Buone possibilità di successo per la realizzazione di una scuola italiana a Bruxelles

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Per scuola italiana a Bruxelles “istituzioni pubbliche e private in sinergia”

BruxellesPer la realizzazione di una scuola italiana a Bruxelles si è mossa, in queste settimane, tutta l'Italia che conta . Dal Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, al Vicepresidente della Commissione europea, Franco Frattini, al Presidente di Confindustria (la più potente lobby italiana, se non l'unica) Luca Cordero di Montezemolo.
Il Vicepresidente della Commissione europea, Franco Frattini ha dichiarato: “Oggi le possibilità di successo per la realizzazione di una scuola italiana a Bruxelles sono alte“, “ho parlato con il Presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo e ho trovato il suo sostegno convinto per trasformare questo progetto in un'iniziativa del sistema italiano a Bruxelles. E poi non dimentichiamo che abbiamo già ricevuto il sostegno di Giorgio Napolitano. Inoltre sto discutendo con l'Università LUISS di Roma per vagliare i possibili interventi“.
E gli ingredienti per una tale iniziativa sono davvero perfetti. Da una parte -sul versante strettamente culturale- la Dante Alighieri che oramai da tempo calca il piede sull'acceleratore per dire al mondo intero che l'italiano è una delle lingue più studiate al mondo e che lo studio è in continuo aumento anche in Paesi dove francamente viene difficile immaginare che ci possa essere l'interesse per la lingua italiana. Dall'altra parte -sul versante econmico- c'è una Confindustria che con la guida di Luca Cordero di Montezemolo ha preso di netto una posizione in favore della lingua e della cultura italiana come traino per il Made in Italy nel mondo. Dall'altra parte ancora -sul versante politico istituzionale- c'è un Quirinale che porta avanti l'eredità di Carlo Azeglio Ciampi di difesa del concetto di Patria e di italianità, mentre Palazzo Chigi programma tutte le sue azioni di politica estera in difesa di una “autonomia” italiana che inevitabilmente non si può esplicitare solo nelle azioni di politica estera.

Chi ha lanciato la proposta è stato Gennaro Maria Amoruso, Presidente dell'Associazione Internazionale Calabresi nel Mondo con “una petizione al Vice Ministro Onorevole Danieli” lo scorso ottobre, il quale ora dichiara “apprendiamo con piacere che la questione interessa anche i grandi media. Questa settimana della vicenda se ne occupa anche il magazine italiano 'Panorama' che nel numero del 15 marzo 2007 tratta l'argomento. Oggi le possibilità di successo per la realizzazione di una scuola di italiano a Bruxelles sono alte“.

Presidente Amoruso, come è nata questa proposta?
La proposta della nostra Associazione si allinea a quella che è l'istanza di tanti calabresi ed italiani che vivono in Belgio di avere una scuola di Italiano libera ed accessibile a tutti. Si tratta di predisporre nel breve dei corsi di lingua italiana per i bambini rientranti nell'età dell'obbligo ovvero dai sei anni in poi. Nel medio termine questa scuola dovrebbe coordinarsi e rapportarsi con l'IC presente e divenire un vero e proprio polo della lingua, delle tradizioni e della cultura italiana. Come Associazione Internazionale Calabresi nel Mondo negli scorsi mesi e soprattutto a ridosso dell'inizio delle scuole siamo stati sollecitati da diverse e-mail di soci e di amici che ci segnalavano detto problema, quello dell'impossibilità di far frequentare ai propri figli una scuola Italiana in Belgio. Per queste persone, che sono per la maggior parte liberi professionisti, l'avventura inizia con la richiesta presso la Scuola Europea, tale scuola è riservata ai soli figli di italiani che lavorano presso le istituzioni comunitarie. A Mol c'è un'altra scuola internazionale che nel prossimo anno scolastico (2007/2008) chiuderà definitivamente la sua sezione italiana ed infine a Mons c'è una scuola dove sono ammessi solamente i figli di militari.

Perchè una scuola italiana in Belgio e quale utenza pensate possa servire?
Gli italiani residenti in Belgio sono circa trentamila, a questa importante presenza dobbiamo aggiungere i nuovi emigrati. Sono, infatti, numerosi i professionisti (avvocati, commercialisti, ingegneri e consulenti in genere) che si spostano dal nostro paese in terra belga. Queste persone si trovano a vivere in prima persona il “dramma” emigratorio, l'approdo non è dei più facili anche se le condizioni di vita sono nettamente migliori degli emigranti dello scorso secolo. Il vero problema della mancanza della scuola italiana è quello dell'impossibilità di consentire a questi professionisti il ricongiungimento familiare, tutelato tra le altre cose dalle norme comunitarie. Si tratta dunque di una richiesta e di una battaglia di civiltà ispirata a tutelare il diritto primario di chi è costretto ad emigrare per lavoro di vivere questa situazione difficile insieme alla famiglia. Molti sono comunque costretti a trasferire le proprie famiglie e ad inviare i propri figli in una scuola fiamminga. Siamo convinti che sia necessaria una integrazione anche a carattere linguistico, ma chiediamo che si aiutino le famiglie e soprattutto i minori.

C'è stata, mi pare una mobilitazione sia da parte della Presidenza della Repubblica che da parte degli organismi UE.
Non credo si tratti di una mobilitazione vera e propria, ma di una presa in carico del problema da parte delle massime istituzioni italiane. Quello che ci piace di questa vicenda è il metodo. Il nostro paese e le sue istituzioni pubbliche e private si sono mosse in sinergia e fuori da ogni logica di schieramento. Si è pensato di cercare di realizzare desideri ed aspirazioni dei calabresi e degli italiani che vivono all'estero. Credo che questa modalità di agire in maniera bipartisan e sinergica per risolvere i problemi del nostro paese e dei suoi cittadini, che in questo caso vivono all'estero, debba essere una costante e non una eccezione.

Non ci sono forse altri Paesi dove sarebbe necessaria attenzione per nuove scuole e soprattutto per evitare la chiusura delle poche che ci sono?
La situazione delle scuole di italiano in giro per il mondo è abbastanza variegata. Le nostre istituzioni debbono vigilare affinché si realizzino le attività didattiche a supporto delle nostre comunità. Quello della lingua è un patrimonio importante e fondamentale e non solo si devono risolvere tutte quelle situazioni critiche presenti ma si deve sviluppare una politica di sviluppo della presenza delle scuole italiane nel mondo.

Questa vostra richiesta mi pare si possa inserire nel quadro di queste settimane di ansia diffusa di riorganizzazione dell'intero sistema dell'italianità all'estero. A questo proposito lei cosa pensa.
La condizione degli italiani nel mondo si è andata sviluppando negli ultimi decenni con una velocità impressionante. Si verificano diverse situazioni con riferimento alle varie aree geografiche. Un nota comune riguarda tutte le comunità, se da una parte notiamo una forte istanza di un ricambio generazionale nei soggetti associativi, che hanno fatto da “collante necessario” tra le nostre comunità e la madre patria, dall'altra la conseguente elezione dei parlamentari italiani nella circoscrizione estero ha p ortato “dentro” le istituzioni tutte le ansie e i problemi delle nostre comunità. Molti soggetti si sono finalmente accorti che in giro per il mondo vivono decine di milioni di nostri oriundi; le nuove generazioni e la presenza nelle istituzioni hanno generato una forte voglia di novità e di riorganizzazione di tutto il sistema. A nostro avviso serve un punto di incontro e di equilibrio tra l'esigenza di ricambio e rinnovamento e la decennale esperienza di soggetti che hanno fatto la storia del sistema emigrazione. I giovani dall'Italia debbono assurgere a protagonisti di qualità e non di quantità per attivare un dialogo vivo e fecondo con le nuove generazioni che vivono all'estero.

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