiano parlato nelle trasmissioni era piuttosto elevato. Le annunciatrici, poi, seguivano la pronuncia fiorentina, imparata frequentando appositi corsi.

Le cose però sono cambiate, al punto che l’Accademia della Crusca, nel corso del convegno Il portale della tv, la tv dei portali, ha bocciato la lingua della tv. Dice la presidente Nicoletta Maraschio: «Negli ultimi 30 anni, ed in particolare nell’ultimo decennio, la lingua della televisione ha perso la sua tradizionale caratteristica di “specchio” di quella parlata per sviluppare nuove forme, artificiose e spettacolarizzate sulle quali non si può che esprimere un giudizio negativo». Insomma, il piccolo schermo prima ci ha insegnato l’italiano. Poi ce l’ha fatto dimenticare.

Una lunga ricerca approdata alla costruzione del sito web italianotelevisivo.org, on line da ieri, ha dimostrato che «dagli anni ’80, in tv – ha spiegato Maraschio – ha preso via via sempre più campo il fenomeno del cosiddetto iperparlato: il linguaggio comune è stato progressivamente abbandonato in favore di un parlato artificioso, concepito per spettacolarizzare i contenuti. E questa è diventata la norma, sia nell’informazione sia nell’intrattenimento». Non è quindi solo questione di congiuntivi abbandonati alla propria triste sorte, né di pronomi personali usati a casaccio (gli al posto di le, o di loro), né di inflessioni dialettali pesantissime tipiche di molti conduttori. L’impoverimento linguistico passa per altre vie, come sottolineano le statistiche: nei telegiornali e nei talk quasi tutto è diventato straordinario, nell’intrattenimento (e nella pubblicità) incredibile, nelle fiction fantastico. In posizioni di rincalzo ci sono meraviglioso, magnifico, eccezionale, misterioso, spettacolare, clamoroso, stupendo e mitico. L’importante è esagerare sempre e comunque. Qualsiasi sciocchezza infatti è super: dal super latitante alla super storia. Se non è super, sarà mega oppure iper.

Più sfuggente il capitolo dei tormentoni: «tic» linguistici che imperversano per poi sprofondare nel nulla. Ricordate quando tutti dicevano attimino? O assolutamente (usato in senso assoluto)? O piuttosto che (con valore disgiuntivo al posto di o)? Questo è ancora niente. Ci sono le frasi fatte: l’allarme maltempo e il barbaro omicidio sono sempre questioni spinose. Ci sono gli intercalari come diciamo e come dire, specialità dei politici. New entry (a proposito, si usano troppi anglicismi anche quando servono a nulla) è e quant’altro. Pare che il copyright appartenga a Carlo Conti.

Le fiction guardano obbligatoriamente al colloquiale. Sull’altare del «parlato» sono sacrificati i congiuntivi, l’uso corretto dei pronomi e i periodi ipotetici. Eppure, a sorpresa, proprio alcune fiction tengono alta la bandiera della buona lingua. Spiega Gabriella Alfieri dell’università di Catania: «In alcune serie, penso a esempio a Centovetrine, tuttora in corso, o Incantesimo, ma ce ne sarebbero altre, resiste l’utilizzo di un linguaggio alto, di tipo letterario, come usava nei teleromanzi di una volta».

Spettacolarizzazione, semplificazione e sterotipia sono dunque i tre killer che in televisione attentano alla ricchezza della lingua italiana ma sarebbe sbagliato, scusate lo stereotipo, fare di tutta l’erba un fascio. In realtà la banalizzazione non è distribuita in modo omogenea e «in molti programmi si riscontra una buona tenuta» come spiega Raffaella Setti, una delle studiose del fenomeno.

La televisione dunque è cruciale ma presto sarà necessario porre altrettanta attenzione al web, dove germoglia una nuova lingua ancora più ridotta nel vocabolario e talvolta incomprensibile per gli over 40. Altrimenti le doverose e interessanti indagini sul piccolo schermo, tra l’altro sempre più integrato coi tablet, rischiano di essere superate dai fatti. Chi conosce il significato di una delle espressioni maggiormente usate dai nostri figli smanettoni come lol? La Crusca, per fortuna già attiva in Rete, ci aiuti a dare una risposta.

Il Giornale, Sab, 09/03/2013

http://www.ilgiornale.it/news/cultura/c … 93872.html




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