Carta Ue, allarme di Fini "Le ratifiche, un rischio"

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14/12/2004, Corriere della Sera, pag. 12

L'idea dell'ex commissario (un referendum per restare in Europa) piace all'Ulivo

Carta Ue, allarme di Fini “Le ratifiche, un rischio”

Il ministro a Monti.- «Prematuro cercare uscite di sicurezza»

Dal nostro corrispondente
BRUXELLES – Il «rischio ratifica» c'è. Ma per il ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, «al governo non conviene sollevare adesso il problema di che cosa sì dovrà fare nel caso qualche Paese bocci la Costituzione europea, Non sarebbe saggio cercare ora uscite di sicurezza, perché ciò darebbe argomenti aggiuntivi a chi è contro l'Europa». Piuttosto, aggiunge il capo della diplomazia «occorre impegnarsi, e non solo da Bolzano a Lampedusa, perché l'opinione pubblica europea dica “sì” alla nuova Costituzione». Fini, a Bruxelles per il Consiglio degli Affari generali, ha raccontato di aver letto l'articolo di Mario Monti pubblicato ieri dal Corriere della Sera.: «Ho telefonato all'ex commissario innanzitutto per ringraziarlo per gli apprezzamenti per il mio lavoro nella Convenzione. Gli ho detto che considero pregevole il suo scritto, soprattutto perché ha il merito di cominciare a sottolineare quali sono i rischi collegati a una bocciatura del Trattato costituzionale in alcuni Paesi», Nel merito, però, il ministro degli Esteri prende un'altra direzione. Monti aveva chiesto ai capi di Stato e di governo, che si riuniranno nel Consiglio europeo di giovedì prossimo, di «assumere un impegno», centrato su un passaggio chiave: chiedere ai Paesi in cui la Costituzione non dovesse passare al vaglio popolare, di riproporre un quesito referendario più secco. «Volete voi che il nostro Paese continui a fare parte della Ue, ratificando la Costituzione …oppure volete che cessi di far parte della Ue?». Un modo, insomma, di drammatizzare l'appuntamento elettorale, trasformandolo in un «pro o contro» l'Unione. Se poi qualcuno vuole uscire, concludeva Monti, gli altri Stati membri non dovrebbero fare altro che accompagnarlo alla porta, sia pure «con la necessaria cooperazione giuridica».
La ratifica della Costituzione è a rischio soprattutto in Gran Bretagna, dove crescono partiti e sentimenti «euroscettiei». L'appuntamento con le urne, già annunciato dal premier Tony Blaìr, sarà probabilmente per il 2006. La scia di incertezze si allunga fino alla Danimarca e, forse, anche alla Polonia. Dalla Francia, invece, rileva lo stesso Fini, «giungono invece segnali positivi, come l'esito positivo della consultazione interna tra i socialisti». In sostanza il ministro degli Esteri non crede si debba trasformare la campagna sulla Costituzione nel momento della verità: «Dentro o fuori», appunto, perché, in questo modo, si rafforzerebbero le correnti anti-europee. «Invece è esattamente quello che si dovrebbe fare» osserva Enrico Letta, eurodeputato della Margherita. «Condivido punto per punto il ragionamento di Monti – aggiunge l'ex ministro del centro sìnistra – occorre davvero cambiare metodo nella costruzione europea. Non possiamo più procedere con gli aggiustamenti progressivi. E' necessario caricare al massimo di significato politico gli appuntamenti con il referendum. Il rischio dì astensione è fortissimo. Se non ci attrezziamo per tempo, se ci presentiamo tranquiilli e rilassati è sicuro che in alcuni Paesi vincerà il “no” perché si presenteranno alle urne solo quelli che sono contro la Costituzione». L'uscita di Monti, dunque, ha avviato il confronto anche in Italia, dove per altro, Pola e Ulivo sono entrambi schierati per il via libera (la ratifica spetterà al Parlamento). Fini in realtà non vede in prospettiva «eventi tragici». Certo, «dipenderà anche da quanti e soprattutto quali Stati potrebbero respingere il testo». In ogni caso il problema «della limitazione del danno», cioè di come andare avanti nell'Unione, si dovrà porre solo allora. «Non credo, comunque, che saranno delle esclusioni». Il ministro, infine, riconosce che, in Europa, le insidie potrebbero venire anche dai partiti di centro-destra. «Io intendo promuovere dibattiti nelle varie capitali europee per spiegare, e lo dico togliendomi il vestito di ministro degli Esteri, qual è la posizione della destra italiana. L'ho già fatto ad aprile, a Berlino, alla Fondazione Adenauer e mi pare sia andata piuttosto bene».

Di Giuseppe Sarcina

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