Cabaret yiddish contro la violenza

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AUDITORIUM IL PIÙ LONGEVO RECITAL DI MONI OVADIA TORNA PER UNA SERA IN RICORDO DELLA SHOAH

Cabaret yiddish contro la violenza

di Francesca Bonazzoli

Non sono tanti gli spettacoli che possono vantare venticinque anni di successo ininterrotto. «Cabaret Yiddish», scritto e recitato da Moni Ovadia, si può fregiare di questa medaglia. Niente scene, niente costumi, luce piena e solo quattro musicisti, torna in scena all’Auditorium di Milano per una serata speciale in ricordo della Shoah. «Il suo successo è singolare anche per me», dice l’autore. «Credo che funzioni perché è la forma più semplice e antica di spettacolo, quella con commedianti e comici che recitano, suonano musiche, raccontano storielle. Una formula che mi ha permesso di raccontare un’intera epopea, nella forma più comprensibile». Tutto è basato sull’umorismo: qual è la peculiarità di quello yiddish? «La funzione di far pensare. È una sintesi di filosofia paradossale il cui scopo principale è sconfiggere la violenza. È l’estrema possibilità di uscire dalla contrapposizione tu e io, per accedere a una via ulteriore attraverso il riconoscimento della fragilità umana. Nello spettacolo l’umorismo coglie gli aspetti paradossali di quella vita di esilio, ma arriva anche un momento molto tragico che irrompe per pochi minuti e racconta lo sterminio». Perché si interessa alle diaspore: ebree, zingare, greche? «Perché la vera condizione di dignità dell’uomo è quella dello straniero. L’esilio dovrebbe essere il senso della vita e si dovrebbe vivere da stranieri anche nel proprio territorio. Dio dice agli Ebrei: -La terra è mia. Tu vi abiterai come gher-, parola polisemica che vuol dire residente, convertito, straniero. E gli ricorda che la condizione di straniero, vissuta in Egitto, è la condizione santa. Una volta assunta interiormente si rivela luogo di grande splendore dove germina la reciproca accoglienza fra gli esseri umani». Che lingua è lo yiddish? «Una delle lingue della diaspora: prima dello sterminio la parlavano undici milioni di persone. Di ceppo germanico alto medievale, ha una struttura anarchica che ingloba ebraico, aramaico, slavo, latino. L’unico stato dove lo yiddish è lingua ufficiale è la repubblica autonoma del Birobidjan, voluta da Stalin. Oggi, però, si riascolta anche in Germania e persino in Israele, dove era stato bandito. Fortunatamente gli ebrei sono pazzi e lo yiddish si ricomincerà a parlare anche in Israele».
(Dal Corriere della Sera, 30/1/2013).




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