Budapest toglie la cittadinanza a Stalin. L’ultimo rito per il ritorno in Europa

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Budapest toglie la cittadinanza a Stalin. L'ultimo rito per il ritorno in Europa

E la gente porta alla discarica pezzi di Trabant e opuscoli sul comunismo Il premier Medgyessy: «Adesso siamo rientrati alla nostra casa millenaria» DAL NOSTRO INVIATO
BUDAPEST – Goodbye Stalin. Se non sai che futuro t'aspetta, seppellisci intanto il passato: ci voleva l'Europa allargata, per levare la cittadinanza onoraria al compagno Giuseppe Stalin, che dal 1949 figurava ancora tra i benemeriti di Budapest. L'altra sera il consiglio comunale, chiudendo tre quinquenni di pro e contro, ha finalmente stabilito che con Baffone nell'albo d'oro, no, a Bruxelles non si puo andare. E troncate le resistenze di tre nostalgici consiglieri socialisti, che proponevano addirittura di rimettere la stella rossa nel gonfalone, il sindaco ha deciso che la nuova era bisognava festeggiarla come l'ennesimo capodanno d'una citta sconvolta da un secolo di cambi di stagione: tutti alla vecchia stazione dei bus, ha disposto Gabor Demszky, ciascuno con un oggetto da buttare di quegli atkos 40 év, quei maledetti 40 anni di comunismo. Dalle soffitte di Budapest è uscito un polverone di televisori sovietici Junostz e di spintero geni per le Trabant,l'opera omnia di Stalin e i transistor Sokol, i ritratti di Rakosi e i Mao ingialliti.Demszky ha portato la vecchia lettera d'un anonimo delatore. Il suo vice ha tro-vato il vino fatto con le polverine, come se ne vendeva al mercato nero del Comecon. Finira ogni cosa al Parco del-le Statue. fuori citta. assieme ai busti del socialismo reale scampati alle folle furiose del 1989.
Comincia un nuovo cammino», hanno scritto alla Pietra del chilometro zero, la roccia nel centro di Budapest da cui si misurano tutte le strade d'Ungheria. «Siamo tornati alla nostra casa millenaria», ha detto in piazza degli Eroi il premier Medgyessy, quando ha dato la carica al gigantesco «orologio europeo» di granito rossoverde. Piu bella di Varsa-via, piu cosmopolita di Praga, delle nuove capitali e questa Parigi dell'Est a esigere lo spazio che ha sempre avuto di vilagvaros, d'ultima metropoli sulla strada di Mosca.Europeissima nelle radici e nella storia: un Regnum Marianum nella considerazione dei cattolici, per la sua antica devozione alla Madonna (e oggi le stelle dell'Immacolata sono quelle che ornano la bandiera dell'Ue); «citta peccatrice» in una famosa definizione che ne diede l'ammiraglio Horthy, quando s'incarico di dominarla col terrore (e oggi e questo più venerato santuario del porno); «un regno senza re governato da un ammiraglio senza marina», nell'ironica opinione che aveva Roosevelt della Budapest governata da Horthy (e oggi non è molto diversa l'idea che gli americani hanno dell'Europa a 25).Europeissima, Budapest, nelle sue insostenibili leggerezze e nelle sue angosce: <­,Una di noi», viene presentata Zsuzsa Laky, miss Europa 2003, testimonial budapestina sui cartelloni pubblicitari aMalpensa; «uno come tanti», viene descritto dai giornali il dentista palestinese Tayseer Saleh, imam della moschea di via Bela Bartok, arrestato tre settimane fa perché progettava un attentato suicida al Museo dell'Olocausto.Budapest e pronta da sempre a questa lunga marcia, almeno da quando sperimentava un liberalsocialismo al gulasch. Qui si respira un'aria ribelle, diceva Sandor Marai, e forse e per questo che sotto il naso del nazista Eichmann c'era-no i Wallenberg e i Perlasca a salvare gli ebrei, sotto i sovietici erano gli Imre Na-gy e i cardinal Mindszenty a osare un co-raggio da ragazzi della via Pal,«Questa citta e sopravvissuta alla più grande inflazione mai vista nella storia, con banconote da 10 mila trilioni-spie-ga Gyorgy Jaksity, presidente della Borsa, indicato dal Financial Times come uno dei 25 protagonisti dell'Europa allargata -: sapremo resistere anche alla concorrenza europea. Le premesse sono buone, ci aspettiamo capitali freschi,più affari, nuove quotazioni». Se l'Europa e una vacca grassa da mungere, le idee non mancano: il sindaco Demszky sogna fondi (10 milioni di euro) per fare del lago Varosliget il più grande parco d'Europa. Altra proposta, tornare all'an-tica divisione tra Buda e Pest: qualcuno ha calcolato che, separati, da Bruxelles si ricevono piu soldi.«O Signore - recitava una preghiera medievale tedesca -, salvaci dalle frecce degli ungheresi». La disoccupazione è un cubo di Rubik, ma le braci dell'euroentusiasmo ardono: ogni mese apre una rotta su Budapest, gli industriali prote-stano perché non sono pronti i nuovi moduli per assumere gli extracomunitari. le vendite d'immobili a speculatori stra-nieri sono state bloccate. Sulla Vaci Utca, il passeggio centrale, avvince la guerra Benetton-Zara per accaparrarsi i piu grandi magazzini. La scena culturale e già da metropoli. Il Mie, università di grafica e fotografia, sarà meta di molti stage Erasmus: gli affitti sono bassi e con 500 euro al mese, qui, uno studente vive bene. Lo Sziget Festival, d'estate, è considerato la nuova Woodstock. Una città in frenetica attesa, immersa in problemi di droga e d'alcool che ne fanno la capitale europea con la minore aspettativa di vita, presa a metafora d'un film. «Controllo», girato in metropolitana: un sotto mondo di traffici in apnea che vede la luce (l'Europa) quando i protagonisti decidono finalmente d'uscirne per la scala mobile.Ma sara davvero tutto questo paradiso, la Budapest post-2004? «Potremo anche crescere economicamente, ma qui ci sono traumi irrisolti, come quello delle minoranze Rom o degli ungheresi della diaspora», e scettico lo scrittore Imre Kertész, premio Nobel 2002: «Sotto questa patina di festeggiamenti. 1 Est diffida dell'Europa. L'esempio dei Balcani e troppo recente: s; sono 90, ed è finita con un altro geneicic. 1 legami economici non sono legami di cultura. E un vero spirito comune, al di la dei nostri nazionalismi, deve ancora nascere. Siamo ancora tutti qui a difendere i nostri orticelli». L'altro giorno, Kertész aveva un appuntamento alla Fiera del libro con Gunther Grass, ma ha dovuto aspettare un'ora. All'ingresso, la polizia aveva fermato lo scrittore tedesco: non aveva il pass.

CORRIERE DELLA SERA, p.10
03.05.2004
di Francesco Battistini
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