Cartelli stradali in dialetto

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Cartelli stradali in dialetto

Prepariamoci a viaggiare col vocabolario

Che cosa fare in Calabria davanti al segnale “Accuartu ca passanu”?

di Giovanni Morandi

Avra’ anche ragione il simpatico Pezzella, partenopeo verace, deputato An, relatore alla Camera del provvedimento che introduce le nuove norme stradali, a non drammatizzare. “Non ci aprirei una guerra ideologica”. Ma intanto, il nuovo codice sancisce il principio che possiamo non chiamarci piu’ come prima e possiamo anche parlare lingue diverse. “Concessone che abbiamo incluso per accontentare la Lega – dice Pezzella- ma di fatto abbiamo normalizzato quel che gia’ c’era”. Un’altra sanatoria. E con questa il neocodice consente ai cartelli stradali di parlare in dialetto. In realta’, ribattono i promotori del bilinguismo, l’autonomia e’ limitata solo ai cartelli turistici, che sono di competenza dei comuni. E, assicurano gli stessi, nulla cambiera’ perche’ i doppi cartelli con il nome dialettale della localita’ gia’ esistono. Solo che ora vengono legalizzati. Appunto, il problema e’ proprio questo. Una volta che si e’consentito l’uso del dialetto per il nome, figurarsi se non ci sara’ qualche comune che vorra’ andare oltre ed estendere la licenza anche agli altri cartelli. Percio’ prepariamoci a viaggiare oltre che con la carta di circolazione anche con il vocabolario. Del resto, non dobbiamo sorprenderci piu’ di tanto. In altri paesi europei, come il Belgio, esiste gia’ questa giungla linguistica tra francofoni e fiamminghi. In 50 chilometri di autostrada la lingua nei cartelli puo’ cambiare due, tre, quattro volte. Una divisione che e’ servita solo ad aumentare le divisioni e le incomprensioni, e che normalmente e’ causa di errori, e a volte incidenti. L’ultimo in ordine di tempo e’ stato un disastro ferroviario, perche’ il ferroviere vallone non era stato capace di comprendere l’allarme in fiammingo. Dunque, macche’ lingue, non perdete tempo e datevi daffare a studiare i dialetti. Ricordandovi che “attenti ai pedoni” in bergamasco si dice “Atenti a quei che camina a pie’”, in calabrese “Accuartu ca passanu”, in pugliese “Aund au cristiana”. E se vi capitera’ di leggere “Accuartu ara curva” o “aggira chianne chianne” non lasciatevi ingannare dalle apparenze: vuol dire semplicemente “curva pericolosa”. Che detto in maniera cosi’ chiara potrebbe anche risultare offensivo per qualcuno, che considera il proprio paesello l’ombelico del mondo. Fu l’automobile con tutto quel che ne consegui’ in termini di infrastrutture e modifiche nei costumi a unificare l’Italia e potrebbe essere il nuovo codice stradale a innescare un processo opposto. Sono le larghe vedute dell’Italia fondata sulle valli. Da La Nazione,19/7/2003.

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Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Cartelli stradali in dialetto<br /><br />
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Prepariamoci a viaggiare col vocabolario<br /><br />
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Che cosa fare in Calabria davanti al segnale “Accuartu ca passanu”?<br /><br />
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Avra’ anche ragione il simpatico Pezzella, partenopeo verace, deputato An, relatore alla Camera del provvedimento che introduce le nuove norme stradali, a non drammatizzare. “Non ci aprirei una guerra ideologica”. Ma intanto, il nuovo codice sancisce il principio che possiamo non chiamarci piu’ come prima e possiamo anche parlare lingue diverse. “Concessone che abbiamo incluso per accontentare la Lega – dice Pezzella- ma di fatto abbiamo normalizzato quel che gia’ c’era”. Un’altra sanatoria. E con questa il neocodice consente ai cartelli stradali di parlare in dialetto. In realta’, ribattono i promotori del bilinguismo, l’autonomia e’ limitata solo ai cartelli turistici, che sono di competenza dei comuni. E, assicurano gli stessi, nulla cambiera’ perche’ i doppi cartelli con il nome dialettale della localita’ gia’ esistono. Solo che ora vengono legalizzati. Appunto, il problema e’ proprio questo. Una volta che si e’consentito l’uso del dialetto per il nome, figurarsi se non ci sara’ qualche comune che vorra’ andare oltre ed estendere la licenza anche agli altri cartelli. Percio’ prepariamoci a viaggiare oltre che con la carta di circolazione anche con il vocabolario. Del resto, non dobbiamo sorprenderci piu’ di tanto. In altri paesi europei, come il Belgio, esiste gia’ questa giungla linguistica tra francofoni e fiamminghi. In 50 chilometri di autostrada la lingua nei cartelli puo’ cambiare due, tre, quattro volte. Una divisione che e’ servita solo ad aumentare le divisioni e le incomprensioni, e che normalmente e’ causa di errori, e a volte incidenti. L’ultimo in ordine di tempo e’ stato un disastro ferroviario, perche’ il ferroviere vallone non era stato capace di comprendere l’allarme in fiammingo. Dunque, macche’ lingue, non perdete tempo e datevi daffare a studiare i dialetti. Ricordandovi che “attenti ai pedoni” in bergamasco si dice “Atenti a quei che camina a pie’”, in calabrese “Accuartu ca passanu”, in pugliese “Aund au cristiana”. E se vi capitera’ di leggere “Accuartu ara curva” o “aggira chianne chianne” non lasciatevi ingannare dalle apparenze: vuol dire semplicemente “curva pericolosa”. Che detto in maniera cosi’ chiara potrebbe anche risultare offensivo per qualcuno, che considera il proprio paesello l’ombelico del mondo. Fu l’automobile con tutto quel che ne consegui’ in termini di infrastrutture e modifiche nei costumi a unificare l’Italia e potrebbe essere il nuovo codice stradale a innescare un processo opposto. Sono le larghe vedute dell’Italia fondata sulle valli. Da La Nazione,19/7/2003.<br /><br />
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