Calligrafia

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Non è mai troppo tardi anche per la calligrafia

“Lo stile è l’uomo”

Buffon

di Marcello D’Orta

Il piccolo Lombardi non lo sapeva, ma il suo arto superiore sinistro terminava con un’estremità demoniaca, per quanto all’apparenza fosse uguale a quella destra. Scrivendo con la mano sinistra, infatti, Lombardi tradiva la sua origine infernale, si dichiarava spirito del male e Causa del disordine morale e cosmico. E tutto questo ad appena sei anni. Fu la suora (mia maestra e sua) a rivelargli tale sconvolgente verità, e ad ammonirlo: “Lombardi, scrivi con la destra! La sinistra è la mano del diavolo!”. Egli fece di tutto per impugnare la penna con la mano “corretta”, ma non ci riuscì mai, e questo gli costò se non il rogo, nutrite scariche di “pàccheri” (schiaffi), tirate d’orecchie e pizzicotti.

“Mano del diavolo” a parte (si arrivò perfino a legare la mano sinistra dietro la schiena) la scuola degli anni ’50 e ’60 si armò di santissima pazienza per insegnare ai bambini a scrivere in bello stile. Per molti (soprattutto in ambiente contadino) già tenere una penna in mano era uno stress, figurarsi far entrare perfettamente nel rigo le lettere, a non debordare, a disegnare il famoso svolazzo della “o”. Si cominciava dalle cosiddette “mazzarelle” o “asticelle”, per passare alla compilazione di intere pagine di “a” di “e” di “i”. Quando si riteneva che la mano fosse sufficientemente sciolta, ci si misurava con le maiuscole. La più difficile era l’ “h”, chi la scriveva correttamente era da considerarsi maestro calligrafo, un amanuense degno di un’abbazia benedettina. “Condicio sine qua non” per scrivere in bello stile era una corretta posizione nel banco; il maestro osservava con attenzione la postura di ogni ragazzo, badando che non ci si addossasse al piano di scrittura, non si poggiasse il gomito, non si assumessero pose leopardiane o si descrivessero figure plastiche. Spesso l’insegnante entrava nel banco, guidando amorevolmente la mano dello studente. Ma alla fine i risultati arrivavano. Già nel primo trimestre della terza elementare, tutti (o quasi) erano in grado di scrivere bene, e la letterina di Natale costituiva un po’ il saggio annuale.

Più indietro si va nel tempo e più l’esecuzione dei modelli grafici diviene accurata, addirittura artistica. Mio padre (classe 1911) aveva dovuto interrompere gli studi alla quarte elementare, eppure quando apponeva la firma era degno di un calligrafo musulmano che compone il Corano.

Oggi apprendo che molte aziende non assumono personale perché le domande di lavoro sono scritte in modo sciatto o incomprensibile. Gli esperti sostengono che la colpa è dei computer e dei telefonini, che ci hanno disabituato alla scrittura, e della stessa scuola, che non insegna più la forma. Così si arriva al paradosso che molti sono costretti a ritornare sui banchi, per imparare a scrivere. Ma ogni lezione costa 25 euro.

Maestro Manzi, prima di morire, potevi farti clonare in centomila esemplari!

(Da La Nazione, 6/9/2004).

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