Buon italiano a tutti

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Le elementari Il dossier di ItaliaFutura

Riscoprire i maestri del «buon italiano» (utile anche alla democrazia)

di Gian Antonio Stella

«Il Direttore, dopo aver parlato nell’orecchio al maestro, se ne uscì, lasciandogli accanto il ragazzo, che guardava noi con quegli occhioni neri, come spaurito. Allora il maestro gli prese una mano, e disse alla classe: – Voi dovete essere contenti. Oggi entra nella scuola un piccolo italiano nato a Reggio di Calabria, a più di cinquecento miglia di qua. Vogliate bene al vostro fratello venuto di lontano. (..) Vogliategli bene, in maniera che non s’accorga di esser lontano (..) fategli vedere che un ragazzo italiano, in qualunque scuola italiana metta il piede, ci trova dei fratelli». Basterebbero da sole queste poche righe, tratte dal «Cuore» di Edmondo De Amicis, per ricordare quanto peso hanno avuto i maestri elementari nella vita del nostro paese. Maestri che non solo insegnavano l’ortografia e la grammatica e le tabelline e i mesi («trenta giorni ha novembre / con april giugno e settembre…») ma educavano i piccoli cittadini di un’Italia che credeva in se stessa: «Ricordatevi bene di quello che vi dico. Perché questo fatto potesse accadere, che un ragazzo calabrese fosse come in casa sua a Torino e che un ragazzo di Torino fosse come a casa propria a Reggio di Calabria, il nostro paese lottò per cinquant’anni e trentamila italiani morirono. Voi dovete rispettarvi, amarvi tutti fra voi; ma chi di voi offendesse questo compagno perché non è nato nella nostra provincia, si renderebbe indegno di alzare mai più gli occhi da terra quando passa una bandiera tricolore». Era un italiano bello, armonioso ed elegante, quello dei maestri deamicisiani. E Dio sa quanto sia vero, come scrive lo storico Adolfo Scotto di Luzio nel dossier «Maestri d’Italia» che «parlare bene l’italiano fa bene alla democrazia». Italiano corrotto, democrazia corrotta. Per questo è benvenuto il convegno che, con la relazione citata e la presenza di Ernesto Galli della Loggia, Agostino Gallozzi, Andrea Gavosto e Paola Mastrocola si apre oggi a Napoli promosso da «ItaliaFutura», la fondazione presieduta da Luca Cordero di Montezemolo e diretta da Andrea Romano. Le parole del dossier sono dure: «la scuola è letteralmente andata in pezzi» e «alla fine di un confuso e inconcludente decennio di riforme» appare oggi «priva di un centro; sprovvista di un’identità forte». «I libri di testo ripetono pedissequamente le indicazioni del centro e dunque ne riproducono anche la povertà culturale». «Il maestro è come sparito dall’orizzonte dell’educazione». Basta con lo «scambio indecente che ha finito per danneggiare innanzitutto loro, i maestri: noi non vi paghiamo un euro di più, voi non siete tenuti a nessun miglioramento. È accaduto nella scuola perché è avvenuto in tutto il paese: un disinvestimento generalizzato dal futuro». Insomma «la scuola è stata uno dei banchi di prova della fallimentare transizione politica italiana»…

Non c’ è futuro senza un investimento sugli scolari. Non c’è futuro senza un investimento sui maestri. Che restituisca loro il rispetto, la fiducia, l’autorevolezza del ruolo, uno stipendio giusto… E chissà che un po’ alla volta, riavuti il rispetto e il ruolo, i maestri non possano tornare a insegnare quel buon italiano utile alla democrazia. E magari a educare non solo dei bravi scolari ma dei bravi cittadini.

(Dal Corriere della Sera, 16/1/2010).

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