Bruxelles accelera sulla Tobin tax. Si lavora a un’imposta europea

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I ministri dell’Economia: da sinistra il francese Michel Sapin, l’italiano Pier Carlo Padoan, lo spagnolo Luis de Guindos, il tedesco Wolfgang Schaeuble e l’inglese George Osborne.

Padoan: speriamo in una dichiarazione comune dell’Ecofin

Vogliono con forza, qualcuno per convinzione vera, e tutti per cercare di metterla sul carrello delle cose buone da vendere agli elettori europei di qui al 25 maggio. Eppure, l’imposta sulle rendite finanziarie – detta Tobin tax (dal nome dell’economista che l’ha proposta per primo) o in sintesi anglofona “Ftt” – avanza a fatica fra mille ostacoli.

I ministri economici di Italia, Francia, Spagna, Germania e Regno Unito (il paese che non la vuole) ne hanno discusso ieri a Parigi e, alla fine, il nostro Pier Carlo Padoan ha ammesso di «sperare in una dichiarazione comune nell’Ecofin» di martedì prossimo. Niente di più. E già questo sarà difficile.

Sulla carta sembra un’idea naturale; in pratica, si fatica a farla funzionare. In Italia la versione blanda della Tobin Tax, stando ai calcoli del Credit Suisse, avrebbe fatto crollare i volumi degli scambi a Piazza Affari di oltre il 30% in un anno. I tecnici della Commissione Ue «non hanno motivo di confermare i dati», però gli gnomi della finanza nazionale e no sono in allarme. Così l’opera degli undici governi che in sede europea si sono votati a varare l’imposta appare ancora più in salita. Una fonte diplomatica giura che «alcuni progressi sono stati compiuti, ma su questioni importanti – come l’ambito della tassa, il calendario dell’introduzione e il prelievo – siamo ancora fermi». Se va bene, aggiunge, «ci troviamo a metà del cammino».

Un’idea sul tavolo è programmare un’introduzione a tappe che allarghi gradualmente a un maggiore numero di strumenti finanziari da sottoporre alla Tobin.

Controversa è l’opportunità o meno di tassare tutti i derivati, solo quelli da titoli azionari, ovvero escluderli del tutto. Un’altra è la natura dell’organismo destinato a percepire la gabella, se dunque nel mercato di origine dell’operatore o nel paese in cui la transazione è avvenuta.

Martedì prossimo i greci presidenti di turno metteranno il caso all’attenzione dell’Ecofin. «Credo nella possibilità di convergere su un accordo», ha dichiarato a Bloomberg il responsabile Ue per la Fiscalità, Algirdas Semeta, spiegando che lui sarebbe pronto a lavorare per «sostenere qualunque intesa, purché non crei distorsioni».

Le paure per l’Italia segnalate dagli elvetici e illustrate da «La Stampa» non sembrano preoccupare Bruxelles, non per il momento. «Non abbiamo elementi per confermare le accuse alla Tobin», dicono alla Commissione, dove si ricorda che in Francia l’effetto fu analogo e si scoprì che, a scacciare i capitali, era stata la combinazione dell’instabilità politica con la dubbia situazione congiunturale. «Potrebbe essere la stessa cosa da voi – spiega una fonte -. Dobbiamo verificare».

A contenere l’instabilità lavora Padoan che, a Parigi, ha spiegato che nella legge di stabilità 2015 «l’iniziativa di spending review va rafforzata ed estesa». Quanto alla possibilità di ottenere maggiori margini di manovra di bilancio, il ministro attende «il responso su Def e coperture», e ritiene «prematuro parlare di problemi». Se ci dovessero essere delle incertezze, ha comunque assicurato, «ci saranno anche le soluzioni».

 

http://lastampa.it/2014/04/29/economia/bruxelles-accelera-sulla-tobin-tax-si-lavora-a-unimposta-europea-hVppCcpaHRWl4ip0rrm98J/pagina.html




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