Caso Marò: Dimissioni tardive di Terzi e rinuncia alla cittadinanza tedesca di Rizzello sono i casi della mediocrità di un diplomatico e dell’altezza etica di un emigrante italiano

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«Le dimissioni del Ministro Terzi sono persino tardive per ridare un briciolo di credibilità alla politica estera italiana e risollevare le sorti dell’immagine del nostro Paese a livello internazionale. Quello del governo italiano, e dei due Ministri Terzi e Di Paola nello specifico, è stato fin da subito un atteggiamento ambiguo e contraddittorio, da vecchia partitocrazia, un comportamento oscuro e doppio, in cui alla trasparenza dei documenti e degli atti ufficiali, all’affrontare le questioni alla chiara luce del sole e nelle sedi appropriate, si è preferito lasciare l’opinione pubblica all’oscuro, muoversi in segreto, cedendo poi, con ignominia del proprio Paese, là dove si era tentato di fare il gioco duro non avendone la forza». Questo il commento del Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto, Giorgio Pagano, alla notizia delle dimissioni di ieri del Ministro degli Esteri.

«Mi chiedo, tuttavia – aggiunge Pagano – se realmente si è trattato della volontà di ammettere le proprie colpe e subirne le conseguenze, o se è stata solamente l’ennesima manovra per cercare un altro ‘collocamento’ dopo il disastroso esito di questa vicenda. Si è sentito di un’avvenuta contrattazione tra Terzi e il PDL, dalla quale sarebbe emersa una promessa elettorale che lo avrebbe convinto alle dimissioni nella speranza di ottenere presto un’altra carica. Non va dimenticato, peraltro, che nella sua carriera diplomatica Giulio Terzi è stato contraddistinto dal suo essere il più stretto e fidato confidente Usa, referente prezioso come l’oro per la diplomazia americana. Non stupisce, a questo proposito, che sia lui l’uomo politico italiano più citato nei famosi documenti messi in rete dal sito di Julian Assange, Wikileaks».

 «Al di là di tutto  – precisa il Segretario dell’Era – una questione fondamentale alla quale mi pare non si sia dato sufficiente valore è quella economica. Allo scoppio del caso la Farnesina, infatti, si era apprestata ad annunciare che avrebbe ostacolato le mosse ‘unilaterali’ della polizia locale, appellandosi al diritto all’immunità dei militari, essendo questi, di fatto, ‘organi dello Stato’ nelle giurisdizioni straniere. L’affaire dell’Oceano indiano, invece, si è ben presto rivelato per Roma molto più scivoloso dati i rapporti economici e il crescente peso strategico dell’India. L’Italia, come insegna  l’Associazione delle Camere di commercio italiane all’estero, ha un export tutt’altro che irrisorio verso l’ex colonia britannica che non è il alcun modo disposta a perdere. I numeri parlano chiaro, grazie ai mercati extraeuropei, l’export italiano non ha risentito della crisi e il commercio ha fatto un balzo in avanti del 12,2%. Senza contare che l’anno passato l’export fuori dall’Unione europea è aumentato del 5,4% e, negli ultimi cinque anni, in Cina e in India il “fatto in Italia” è cresciuto rispettivamente del 12% e dell’11,5%, contro il 16,5% del Brasile».

 «Ebbene credo sia stata e sia ancora questa, in definitiva, la posta in gioco per il nostro Paese – sottolinea Pagano – e questo il reale motivo per cui non possiamo certo permetterci il lusso di illuderci di poter fare la voce grossa con una Nazione con un Pil in crescita del 7%, quando l’Italia si ritrova a fare il fanalino di coda tra i ‘grandi’ dell’area euro con un calo del Pil previsto per quest’anno dell’1%.  Non stupisce quindi che il Ministro della Difesa indiano gongola su Roma ‘piegata senza tanti problemi’,  la stampa locale ci bolla come ‘piccola Italia’ e quella mondiale ci stronca.

Consola, di fronte ad un ministro tecnico che lascia la poltrona così tardivamente, comportandosi persino peggio di un ministro politico di vecchia data, il gesto di un altro italiano, il giovane tedesco di origini pugliesi André Rizzello che, alla ‘poltrona’ della cittadinanza tedesca ormai acquisita, la rigetta, riconsegnando il proprio passaporto tedesco perché indignato dalle dichiarazioni anti italiane di un Peer Steinbruck, candidato Spd alla Cancelleria», conclude il dirigente radicale. 




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