BRASILE: Se gli uomini non arrivano alla giustizia, la giustizia arriva agli uomini…

Lo Stato di Amapá ha istituito una sorta di “giustizia itinerante”. Una barca parte ogni tre mesi dalla capitale, Macapá, e si inoltra verso la foce del Rio delle Amazzoni, laddove,a causa di alte maree, otto villaggi di pescatori rimangono isolati per la gran parte dell'anno.
La storia del “barco” ha inizio nel 1996, in applicazione della legge brasiliana del 1995 secondo la quale “è necessario mettere in condizione l'individuo di poter adire ad un tribunale, di poterlo fare avvalendosi dei suoi strumenti, anche se semplici, per ottenere la conciliazione tra le parti”. Se dunque l'individuo non è in grado di arrivare in tribunale, è il tribunale che arriva lì dove ce n'è bisogno. Un tribunale galleggiante che porta giustizia a domicilio. E per giustizia si intende tutto ciò che può supportare una collettività, dalle cure mediche alla distribuzione di libri, necessari per sostenere l'educazione e l'insegnamento, almeno quello primario.
Sull'imbarcazione ci sono: un giudice, due avvocati, quattro commissari dei minori, 5 operatori sociali, sette funzionari dell'anagrafe e otto medici e infermiere (oltre al marinaio e ai cuochi che provvedono a facilitare la vita sulla imbarcazione). Questi devono affrontare, nel viaggio che dura una settimana, tuttI i bisogni degli abitanti dei villaggi che incontrano strada facendo: dalle udienze per abusi e violenze, al bisogno di vaccinazioni; dalla richiesta di informazioni al bisogno di educazione.
E i problemi si acuiscono nel momento in cui l'isolamento è forzato a causa delle condizioni climatiche e ambientali.

I bambini dei villaggi più isolati devono fare più di quattro ore di barca per arrivare nella scuola di Bosque. E assicurare una certa continuità nella consegna di libri, sostiene un'educazione a livelli sufficienti. Meno ignoranza significa meno esposizione ad eventuali abusi, soprattutto per i bambini. C'è infatti un attivo lavoro di “educazione” che va oltre all'insegnamento e gli operatori sociali sostengono anche i nuclei familiari.
L'insegnamento avviene in lingua portoghese con un grande sforzo da parte degli insegnanti che si trovano ad affrontare otto tipologie molto diverse di “portoghese”, dialetti che caratterizzano ogni villaggio (in portoghese si direbbe un “linguajar riberinho”, un insieme di “parlare” della sponda del fiume).

L'esempio della Justiça Fluvial Itinerante e la caparbietà della promotrice di questa attività, il giudice di pace Suele Pini, dimostrano che è possibile superare frontiere difficili. La Pini ha raccontato che “in di dieci anni di attività, più di seimila persone hanno beneficiato della giustizia fluviale itinerante dello Stato di Amapá, e ora progetti simili sono stati avviati anche in quello dell'Amazzonia, a ovest di Manaus (…). E' un laboratorio per i giudici che mandiamo ad operare sul campo, fuori dall'istituzionalità delle aule di giustizia”. La Pini è convinta che progetti simili possano essere applicati lì dove le strade non sono d'acqua ma di cemento e criminalità, nelle favelas dei grandi centri urbani.

Portare ovunque giustizia, educazione e salute, oltre che un sostegno morale e rassicurante, deve essere un obiettivo primario per il Brasile. Una sfida che superi le impossibilità. Il “Barco” dimostra che anche dove l'acqua ostacola il dialogo, una barca può unire le voci.

Questo messaggio è stato modificato da: giovanna_gnerre, 26 Lug 2007 – 00:42 [addsig]




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